Reggio Emilia, in fila per ore davanti agli uffici postali: esplode la rabbia dei cittadini sfiniti

A causa degli ingressi contingentati si formano code interminabili. Si può prenotare online ma gli anziani sono penalizzati 

REGGIO EMILIA. Occorre la pazienza di Giobbe o la disperazione di un migrante per sopportare le interminabili code davanti a qualsiasi ufficio postale in città, in provincia e nel resto d'Italia. Mancano soltanto i barconi in balia delle onde. Ma gli anziani non se la passano molto meglio, costretti in piedi ed esposti al freddo e alle intemperie anche per più di un'ora nella speranza di approdare prima o poi allo sportello.

Le scene che abbiamo visto ieri in viale Umberto Primo e in viale Timavo sono la norma e chiunque può vedere di peggio avvicinandosi a una sede delle Poste Italiane. Sono identiche anche le proteste di chi, non avendo alternative, è obbligato ad accodarsi. C'è chi accusa, a torto, la poca solerzia degli impiegati, chi ne denuncia il dimezzamento dovuto al telelavoro, chi se la prende con i pochi che, armati di tablet, riescono misteriosamente a saltare la fila, chi lancia maledizioni perché dovendo prima ritirare un vaglia o un bollettino da compilare, dovrà raddoppiare l'estenuante attesa.


Certo è che la situazione, già critica in passato, è precipitata dopo lo scoppio della pandemia a causa degli ingressi contingentati nei locali chiusi, del distanziamento e della riduzione del lavoro in presenza. Anche l'accesso a una banca, ora, è problematico. Alle poste è quasi proibitivo. In questo mese, poi, si sono aggiunte le non poche richieste dello Spid per il cash-back. Ne paga le conseguenze soprattutto la clientela tradizionale, attempata e priva di strumenti informatici. Per quelli che ancora ritirano la pensione in contanti sono previsti turni in ordine alfabetico, che però adesso subiscono rallentamenti. Tanti altri, comprese parecchie persone più giovani italiane straniere, si rassegnano a perdere molto tempo per ritirare una raccomandata o effettuare un pagamento.

Solamente i più attrezzati e meglio informati si presentano con lo smartphone su cui è verificabile l'appuntamento che hanno preso online per entrare all'ora prefissata senza fare la coda, fra lo stupore e le lamentele degli ignari che vi sono condannati. La carenza del personale limita i contatti informativi e impedisce di destinare qualcuno almeno alla distribuzione dei moduli esposti all'interno degli uffici ora inaccessibili senza una lunga sofferenza. Le difficoltà si spiegano in primo luogo con la trasformazione delle poste in una società per azioni che ormai svolge un servizio prevalentemente finanziario in concorrenza con le banche.

La sua attività è molto aumentata insieme ai profitti, ma nell’ultimo decennio il numero dei dipendenti è diminuito da 150mila a 130mila unità. Attraverso BancoPosta e il portafoglio di fondi d’investimento Poste Italiane fa quasi la metà dei ricavi. Quella della corrispondenza è l’unica attività in perdita. Ancora dieci anni fa garantiva il 48% dei ricavi, mentre ora ne deriva meno di un terzo.