«Montagna, bancomat in ogni ufficio postale»

Il sindacalista Alberto Tondelli

Ventasso, lo chiede il sindacalista Tondelli in vista della chiusura della filiale Bpm di Ligonchio: «Una decisione che è dannosa»

VENTASSO. «Bancomat in ogni ufficio postale della montagna». A chiedere l’installazione delle postazioni elettroniche in tutti gli sportelli delle Poste nel territorio appenninico è Alberto Tondelli, coordinatore del sindacato pensionati Spi-Cgil della zona montana. Tondelli interviene nelle discussioni partite dalla prossima chiusura della filiale Banco Bpm di Ligonchio, unica banca presente nel vastissimo quanto poco popolato territorio del paese del Crinale, erede del Banco San Geminiano e San Prospero, attivo dalla metà dello scorso secolo, in un periodo in cui Ligonchio, grazie alla centrale idroelettrica, contava su un alto numero di lavoratori residenti. Un altro segnale di cedimento della montagna, la perdita di un servizio così importante che ha fatto preoccupare abitanti e amministratori e generato tante reazioni, locali e nazionali, compresa un’interrogazione della parlamentare reggiana Antonella Incerti.

Verranno fatti tentativi per chiedere all’istituto un cambio di direzione, ma si tratta pur sempre di una realtà privata che ragiona secondo criteri di profitto e perdita, e non necessariamente le richieste verranno accolte.Il Comune di Ventasso sta cercando di limitare i danni puntando al potenziamento dei due uffici postali della zona, a Ligonchio e Cinquecerri, ampliando gli orari e montando due impianti Postamat, l’equivalente postale dello sportello bancomat, in cui fare prelievi di contante ed effettuare altre operazioni.


«Non ci aspettiamo certamente dalle banche opere di carità, ma che almeno partecipino attivamente al recupero e al superamento di una tale crisi economica – afferma Tondelli – Colgo quindi l’occasione per invitare Poste Italiane a rivedere le proprie scelte di riduzione degli uffici postali e chiedo a questi istituti di recuperare, superato il periodo della pandemia, un rapporto reale con i montanari». Nel concreto? «Stop alle chiusure, ma l’installazione di bancomat in ogni ufficio postale per consentire un utilizzo completo del servizio di Bancoposta. Chiediamo alle poste di essere anche loro protagonisti nel rilancio della montagna».

Il rappresentante sindacale torna poi alla scelta di Banco Bpm, ricordando il fortissimo legame costruito dagli anni ’50 ad oggi fra i ligonchiesi e l’unica banca presente. «Probabilmente anche il Banco Bpm pensa, come altri istituti, che la quasi totalità dei nostri compaesani sia ormai avvezzo all’utilizzo del computer o dello smartphone e che i collegamenti siano efficienti al 100 per cento in tutte le aree della nostra montagna. Se ciò fosse vero, significherebbe che l’istituto non ha mai fatto parte della nostra comunità, non si è mai integrato nel nostro tessuto sociale e si chiama fuori dal progetto aree Interne», è la critica.



«Il Banco Bpm non crede quindi possibile contrastare lo spopolamento, ritiene inutile finanziare la produzione del Parmigiano-Reggiano e settori come la scuola e la sanità pubblica e non scommette sul finanziamento della Regione Emilia-Romagna a favore degli under 40 per l’acquisto e il recupero delle case». Ma non solo: «Non era certo questo che si aspettavano gli abitanti di Ligonchio quando versavano nella stesso sportello i loro stipendi e, ora, le loro pensioni. Per questo, considero tale scelta un tradimento della fiducia che in tanti hanno riposto nel Banco San Geminano e San Prospero prima e ora Bpm», attacca.

Tondelli conclude definendo la decisione della banca come fuori contesto: «Sono d’accordo con il sindaco Antonio Manari che definisce la chiusura dello sportello bancario a Ligonchio “una scelta in controtendenza” rispetto all’impegno profuso dal governo centrale, dalla Regione e dall’Unione dei comuni per la concretizzazione del progetto Aree Interne».