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Reggio Emilia, consegnate più di quattromila Scatole di Natale

Il brindisi a consegne ultimate

L'idea di Sabrina Carrozzo, Alessia Laura Boni e Maria Elena Barecchia, grazie alla generosità di centinaia e centinaia di reggiani, ha portato un sorriso e una coccola a chi ne aveva più bisogno

REGGIO EMILIA. «Avevamo tutti bisogno di vedere che c’era un mondo oltre la pandemia, il mondo verso il quale tutti vorremmo andare: quello in cui non ci si salva da soli, ma insieme agli altri. E dove l’impossibile diventa possibile».

Sembra il finale di una favola, e così è, effettivamente. A scrivere queste parole – nella speranza che rimangano scolpite nella memoria di tutti, insieme al resto della storia – è Sabrina Carrozzo, una delle tre mamme reggiane che, alla fine di novembre, hanno deciso di rendere un po’ più bello questo Natale marchiato dal Covid. E ci sono riuscite.

Sabrina, insieme ad Alessia Laura Boni e Maria Elena Barecchia, ha organizzato la raccolta e la consegna delle “Scatole di Natale”, scatole da scarpe molto speciali, quasi magiche, in grado di portare un sorriso, fare una coccola e riscaldare il cuore, «che di questi tempi ce n’è bisogno», a chi le ha ricevute: persone in difficoltà, bisognosi, bambini, uomini, donne, anziani soli e disperati. Le tre mamme – che durante l’avventura sono diventate grandi amiche – hanno chiesto a chi ne avesse voglia di fare un regalo a uno sconosciuto mettendo nella scatola da scarpe una cosa calda, una cosa golosa, un passatempo, un prodotto di bellezza e un biglietto gentile «perché le parole valgono anche più degli oggetti, soprattutto in quest’epoca segnata dalla pandemia, che aumenta le distanze e fa sentire tutti più soli».

Grazie a quattro ingredienti speciali, una buona dose di follia e tanta, tanta generosità Sabrina, Alessia e Maria Elena sono riuscite a raccogliere più di quattromila “Scatole di Natale”, che sono state consegnate il giorno della Vigilia grazie alla collaborazione delle associazioni in contatto con le persone bisognose, che hanno deciso di partecipare: Caritas, Sos Mamma di Boretto, Croce Rossa di Scandiano, Movimento per la vita, La nuova luce, Unipromos, Ceis, Città Migrante, La finestra del sole, Centro di ascolto San Pellegrino e stazione, Comunità egiziana di Montecchio, Granello di Senape, Cooperativa sociale Coress, Cav-Centro di aiuto alla vita, Associazione San Vincenzo da Paola, Un bambino per amico, Emporio solidale di Guastalla, Associazione Papa Giovanni XXIII, Casa famiglia di Cogruzzo, Don Daniele, Shqiponja Aps, Remida food di Montecchio, Croce Rossa di Cavriago, Associazione culturale Cinqueminuti, La voce di via Turri, Progetto Aurora, Rescue Mission 2000.

«L’avventura è iniziata il 27 novembre – spiega Sabrina – stavo facendo colazione e ho visto una notizia riguardante Milano: una mamma aveva aperto una pagina Facebook per realizzare queste scatole e consegnarle ai bisognosi. In poco tempo l’iniziativa è stata replicata in tante città diverse. Perché non farlo anche a Reggio?, mi sono chiesta. Nel pomeriggio ho creato la pagina (Scatole di Natale - Reggio Emilia) e in pochi giorni sono stata sommersa di messaggi e richieste. Meno male che Alessia, che non conoscevo, e Maria Elena, già mia amica, si sono offerte di aiutarmi».

La “corrente di bene”, come la definiscono le tre mamme, si è diffusa rapidamente in tutta la provincia, con centinaia di persone che si sono rese disponibili non solo a realizzare le “Scatole di Natale” ma anche a conservarle in attesa della consegna natalizia. E l’iniziativa si è diffusa anche in tante altre province, contagiando l’Italia – stavolta per fortuna – da nord a sud.

«Il 15 dicembre – ricorda Sabrina – abbiamo iniziato a contare le scatole e a portarle in quello che è diventato il nostro “magazzino”, ma che in realtà è la sede di una fondazione che racchiude un mondo intero e le sue diversità, facendone una ricchezza. La sede giusta per le scatole di Natale, insomma. Da un giorno all’altro le scatole si sono moltiplicate: duemila, tremila fino ad arrivare a quattromila! Poi abbiamo smesso di contare quelle in entrata e abbiamo iniziato a contare quelle in uscita. Sono arrivate ovunque, ai bambini, agli anziani, alle donne, agli uomini, alle neo mamme, ai senzatetto, agli ultimi, ai dimenticati, ai più soli... abbiamo visto i volti di coloro che si occupano dei più deboli sempre, non solo a Natale, e abbiamo conosciuto realtà che non possiamo e non vogliamo dimenticare».

Il 23 dicembre, otto giorni dopo aver iniziato a riempire il “magazzino”, le tre amiche lo hanno vuotato, donando fino all’ultima scatola. «Abbiamo vinto perché ci abbiamo creduto tutti – dice Sabrina – investendoci tempo ed energie. Una rete di aiuti inimmaginabile, perché il bene ci ha condotti tutti per mano, ed è stato più forte della stanchezza e della paura di non farcela. Grazie di cuore a tutti voi». —

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