Savorani: «Senza le infrastrutture il distretto sparisce»

Giovanni Savorani, presidente Confindustria Ceramica

Casalgrande, il presidente di Confindustria Ceramica lancia l’allarme: «Non c’è volontà chiara di risolvere il tema»

CASALGRANDE. «Senza infrastrutture adeguate il comparto ceramico rischia progressivamente di sparire. E oggi non vediamo una volontà chiara di risolverlo, questo tema. Anzi». Non gira attorno ad una delle questioni che da anni animano il comprensorio reggiano-modenese della piastrella, il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani. Ieri, durante la presentazione di un’annata 2020 mai così complessa a causa delle turbolenze, Savorani ha ribadito ancora una volta come le opere di collegamento di cui si parla da anni debbano essere una priorità.

A partire dalla bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo con le sue opere accessorie, come il ponte sul Secchia e la tangenziale di Rubiera, e la tratta fra gli scali ferroviaria di Dinazzano di Casalgrande e Marzaglia di Modena. Tutti i pacchetti di interventi sono bloccati e al centro di discussioni: per la bretella, si attende il definitivo acquisto da parte delle realtà pubbliche delle quote della società che gestisce l’A22, per i treni non mancano dubbi sul tragitto migliore fra Dinazzano e Marzaglia, dubbi ribaditi di recente dal sindaco di Casalgrande Giuseppe Daviddi. Da questa stasi parte l’attacco di Savorani.


«Non c’è volontà chiara di risolvere il tema infrastrutture, noi ce la prendiamo con la politica, ma la politica rappresenta la popolazione, evidentemente non c’è interesse a sciogliere i nodi», sottolinea. «E non mi si venga a dire che è una questione ambientale. Ogni giorno dal distretto sul Secchia muoviamo fra i duemila e i tremila autotreni, con la bretella impiegherebbero quindici minuti dalla fine dell’autostrada a Sassuolo, oggi ci vuole un’ora, non mi si dica che i mezzi inquinerebbero di più con quell’opera. La bretella risolverebbe poi le sofferenze nella viabilità di Rubiera e della Pedemontana», continua.

Per quanto riguarda i due scali merci ferroviaria di Dinazzano e Marzaglia, «anche lì ora vedo che ci sono opposizioni. Considerando che la parte del binario fino a Rubiera è già presente, con una spesa modica della Regione si potrebbero collegare i due scali con un impatto ridotto, che agevolerebbe il passaggio del trasporto dalla ruota alla rotaia. E tornerebbe utile anche per ulteriori sviluppi sulla Cispadana e sul passante di Bologna».
E quindi? «È una situazione mortificante, per me, si parla di questi temi da quarant’anni, è avvilente continuare così, non possiamo più continuare ad ascoltare le ragioni dei contrari o meno. Ormai, o le cose si fanno o non si fanno, punto. E sono perplesso anche sull’acquisto delle azioni dei privati dell’autostrada, mi lascia delle perplessità sulla gestione: se spendo le mie risorse per le azioni, poi non avrò quelle per lo sviluppo?».

Il rischio, a lungo andare, è quello di perdere solidità: «Perché avvengano investimenti in un territorio ci devono essere delle condizioni, e le infrastrutture sono fra le più importanti. Al momento su questo punto non ci siamo, non c’è un progetto credibile», ribadisce Savorani. E usa ad esempio Castellón, il principale polo ceramico spagnolo. «Ci sono tre porti e due superstrade a quattro corsie per le merci, dagli alberghi in centro, sulle strade normali, non si incontra un camion. Qui da noi i camion passano nei sagrati delle chiese, passano nei punti dove ci sono le mamme coi bimbi, basta un’avaria per creare file chilometriche. Se si esce a Modena Sud, si passa letteralmente nei paesi».

La conclusione del presidente di Confindustria Ceramica è perentoria: «Dobbiamo stare attenti, la situazione non è sostenibile, se perdiamo altra produzione con questi ritmi il comprensorio non ci sarà più. Se invece facciamo un bel lavoro infrastrutturale, vinciamo la competizione, e conta anche il trasporto su treno verso il mercato centro-europeo. O facciamo così o vincono la Spagna e la Polonia, un paese dove in tanti stanno già delocalizzando. Questo va detto».