Capodanno a Reggio Emilia, per i big dell'intrattenimento è un San Silvestro a luci spente

Chef stellati e dj. Presidenti di circoli Arci, attori e ballerini. Ecco come passeranno un ultimo dell’anno anomalo e unico

REGGIO EMILIA. L’anno 2020 è stato un unicum che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Astrologi e cartomanti di un tempo leggero che pare remoto sono stati sostituiti sui media da virologi ed esperti, ai quali porre interrogativi finora sconosciuti: torneremo a una quotidianità normale? Ci riapproprieremo della nostra libertà? Soprattutto, quanto tempo ci vorrà? Abbiamo chiesto ad alcuni reggiani come hanno vissuto questi dodici mesi e come trascorreranno questo anomalo San Silvestro.

LITTLE TAVER
Show man correggese, all’anagrafe Davide Tavernelli

«Purtroppo la generazione dei nostri anziani, che vengono dalla guerra e dal dopoguerra, sono stati i più penalizzati e le principali vittime del virus. Bisogna portare rispetto, ma la gente non può aspettare un altro anno per vedermi dimenarmi e spogliarmi: altro che lockdown, diventerebbe un taverdown».

Davide Tavernelli, al secolo Little Taver, musicista che quest’anno ha perso il padre ottantenne Foscaro stroncato da un attacco cardiaco, non ha perso la voglia di ironizzare. «Poiché le mie attività sono basate sul contatto con il pubblico, tra il bar della piscina di Correggio che gestisco dal 2003 e le serate di spettacolo (sono riuscito a farne tre oquattro in tutto), è ovvio che mi sono dedicato poco al lavoro e molto all’amore. Per me è stato un anno bellissimo».

Certo d’abitudine «a Capodanno suonavo e la nostalgia di tante belle piazze (sotto la neve a Modena o a -8 a Reggio) è inevitabile: lo stare insieme mi mancherà. Per me sarà un Capodanno anomalo. Sono ligio al dovere: mi troverò con pochi amici e alle 22 a casa con mia mamma. Non sono amante di concerti in streaming perché essendo abituato agli anni Cinquanta il computer meno lo uso meglio è: non ho ambizioni tecnologiche ed evito di fare iniziative via internet. Sono per il contatto fisico e per il lancio del mio sudore addosso alle persone, non certo per la webcam».

Sul 2021 Little Taver si dice «fiducioso». «Per l’anno prossimo – spiega – ho fissato delle date in Austria e in Francia: segno che si sta muovendo qualcosa, anche se saranno da rivedere cachet, location ecc. Io guardo sempre il bicchiere mezzo pieno: il 2021 non può essere peggio di quest’anno. Certo ci vorrà ancora molta capacità di adattamento e pazienza, le varie feste dovranno adeguarsi. Non posso dire che il peggio è passato ma spero che si riesca a fermare il virus. E, quando avremo il via libera, ciascuno di noi cercherà di dare il meglio di sé».

ANTONIO GUIDETTI
Attore fondatore dell’Accademia reggiana del vernacolo

«Questo sarebbe stato il mio 29esimo Capodanno al teatro Ariosto, la commedia dialettale di San Silvestro è ormai una tradizione. Invece per la prima volta dopo trent’anni non lavorerò a Capodanno: la nostra commedia andrà in onda su Telereggio, io rimarrò a casa con la mia famiglia». Il comico Antonio Guidetti, con la sua associazione Accademia Reggiana del Vernacolo, è seguitassimo dal pubblico reggiano. Ma quest’anno non fa testo.

«Sono preoccupato, non per me o per la mia attività, sono preoccupato in generale. Quest’anno ho dovuto per forza usare molto i social network per promuovere il lavoro e ho visto sui social un incattivirsi sociale a ogni livello: rabbia e ignoranza, gente che condivide cose senza informarsi o che reagisce per partito preso. Secondo me l’emergenza ha messo in evidenza la divisione: invece di essere uniti, si procede in ordine sparso. Mi ha colpito molto e dubito che la pandemia ci insegnerà a vivere meglio in futuro».

Lasciata la comicità in un angolo, Guidetti elargisce pensieri profondi. «Ho fatto fatica a far ridere quest’anno, ho cercato di portare un po’ di allegria con qualche video ma ammetto che ho fatto molta fatica». Per il 2021?

«L’augurio è abbandonare il virtuale, sempre più pervasivo, e trovarsi di persona, perché ora stiamo confondendo il progresso (lo stare meglio di una comunità) con lo sviluppo (economico). Spero che la pandemia finisca presto. Credo che lo stop a cinema, teatri e alla cultura sia dannoso e impedisca il diffondersi di pensieri più solidali. Come per il cibo, il retrogusto che ho è ottimista: confido nelle giovani generazioni, forse loro potranno avere quello scatto che è mancato alle generazioni dei 30-40enni. Non sono un esperto ma penso che questa pandemia ce la porteremo fino all’estate; poi si proseguirà come sempre, purtroppo, perché non avremo imparato nulla».

GIGI CRISTOFORETTI
Direttore della Fondazione della danza/Aterballetto

«Il 31 dicembre Aterballetto avrebbe dovuto fare gli intermezzi danzanti del concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia: era una produzione molto grossa, con squadre provenienti da Roma a Venezia, da Milano a Reggio. Troppi spostamenti: Rai1 ha annullato». Gigi Cristoforetti, direttore di Aterballetto, traccia un bilancio dell’anno.

«I problemi li conosciamo bene: teatri chiusi e tournée bloccate. Ma è stato l’anno più innovativo del nuovo secolo, per chi ha colto l’occasione. Noi abbiamo molti progetti europei e d’ora in poi spero che non prenderemo mai più l’aereo solo per una riunione di due ore. Certo il pubblico è rimasto chiuso fuori dai teatri come molti ragazzi dalle loro scuole, e ciò che si perde non è neppure quantificabile. Quell’incontro con il pubblico ci è mancato. Noi però abbiamo sviluppato la consapevolezza di dover essere diversamente creativi: con lo streaming, inteso come visione in remoto di uno spettacolo che si sta svolgendo sul palcoscenico, stiamo lavorando assiduamente con la Rai. Abbiamo fatto due videocreazioni, stiamo per produrre insieme un docufilm e spero sia rimandato all’anno prossimo la collaborazione con la Fenice».

Sul suo personale San Silvestro «dovrebbe mancarmi il rituale di mezzanotte, le tante persone intorno al tavolo, lo so. Ma non è così. Saremo insieme a pochi con i quali desideriamo e possiamo passare un momento che sarà tremendamente originale. Speriamo unico, ma originale».

Sull’anno che si sta per aprire «ci sono tanti progetti da portare avanti. Mi auguro di mantenere quel dinamismo e quel senso di responsabilità condivisa che abbiamo fatto crescere in questi mesi alla Fondazione Nazionale della Danza. Dal Cda agli artisti, ai colleghi: concentrati sul poco o tanto che possiamo fare tutti insieme. Le difficoltà – conclude Cristoforetti – o uniscono o sbriciolano questi sentimenti».

GIANNI D’AMATO
Chef stellato del Caffé arti e mestieri

«L’augurio per il 2021 è di avere qualche certezza: non si può sempre vivere alla giornata. Il governo deve scegliere una linea e andare avanti su quella; poi se non porta alcun beneficio si cambia indirizzo, però se si cambia di continuo non si arriva da nessuna parte. Questo è quello che mi auguro di cuore». Lo chef Gianni D’Amato, ex Rigoletto, ieri pomeriggio era insieme alla consorte Fulvia al Caffè Arti & Mestieri.

«Stiamo preparando i cappelletti per noi e per gli amici: è un momento di relax. Trascorreremo il Capodanno soli a casa, io e mia moglie, dopo aver fatto qualche consegna ma nessun festeggiamento, non ritengo opportuno festeggiare e non c’è la voglia. Sarà una serata normale come quelle che siamo abituati a fare adesso. Abbiamo sempre lavorato a Capodanno, quest’anno faremo qualche asporto ma cosa vuole, non c’è la fila per il delivery, bisogna accontentarsi. Lo smart working ha fatto parecchi danni non solo a noi, che lavoravamo quasi sempre la sera, ma un po’ a tutto il commercio. Il settore della ristorazione poi ha avuto una batosta. Non siamo contenti. Tanti di noi avevano fatto acquisti prima di Natale in base alle promesse fatte, invece ci hanno stoppato e nessuno ci ripagherà. Mi auguro che qualcuno ci venga incontro anche se è difficile, diciamo che all’estero gli chef più considerati».

Alla domanda cosa è mancato di più quest’anno la risposta è pronta: «Tutto. Mi è mancato l’incasso, mi è mancato il contatto con i clienti che è fondamentale, il non lavorare, l’incertezza perenne: oggi siamo aperti, domani non si sa. Il 2021 non riesco ad immaginarlo, non sono in grado di fare previsioni, non sono un esperto; intanto a gennaio bisogna vedere quando dicono che si riaprirà, speriamo che si calmi questo virus ma non ho idea di quanto tempo ci vorrà. Per il futuro bisogna essere ottimisti, ce lo auguriamo per tutto il commercio».

DJ CERLA
All'anagrafe Gabriele Cerlini, reggiano doc famoso anche all’estero



«È da trent’anni che suono tutte le settimane anche all’estero senza staccare, fermarmi un po’ e prendermi un anno sabbatico era un mio desiderio e non l’ho vissuta male. Ho cercato di approfittare del tempo libero per dedicarmi alla produzione musicale (sto finendo la compilation della serata reggiana Bombon3ra che facciamo al Tunnel da più di un decennio per farla uscire a gennaio), ho studiato una lingua (lo spagnolo, mi serve per lavoro) e ho imparato un linguaggio di programmazione del computer (come hobby, per mia gratificazione personale)».

Gabriele Cerlini, alias deejay Cerla, sottolinea che «l’anno per me era iniziato bene, con diversi tour all’estero (Indonesia e Messico), ho continuato a fare le mie serate a Reggio ma grazie a quello che avevo visto a Singapore a febbraio avevo capito cosa sarebbe successo qui. Noi anche quest’estate ci siamo rifiutati di fare serate in Italia perché pensavamo fosse una pessima idea fare aggregazione di ragazzi durante un’epidemia; c’è chi non ha fatto questa scelta, sta alla sensibilità e alla coscienza di ognuno».

Il deejay sottolinea che «non ho subito perdite di persone care, diversi amici si sono infettati ma sono guariti senza strascichi. Piuttosto quest’anno particolare, in cui si è ballato pochissimo, ha messo in difficoltà molti miei amici, tecnici legati alle serate che sono rimasti senza lavoro: questo mi dispiace parecchio, un pensiero speciale lo dedico a chi teme di non riuscire più a lavorare come prima».

«A Capodanno – prosegue – di solito lavoravo, lo passerò con mia figlia di 9 anni e anche volentieri, visto che non capitava mai. I bambini si sono adattati alla situazione meglio di noi adulti». Per il 2021 «mi aspetto un altro po’ di 2020 e poi di ricominciare una vita più simile a quella di prima in ottobre o al massimo verso l’estate. Non credo che ne usciremo prima».

VERONICA E FRANCESCA SEZZI
Titolari di “Nani bottega & cucina” in centro storico



«Il 31 dicembre saremo aperti fino al pomeriggio per consentire il ritiro a chi ha prenotato il menù di Capodanno, chiuderemo alle 17.30 per un Capodanno casalingo poi ci prendiamo dall’1 al 6 gennaio per chiudere, rimpinguare il freezer, aspettare il nuovo decreto fare mente locale sul da farsi».

Veronica e Francesca Sezzi sono due sorelle che hanno inaugurato proprio quest’anno, il 22 febbraio, “Nani bottega & cucina” di via Fornaciari, con piatti della tradizione reggiana e italiana. «Siamo rimaste a galla grazie alla formula doppia di ristorante e gastronomia, anche se abbiamo dovuto chiudere il ristorante forniamo l’asporto. Per noi è tutto nuovo, avendo inaugurato l’attività il 22 febbraio: abbiamo chiuso il 9 marzo, poi gli alti e bassi dovuti agli stop & go, con l’obbligo di organizzare le consegne a domicilio usando le nostre forze perché non abbiamo il budget per incaricare una società di delivery».

«La settimana di Natale – continuano – abbiamo lavorato tanto soprattutto con la pasta fresca. È indubbio che i guadagni sono stati inferiori alle aspettative. Avviare un’attività quest’anno era una sfida già all’inizio per me e mia sorella; in questo contesto è stata sfida doppia, però abbiamo avuto una risposta positiva dai reggiani che abitano in centro. Per fortuna siamo due socie senza dipendenti altrimenti non ce l’avremmo fatta».

Il 2021? «Spero che sia in discesa rispetto a quest’anno: passato questo, potremo passare tutto. Sicuramente se le cose miglioreranno, le persone avranno molta voglia di uscire e tornare ad una vita normale. L’aspetto che più ci spaventa e ci dispiace è che non tutti ce la faranno a esserci l’anno prossimo ed è un peccato: in centro storico si percepisce questo rischio nell’aria, soprattutto tra i ristoratori e i negozi di abbigliamento. Credo si migliorerà non prima della primavera inoltrata o comunque nella seconda metà dell’anno».

MARCO VICINI
Presidente del circolo Arci Tunnel



Vede nero Marco Vicini, presidente del circolo Arci Tunnel di via del Chionso: «Quando ti sembra ti toccare il traguardo quello si allontana di nuovo. Bisogna bloccare tutto per salvare il Natale, poi per salvare la Pasqua…La logica è sempre il giochino del “chiudiamo un po’ e poi diamo un contentino”, che a sua volta diventa la scusa per giustificare i contagi. Non so quanto si potrà andare avanti così. Non è vita uscire solo per lavorare e non si può andare avanti senza mai poter programmare. Un’emergenza è una situazione breve, un’emergenza che dura un anno non può in alcun modo definirsi tale: lo dice il vocabolario, non io».

«Essere chiusi dal 23 febbraio – continua Vicini – a parte qualche piccola attività all’aperto quest’estate, come orto sociale e mercatini, non ci fa vedere la luce. A ottobre stavamo pianificando una riapertura compatibile con le prescrizioni ma poi il decreto ha vietato qualsiasi attività nei circoli. Siamo consapevoli che noi siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riaprire».

E ora arriva il nuovo anno: «Per il 2021 mi auguro che qualcuno si assuma la responsabilità di dare risposte: che cosa si sta facendo e qual è l’obiettivo. Qualcuno ci dica se la priorità è l’economia e il lavoro o se è portare avanti una trasformazione della società che prevede l’abolizione di ogni forma di socialità. Dal governo vorrei più serietà, perché quello che sta accadendo sta impoverendo e mettendo in difficoltà tante persone che mi pare siano completamente ignorate nel dibattito pubblico. Questo il mio messaggio disperato e disperante. Adesso non riesco a vedere altro, siamo tutti davanti ad un muro di nebbia: non si sa se c’è la strada, si può solo aspettare».

Per il Capodanno «non cambia molto: da anni non organizziamo feste, essendo un circolo animato da volontari. Il 31 lo passerò con la fidanzata a casa di amici: non ci sono altre opzioni, l’unica cosa che possiamo scegliere è il gioco da tavolo».

SANDRA CAMPANINI
Responsabile dell’ufficio cinema del Comune



«Uno dei miei sogni, magari l’anno prossimo, è di organizzare per il 31 dicembre una maratona di film per tutta la notte. Purtroppo se ne riparla tra dodici mesi. Il mio Capodanno sarà tranquillo, con due o tre amici di sempre a vedere film, anche se sul piccolo schermo non è la stessa cosa».

Sandra Campanini, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune, è responsabile anche della programmazione del cinema Rosebud, negli ultimi anni scelto da tanti reggiani cinefili come alternativa al teatro per la serata di San Silvestro.

«Natale per tradizione è dedicato al cinema: il 25 e il 26 è il periodo clou, dopo i pranzi pantagruelici tutti vanno a vedere un film. L’anno scorso proiettavamo “Il ritratto della ragazza in fiamme” e il 2 di gennaio “Sorry we miss you”: in un mese tremila spettatori. Questo dicembre invece è stato il deserto. In un annus horribilis per tutti le sale sono rimaste aperte pochi mesi: prima la chiusura dal 25 febbraio al 15 giugno, la riapertura ai primi di settembre fino al 25 di ottobre e poi di nuovo chiusura nel periodo fulcro per gli incassi. Lunedì scorso è stato l’anniversario dei 125 anni della nascita del cinematografo: la prima proiezione pubblica a Parigi dei fratelli Lumière fu 28 dicembre del 1895 e da allora nemmeno durante la seconda guerra mondiale c’è stata la chiusura dei cinema»

Per il 2021? «Mi posiziono tra gli ottimisti – sottolinea Campanini – perché nelle poche finestre di apertura, nonostante gli spettatori contingentati, le mono sale di qualità hanno consolidato il loro rapporto con il pubblico. Credo che ci sarà una grande voglia di fruizione in sala, quando si riaprirà: alcuni dicono a febbraio, altri ad aprile. In un lungo anno senza cinema e teatro credo che ciascuno di noi si è reso conto di quanto ci manchino. Torneremo a vedere spettacoli e film insieme e sarà ancora più bello».