Autoscuole in rivolta: «Così non lavoriamo»

A un netto aumento delle domande per ottenere la patente si contrappongono pochissimi posti per sostenere gli esami

REGGIO EMILIA.  Le autoscuole di Reggio Emilia lanciano un grido d’allarme in difesa della mobilità giovanile.
In questo momento di emergenza sanitaria durante il quale si registra un netto calo del ricorso ai trasporti collettivi si contrappone, infatti, una forte richiesta soprattutto da parte dei giovani di circolare con mezzi privati. Ma le autoscuole protestano proprio a nome dei loro allievi, che vedono aumentare i tempi necessari per sostenere gli esami di teoria e di guida rischiando di poter sostenere la prima prova dopa quattro mesi.

L’ufficio provinciale di Reggio Emilia, lunedì scorso, ha comunicato alle autoscuole della città e della provincia che i posti a disposizione per chi deve conseguire le patenti Am (ciclomotori) A (moto) e B (auto) per il mese di gennaio 2021 saranno solo 432. In realtà la disponibilità è ulteriormente ridotta dalla necessità di recuperare dodici posti (due sedute) persi nel mese di dicembre causa della neve.

La cosa più preoccupante però, denunciano le autoscuole, è che presso la motorizzazione di Reggio sono in sospeso quasi 2.700 domande d’esame, il che significa che verranno esaminati circa il 15% degli allievi. Dal 22 giugno scorso, data in cui sono ripresi gli esami – che erano stati interrotti il 7 marzo – nei vari mesi sono sempre state assegnate un numero di sedute che non hanno consentito di recuperare il lavoro che si era accumulato ma, almeno, hanno permesso di lavorare in modo soddisfacente.

Con questi numeri le autoscuole rischiano di dover ripristinare gli ammortizzatori sociali per i propri istruttori. «È molto grave quello che sta accadendo – denunciano i titolari – soprattutto se paragonato ad altri uffici della motorizzazione a noi vicini. Normalmente il tasso di assegnazione supera il 20% con picchi vicini al 30%. In questo momento è indispensabile una collaborazione tra gli uffici di Piacenza, Parma, Reggio e Modena che ricadono tutti sotto un’unica direzione ma che viaggiano in ordine sparso. A titolo di esempio nella nostra provincia non sono ammesse “sedute miste” mentre negli uffici di tutta la regione questo avviene regolarmente da giugno».

A Modena ad esempio vengono concessi 12 esami moto al mattino e otto al pomeriggio, a Reggio scendono inspiegabilmente a nove e sei. «È stato richiesto un chiarimento alla direzione ma ancora ad oggi non abbiamo ricevuto risposte e, soprattutto, non sono stati richiesti aiuti esterni che in questi mesi hanno permesso di lavorare dignitosamente. I cittadini devono essere informati di questa situazione che non dipende certo da inefficienze organizzative delle nostre aziende, che chiedono solo di poter lavorare».

Dal 22 giugno a oggi «nemmeno un istruttore, e per quanto ci è dato sapere nemmeno un esaminatore, ha contratto il virus segno che i protocolli sono adeguati. Se la situazione non verrà presa in considerazione velocemente non escludiamo azioni di sensibilizzazione nei confronti dell’amministrazione e della cittadinanza». —

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