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Covid, il direttore di Malattie infettive pronto a vaccinarsi: «I medici che rifiutano indegni del giuramento di Ippocrate»

A Massari destinata una delle prima cento dosi “reggiane”: «Ora non possiamo più aspettare»

REGGIO EMILIA. «Intanto partiamo, che è la cosa più importante. Non possiamo permetterci di aspettare. La pandemia purtroppo galoppa». E ancora: «Non c’è alcuna ragione per sconsigliare il vaccino. Ritengo che un medico che sconsiglia il vaccino anti-Covid non rispetti il giuramento di Ippocrate e che non operi “in scienza e coscienza”». Invita ad aver fiducia, ma non nasconde che serve ancora prudenza, così come sottolinea che sarà importantissimo non abbassare assolutamente la guardia.

Marco Massari, direttore della struttura complessa di Malattie Infettive del Santa Maria Nuova, domenica 27 dicembre all’ex Spallanzani sarà uno dei primi cento reggiani ai quali verrà somministrato il vaccino contro il Covid 19 nell’ambito del cosiddetto “Vaccine day”, la giornata regionale che dara il via alla prima fase della campagna, riservata al personale sanitario.


Da gennaio, invece, alle Fiere di Reggio Emilia, la vaccinazione sarà gradualmente estesa anche alla popolazione.

«Servono fiducia e prudenza – afferma Massari – Ma a fronte di un virus così grave come il Covid-19 vale la pena attivare da subito tutti i percorsi vaccinali e le procedure per utilizzarlo in maniera estesa».

Dottor Massari, cosa rappresenta la giornata di domenica?

«È una giornata simbolica. Ma come tutti i simboli ha un grande valore. Sono felice e orgoglioso di essere fra i primi cento. E spero di poter aiutare a convincere i dubbiosi sulla necessità e sull’efficacia del vaccino».

Ma siamo davvero a una svolta?

«È l’inizio di un processo che sarà lungo, perché ci sono ancora alcune incertezze. La principale riguarda la durata della protezione, che è lo stesso problema che pone l’infezione naturale. Faccio però una premessa. Si parla spesso di immunità di gregge: quando il 70% della popolazione nazionale sarà protetta si potrà dire che la circolazione virale sarà sotto controllo e gestibile. Ma al momento non sappiamo per quanto tempo rimanga immune una persona che ha avuto un’infezione da Covid. E non sappiamo per quanto tempo il vaccino garantirà protezione. Detto questo, siamo a una svolta significativa, perché ci permetterà, se i dati preliminari saranno confermati, da qui a più o meno un anno di modificare sensibilmente in meglio la nostra vita quotidiana. Questo non vuol dire che, finché non acquisiremo ulteriori informazioni, si debbano abbandonare le misure di riduzione della circolazione del virus, anche per chi si vaccina. Non si girerà liberi senza mascherina, ad esempio. Ma siamo all’inizio di un percorso».

Ci sono controindincazioni?

«Ci sono una serie di categorie di persone sulle quali il vaccino non è stato testato, come ad esempio sui minori di 16 anni. Ma ci sono studi in corso sia per il vaccino Pfizer sia per quello di Moderna sia per altri e fra qualche mese avremo nuovi dati disponibili. I minori rappresentano una possibile fonte di contagio, ma raramente hanno forme di malattia grave. Mancano anche dati sulle donne gravide. È capitato che siano state vaccinate donne inconsapevoli di essere incinte, oppure che hanno scoperto la gravidanza fra la prima e la seconda somministrazione e non sono al momento stati segnalati problemi. In questo caso, si ha ragione di ritenere che il vaccino sia sicuro, ma di fatto si deciderà caso per caso in assenza di dati sperimentali, come suggerito dalle principali agenzie regolatorie, tenendo anche presente che in caso di infezione da Sars-Cov-2 c’è un aumentato rischio di nascite prima del termine o di forme di Covid più gravi. Poi ci sono persone con forme severe di immunodepressione, anch’esse non valutate nei trial sperimentali. Su queste si hanno incertezze. Forse non ci saranno problemi, ma è possibile che abbiano una ridotta risposta immunitaria al vaccino».

Alla “chiamata” della Regione per questa prima fase della campagna di vaccinazione ha risposto presente il 96 percento circa del personale sanitario interpellato. Ma c’è ancora qualche medico che sconsiglia la vaccinazione. Lei cosa ne pensa?

«Sinceramente non sono del tutto soddisfatto. L’adesione dovrebbe essere vicinissima al 100%. Noi siamo medici, operatori sanitari. E dovremmo tutti avere capacità, conoscenze e competenze intellettuali per sapere che il vaccino è efficace e sicuro. Non c’è motivo per sconsigliarlo. Non esiste. Ritengo che un medico che sconsiglia il vaccino anti-Covid non rispetti il giuramento di Ippocrate e che non operi “in scienza e coscienza”. I vantaggi della vaccinazione non riguardano solo la protezione individuale. Noi viviamo in comunità».

La reputa una responsabilità sociale?

«Essere vaccinati vuol dire contribuire a una riduzione della circolazione del virus. È un’azione che viene fatta anche verso gli altri, per far sì che il virus non raggiunga i più deboli. E noi operatori della sanità, che rappresenta un servizio indispensabile, non possiamo permetterci di lasciare sguarnite corsie, servizi o case protette, come successo nella prima ondata. Abbiamo avuto operatori ammalati o isolati in quarantena. Abbiamo pianto e piangiamo tanti morti anche fra i medici. Oltre alla riduzione del rischio individuale, quindi, è importante che gli operatori sanitari siano vaccinati per garantire le necessarie cure ai cittadini».

Ultimamente si parla della variante inglese del Covid. Che conoscenze si hanno allo stato attuale?

«È una variante identificata attraverso una procedura di laboratorio che si chiama “sequenziamento genico”, attraverso il quale si analizza l’Rna virale. Nel mondo finora sono stati effettuati oltre 170mila sequenziamenti, di cui 125mila in Inghilterra. In Italia, invece, meno di mille. Quindi non sappiamo se in Italia sta circolando perché nessuno lo ha cercato. Questa variante circolava a Londra già da settembre. Londra è una delle città più interconnesse del mondo. Quindi si può immaginare che stia già circolando da tempo in tutto il mondo. Sarebbe interessante testare anche i tanti virus isolati in Italia. Il Covid è un virus che supera facilmente i confini, ma al momento in Italia non ci sono conoscenze effettive sulla diffusione di questa variante, dal momento che occorrono tecniche di laboratorio complesse e in Italia su questo aspetto abbiamo un buco di conoscenze: il ministero ha comunque dato disposizione alle regioni di inviare periodicamente campioni per poi eseguire queste ricerche . Da quello che emerge in Inghilterra, risulta che questa variante abbia una maggiore trasmissibilità. Ma servono studi più approfonditi. Finora sono state realizzate delle elaborazioni teoriche e penso sia prudente aspettare ancora prima di tirare le somme».

Ma il vaccino sarà efficace contro questa variante?

«Il vaccino dovrebbe mantenere l’efficacia. Anche qui ci saranno studi, ma la risposta del vaccino è molto articolata e una mutazione sola non dovrebbe bastare a renderlo inefficace. Potrebbe sorgere un problema per alcuni test di laboratorio, come i tamponi molecolari. Ma generalmente i tamponi vanno a ricercare più geni, non solo il gene S che potrebbe essere mutato, permettendo così il riconoscimento della infezione e la validità del test».