La cucina reggiana e il Lambrusco Lini in vetrina negli Usa

Sulla rivista Food & Wine un ampio servizio dedicato alla cantina di Correggio e alle tradizioni gastronomiche di Reggio Emilia

REGGIO EMILIA. Un bello spot per le tradizioni gastronomiche della nostra provincia. La prestigiosa rivista statunitense Food & Wine, che distribuisce un milione di copie cartacee e ha un seguito enorme sui social, ha dedicato alla cantina Lini di Correggio ben 10 pagine nel numero di dicembre.

Il servizio, corredato da bellissime foto e ricette dei nostri piatti classici, prende spunto dalla cena che da sempre riunisce tutta la famiglia Lini la sera del 12 dicembre prima di Santa Lucia (“dovete sapere, qua in Emilia-Romagna invece del tipo grasso con la barba, c’è la tradizione della santa, che cavalca un asino ed è accompagnata da Castaldo...”).

Uno spaccato di vita emiliana, condito con i tortelli di zucca, i bolliti misti con le salse, l’erbazzone e, naturalmente, il vino che meglio di tutti si accompagna a questi piatti prelibati: il Lambrusco. Nel caso in questione le bottiglie sono un Lambrusco rosè e un metodo classico rosso.

L’interesse per Lini da parte dei media degli Stati Uniti non è una novità. Già una rivista come Wine Spectator, bibbia degli amanti del vino a livello internazionale, ha acceso da tempo i fari sulla cantina di Correggio.
Le esportazioni oltre oceano vanno benissimo: metà del fatturato di Lini è costituito dalle vendite all’estero e di queste il 70% sono realizzate nel Paese a stelle e strisce. Ma non è sempre stato così.

L’articolo, dal titolo “La festa di Natale a base di Lambrusco dei nostri sogni”, certifica anche il riscatto del nostro vino rispetto ad alcune semplificazioni del lontano passato, frutto di politiche di marketing che avevano svalutato l’immagine del Lambrusco, derubricandolo a frizzantino dolce, quasi un succedaneo della Coca Cola.

Un passaggio dell’articolo per noi reggiani suona come una vera pugnalata. “Per qualcuno potrebbe essere una sorpresa che esiste del buon Lambrusco”. Per risalire la china, in un mercato esigente come quello statunitense (molto lontano dagli stereotipi che molti italiani hanno di quella realtà) ci sono voluti anni di lavoro e soprattutto tanta passione da parte di produttori come Lini 910. E ora chi ha tenuto duro raccoglie frutti meritati.

Il Lambrusco è sicuramente un prodotto accessibile a tutti, e dunque popolare nel senso vero della parola, ma questo non vuole dire che non debba essere di qualità e non possa essere raffinato nella sua semplicità.
«Siamo molto orgogliosi di essere degli ambasciatori dell’emilianità – dice Alicia Lini, che rappresenta la quarta generazione di produttori di vino della famiglia –. Quello che vendiamo all’estero non è solo il nostro Lambrusco ma l’energia e la bellezza di questa terra, che è nota per Pavarotti, la Ferrari, la Lamborghini e la sua cucina straordinaria». E sempre di più anche per il suo Lambrusco.

Nell’articolo Alicia Lini ricorda quando, fresca di laurea, aveva iniziato a lavorare nella cantina di famiglia. Di fronte alle difficoltà incontrate sul mercato estero, un giorno propose al padre di puntare su un prodotto più a buon mercato e, di conseguenza, di qualità un po’ inferiore. «I nostri concorrenti ci stanno uccidendo», gli disse. La risposta del padre Fabio fu intransigente. «Se non capisci quello che stiamo facendo puoi andare a lavorare altrove». Nessuno ha più messo in discussione questa filosofia all’interno dell’azienda. E ora anche i consumatori sembrano averla abbracciata senza indugi.

Nel servizio del magazine patinato, oltre alle foto e alle ricette dei piatti menzionati, c’è un’appendice dedicata al “Lambrusco Country”, un omaggio all’Emilia-Romagna, descritta come la patria di alcuni tra i migliori prodotti e piatti italiani. Un luogo dove si trova la Francescana di Massimo Bottura, ai vertici della ristorazione mondiale, ma si può mangiare benissimo in tante trattorie, dove vengono serviti “tortellini in brodo assurdamente buoni”. E così via, passando per il Parmigiano Reggiano, Pellegrino Artusi e l’aceto balsamico. Tra le cantine nominate, oltre a Lini 910, ci sono Venturini Baldini e, nel modenese, Cleto Chiarli e Paltrinieri. Tra i ristoranti si cita l’Osteria del Filosso di Correggio. —

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