L'avvocato Mazza getta la spugna: «Una decisione sofferta, urgono nuove elezioni»

Il consiglio dell'ordine degli avvocati reggiani

Il legale 85enne: «Ho preso questa decisione nell’interesse della categoria. Monta il malessere e un consiglio mutilato non può governare, andava sciolto»

REGGIO EMILIA. Nella notte la sofferta decisione di gettare la spugna, di dimettersi dal consiglio degli avvocati reggiani, mettendo nero su bianco le proprie motivazioni che ieri mattina – alle 11.45 – ha comunicato via mail all’Ordine e per conoscenza alla presidente Celestina Tinelli nonché ai sei consiglieri rimasti.

L'avvocato Franco Mazza

Stiamo parlando dell’avvocato Franco Mazza che a 85 anni suonati si è ritrovato negli scomodi panni di chi ha messo la parola “fine” ad un organismo-chiave che in passato ha presieduto, per non parlare della Fondazione Giustizia che da tempo guida.

Avvocato Mazza, con le sue dimissioni il consiglio decade. Perché ha preso questa decisione?
«Ci ho pensato parecchio e non è un vezzo, le mie sono dimissioni assolutamente nell’interesse della categoria. Negli ultimi tempi vi sono state delle divisioni che hanno creato sconcerto, una diminutio per l’avvocatura. Un malessere oltretutto che sta montando di ora in ora, con le pec di sfiducia nei confronti della presidente Celestina Tinelli. Andare avanti avrebbe solo creato una situazione di stallo, perché un consiglio mutilato non ha la forza per poter governare. Ora si andrà a nuove elezioni, così gli iscritti potranno esprimersi e vedremo da che parte andrà il consenso. Abbiamo bisogno di chiarezza come categoria».

Un fiume di pec all’Ordine anche per arrivare ad una sorta di resa di conti in un’assemblea generale degli iscritti...
«Con le mie dimissioni si evita l’assemblea generale e penso sia un bene, perché gli animi sono molto accesi e si rischia di essere poco obiettivi, di esprimersi in modo inopportuno. Un passaggio pericoloso, è meglio che non vi sia».

Prima delle sue dimissioni, le votazioni suppletive potevano essere una scappatoia per rimanere ancora in sella. Ci ha pensato?
«Sì, ma le votazioni suppletive le ritengo la negazione della democrazia, senza un programma, sarebbe stato un salto nel buio».

L’avvocatessa Francesca Preite si era dimessa da consigliere già il 3 novembre, facendo riferimento a «insanabili contrasti con la presidente» che hanno un peso sulla governance dell’ente. Cosa ne pensa?
«Un attacco frontale alla presidente Tinelli, con ragioni che non voglio valutare».

Il silenzio della presidente Tinelli sull’audizione al Csm sul caso–Mescolini ha fatto poi scattare le sette dimissioni da parte di consiglieri già infastiditi dall’averlo saputo solo dai giornali. Per loro la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso...
«Mi limito a dire che c’è un’interpretazione diversa sulla secretazione dell’audizione».
Non è certo un mistero che nel 2019 lei nel contesto delle votazioni ebbe forti frizioni con l’avvocatessa Tinelli.

Ora con le dimissioni ha affossato il suo successore...
«Le mie dimissioni non sono certo una vendetta, le frizioni sono state ben presto superate. Nel consiglio ho tenuto la mia posizione, onorando il voto di chi ha creduto in me. Ho cercato di portare equilibrio. E il lavoro fatto dal consiglio non lo ritengo criticabile».

Avvocato, ora si ricandiderà alla presidenza?
«No, ho già fatto la mia parte per il bene comune. Ora c’è bisogno di rafforzare la buona fede interna. Basta con ragioni pretestuose, segno di un evidente malessere. Il Covid ha portato ad una situazione non facile anche per gli studi legali reggiani. Bisognerà prendere delle misure, come hanno fatto altri Ordini. C’è tanto da lavorare». —

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