San Bartolomeo e la sua comunità giovane e coesa

La frazione di Reggio Emilia nel corso degli anni è diventata un vero e proprio laboratorio di idee, che ha permesso di trasformare il paese in una comunità numerosa, coesa, giovane e molto attiva

REGGIO EMILIA. Quando si parla del comune di Reggio Emilia, immediatamente si pensa al centro storico cittadino, tralasciando spesso gli innumerevoli quartieri e frazioni che, invece, ne fanno parte.

Proprio una di queste, la frazione di San Bartolomeo, nel corso degli anni è diventata un vero e proprio laboratorio di idee, che ha permesso di trasformare il paese in una comunità numerosa, coesa, giovane e molto attiva.


«San Bartolomeo è un bel posto in cui vivere, perché ha caratteristiche paesaggistiche uniche e perché chi vi abita è disponibile e attivo per la comunità – spiega Andrea Catellani, cittadino volontario del quartiere –. Vivendo nell’angolo sud/ovest del comune, quindi abbastanza lontani dalla città, ci siamo ritrovati spesso in una sorta di isolamento geografico che ci ha portato a doverci arrangiare per trovare risposte alle esigenze di una comunità che, nel tempo, è cresciuta in modo significativo passando dagli 800 abitanti della fine degli anni Ottanta agli attuali 2.300, con un’incidenza di under 19 che supera il 25% della popolazione».

Tra i tanti obiettivi raggiunti, non si può non ricordare la creazione di una rete idrica negli anni Cinquanta che ha portato alla costituzione, nel 1958, del Consorzio acquedotto rurale di San Bartolomeo che oggi disseta, oltre alla popolazione, anche le migliaia di bovini il cui latte serve per la produzione di Parmigiano Reggiano.

In campo sportivo, sono molti gli impegni presi: in tempi più recenti, e precisamente nel 2005, infatti è nata la Polisportiva Quaresimo, che oggi conta 350 tesserati di cui 250 ragazzi dai 6 ai 17 anni distribuiti tra calcio, pallavolo e basket.

La Polisportiva vive esclusivamente di volontariato, si autofinanzia e utilizza le strutture sportive parrocchiali di San Bartolomeo e Coviolo, oltre che il campo da calcio a 7 del circolo sociale di Codemondo. «Sono molte le attività che organizziamo nel corso dell’anno – precisa Catellani –, come il doposcuola in parrocchia dedicato ai bambini delle elementari e delle medie, coordinato da un educatore professionista e coadiuvato da ragazzi delle scuole superiori, laboratori di cucina, diverse attività motorie, un laboratorio di meccanica della bicicletta, animazione per i bambini della scuola materna, le classiche feste paesane come la sagra di San Bartolomeo e camminate nei nostri splendidi scenari naturalistici. Abbiamo una squadra che cura il verde pubblico in collaborazione con il Comune di Reggio, che mette a disposizione l’attrezzatura, e altri volontari che puliscono gli spazi della parrocchia e il campo. Insomma ce n’è per tutti i gusti».

Parlando di rapporti diretti con il Comune di Reggio, negli ultimi anni – «grazie in particolare all’impegno dell’ex assessore Valeria Montanari», sottolineano i volontari del paese – è stato possibile realizzare il progetto “Laboratorio di cittadinanza”, che ha portato alla costruzione di una pista ciclopedonale che collega Rubbianino a San Bartolomeo, alla formazione del Gruppo di controllo di comunità, sono stati istituiti tavoli di lavoro permanenti e infine il partenariato pubblico-privato per la valorizzazione della parrocchia, fulcro della vita sociale del quartiere.

«Abbiamo ancora tanti progetti da realizzare – conclude Catellani – Con il supporto del Comune, è in previsione l’ampliamento della ciclopedonale fino a Codemondo, la messa in sicurezza delle fermate degli autobus, il rifacimento della pista polivalente del parco parrocchiale e la costituzione di un’associazione formata dai cittadini, che possa raccogliere in modo ancora più strutturato i bisogni e le esigenze di tutti».

Tra queste esigenze, appunto, quella di una pista ciclopedonale, o quantomeno di un marciapiede, nel tratto che collega la rotonda del paese di San Bartolomeo, davanti alle scuole elementari del paese, all’area del circolo Quaresimo. Poco meno di un chilometro di strada, molto stretta e con curve “cieche”, ormai con un traffico intenso da parte di automobilisti che la utilizzano come variante alle strade più frequentate, rendendola di fatto inutilizzabile ai cosiddetti utenti deboli della strada, ciclisti e pedoni, compresi i bambini di quelle famiglie che vivono a nord del paese e devono percorrerla per recarsi a scuola. —