«Ora mi aiuti il governo italiano o Leo potrebbe non tornare»

Parla la mamma del bambino di 4 anni sottratto dal padre fuggito in Turchia. Oggi invierà una lettera al presidente del Consiglio, Conte, e al ministro Di Maio

NOVELLARA. Per portare a casa il piccolo Leonardo, ora la mamma, Ilaria Sassone, chiede che sia il governo italiano a mobilitarsi. E lo fa scrivendo una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio.

«Sono una madre distrutta dal dolore, una donna che chiede giustizia per il proprio bambino», si legge al termine di tre cartelle intense in cui la Sassone ripercorre le tappe del suo dramma. La lettera sarà inoltrata oggi alla Farnesina e a palazzo Chigi.


Quella raccontata dalla Sassone al presidente Conte e al ministro Di Maio – la cui segretaria è stata costantemente aggiornata della vicenda dall’avvocato reggiano Giovanna Fava, che assiste la Sassone in Italia, e anche tramite l’ambasciatore italiano ad Izmir, Valerio Giorgio – è la storia di un amore finito nei peggiore dei modi, con un padre che strappa il figlio di quattro anni all’amore di una madre, portandolo con sé in Turchia.

La decisione di scrivere la lettera è nata nei giorni scorsi, subito dopo che la mamma 31enne di Novellara ha avuto dai suoi avvocati turchi, Süreyya Turan e Emmy Di Gioia, la conferma che i tempi della giustizia locali rischiano di farsi troppo lunghi, assottigliando, ogni giorno che passa, la possibilità che il ritorno a casa di Leo si avveri, pur avendo in mano una sentenza favorevole del tribunale turco. «I 15 giorni per la presentazione del ricorso da parte del padre partono dalla notifica dell’atto a entrambe le parti. Ma le notifiche devono ancora essere recapitate, e non credo lo faranno in tempi brevi».

A questo si aggiunge la necessità, imposta dall’ordinamento giudiziario turco, di attendere che la sentenza venga confermata in secondo e terzo grado. E più il tempo passa, più rischia di avere maggiore peso il principio dell’ambientamento del bimbo nel paese ospitante, previsto dalla convenzione dell’Aja, che pure, in caso di minori contesi, sottolinea le esigenze di rapidità.

Un labirinto dal quale Ilaria Sassone vuole, con tutte le forze, uscire per portare Leonardo a casa il prima possibile. «In Europa la sentenza del novembre scorso sarebbe stata immediatamente esecutoria – scrive – così io e Leonardo saremmo potuti ritornare in Italia insieme per festeggiare il Natale con tutta la famiglia. Così purtroppo non è stato».

«Ora – conclude Ilaria Sassone – non mi resta che fare affidamento sull’Autorità italiana, chiedendo di rivendicare la consegna di un cittadino italiano. Vi prego di fare tutto il possibile per riportare Leonardo in Italia; ho la necessità che l’Autorità italiana mi sostenga in ogni modo possibile per riavere mio figlio, la cui psiche verrà segnata ogni giorno in più che passa in questa orrenda vicenda». —

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