Un premio da due milioni per studiare le emozioni

Il neoroscienziato Luca Bonini

Scandiano, il riconoscimento dal Consiglio europeo per la ricerca del neuroscienziato Bonini. Finanzierà “Emactive” il progetto che studia i misteriori meccanismi cerebrali

SCANDIANO. Un premio di due milioni di euro per capire i misteri delle emozioni. Questo il prestigioso riconoscimento ottenuto dallo scandianese Luca Bonini, neuroscienziato del Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Parma. Il professore reggiano di psicobiologia e psicologia fisiologica, nativo e residente a Ventoso, è responsabile scientifico del progetto “Emactive” che riceverà l’importante premio erogato dal Consiglio europeo per la ricerca (European Research Council).

Si tratta del terzo fondo di ricerca vinto in cinque anni da Bonini (uno vinto nel 2015 e l’altro nella scorsa primavera) che darà lavoro a sei ricercatori reclutati attraverso un bando di selezione. Il finanziamento vinto da Bonini è destinato a consolidare la ricerca di frontiera di studiosi già affermati nella loro indipendenza scientifica.

La valutazione si basa unicamente sull’innovatività del progetto e sul curriculum del ricercatore. «L’obiettivo – ha spiegato il neuroscienziato – è indagare il campo delle emozioni e dei comportamenti sociali, studiando i meccanismi celebrali, che rimangono un mistero. L’alterazione di questi meccanismi è la base di svariati disturbi neuropsichiatrici, dall’ansia all’autismo. Si tratta di una ricerca di base: una volta capito il funzionamento di questi meccanismi, la medicina potrà poi intervenire con le dovute applicazioni».

Bonini si sta anche occupando di un progetto di ricerca (denominato “Light up”), sulla cecità umana che prevede sperimentazioni su sei macachi che vivono nei laboratori dell’Università di Parma. «La ricerca – spiega il professore – si concentra sulla perdita della vista dopo ischemia, emorragia celebrale, danni traumatici. In Italia stimiamo siano circa 200mila le persone affette da deficit visivi di questo tipo».

Per l’utilizzo dei macachi, Bonini era finito nel mirino degli ambientalisti che gli avevano inviato messaggi minatori attraverso la sua e-mail e il suo profilo Facebook. A seguito di queste minacce, Bonini aveva ricevuto la solidarietà del mondo scientifico e di persone non vedenti.«Anche per la ricerca sulle emozioni – osserva Bonini -, la scelta è ricaduta sui macachi perché sono gli animali con comportamenti e cervello più simili a quello umano, sono quindi insostituibili per la ricerca neuroscientifica. Ai macachi verrà impiantato una sorta di microchip, come quello che viene impiantato in certi pazienti umani con condizioni patologiche invalidanti come la paralisi». «Sul nostro sito web mostreremo immagini e filmati dei nostri esperimenti in laboratorio, in nome – conclude il neuroscienziato – della massima trasparenza verso l’opinione pubblica».