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Via al piano per “liberare” le Reggiane: aiutare i deboli, cacciare i criminali

Siglato un protocollo che coinvolge Comune, Chiesa, Ausl, Regione e Stu. Il sindaco: «Realizziamo gli impegni presi»

REGGIO EMILIA. Spostare gli ultimi, gli emarginati, i senzatetto e chi fra quei capannoni diroccati ha trovato un rifugio dalle avversità della vita. Convincerli a trasferirsi in alloggi dignitosi, provare a inserirli nel tessuto sociale ed economico della città. E cacciare tutti gli altri, quel sottobosco di spacciatori e delinquenti che infestano da decenni la zona.

Il piano siglato ufficialmente ieri per “liberare” le ex Officine Reggiane dal degrado che le avvolge è fra i più ambiziosi degli ultimi vent’anni e, non a caso, coinvolge i principali attori istituzionali e non del territorio. Il Comune, la Diocesi, l’Ausl, la Regione e la partecipata Stu unite in un solo protocollo della durata di un anno – e rinnovabile – denominato non a caso “Reggiane off”.


il protocollo

I sottoscrittori, si legge nel testo del protocollo, “intendono promuovere la dignità della persona umana e non ritengono l’attuale situazione di degrado degli stabili degna di ospitare anche temporaneamente persone di qualsiasi nazionalità”.

L’obiettivo, quindi, è quello di spostare tutti i “residenti” delle Reggiane e fare in modo che altri non prendano il loro posto. Per far questo è stata creata una vera e propria cabina di regia composta da rappresentanti delle istituzioni, enti firmatari e dalla prefettura di Reggio Emilia. Questa regia coordinerà i diversi ruoli e competenze e la progettazione dell’assistenza sanitaria e sociale delle persone con percorsi di inclusione, oltre a elaborare periodicamente un documento contenente lo stato di avanzamento dei lavori che verrà visto e analizzato durante ogni incontro. La stessa “testa” del progetto potrà realizzare delle raccolte fondi per la ricerca di capitale da investire all’interno dell’area.

i diversi ruoli

Ogni ente firmatario, dunque, avrà un compito preciso in base alle sue competenze. Il Comune presidierà l’area, supportando gli altri attori in campo e garantendo opere di pulizia e mantenimento di condizioni igienico-sanitarie accettabili e di messa in sicurezza delle situazioni di pericolo più gravi per l’incolumità fisica degli occupanti dei capannoni. In mano a piazza Prampolini anche uno degli aspetti centrali di tutto il protocollo: il ricollocamento dei senzatetto delle Reggiane.

Dell’assistenza alle persone in stato di necessità e indigenza si occuperà anche la Diocesi principalmente attraverso la Caritas che, in collaborazione con Migrantes, da anni sostiene interventi caritativi nelle ex officine e accompagna percorsi di sostegno morale e materiale di persone che vivono in situazioni di estremo disagio. Importante anche il sostegno economico della Regione e il supporto sanitario garantito dall’Ausl, soprattutto per quanto riguarda il contrasto alla diffusione del Covid.

A Stu Reggiane, infine, il compito della riqualificazione più “fisica”, impedendo ad esempio l’accesso ai capannoni una volta svuotati.

i “corridoi umanitari”

Nelle prossime settimane, grazia alla sinergia fra sanità, enti pubblici e mondo ecclesiastico, partiranno quindi quelli che sono stati ribattezzati “corridoi umanitari”: l’individuazione delle persone senza fissa dimora meritevoli di aiuto, l’avvio di una relazione con loro e l’accompagnamento in possibili percorsi di accoglienza, inclusione sociale e ospitalità. Laddove possibile saranno anche attivati dei percorsi per l’accompagnamento al lavoro, così da favorire l’uscita da condizioni di degrado, l’inclusione nella società ed evitare eventuali ritorni a situazioni irregolari.

«risultati in tre mesi»

A raccontare i punti cardine di “Reggiane off” sono stati, ieri mattina, i rappresentanti degli enti firmatari: il sindaco Luca Vecchi, il vescovo Massimo Camisasca, Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Cristina Marchesi, direttrice dell’Ausl di Reggio Emilia, l’amministratore di Stu, Luca Torri, e l’assessore al Welfare alle politiche per i cittadini migranti, Daniele Marchi. «Avevamo preso un impegno davanti alla città – ha esordito Vecchi – e oggi lo concretizziamo e lo confermiamo, un elemento fondamentale attorno al quale si costituisce il rapporto di fiducia con la comunità. Ricordo cos’erano le Reggiane e Santa Croce a giugno 2014: il Tecnopolo era vuoto, tutta l’area delle Reggiane era dismessa e non c’era nemmeno la suggestione di una riqualificazione del quartiere. Oggi il parcheggio di piazzale Europa è stato riqualificato, il muro di viale Ramazzini è abbattuto, abbiamo 50 milioni di risorse sui capannoni e il braccio storico riaprirà nei prossimi mesi. È la più imponente operazione di rigenerazione urbana in città degli ultimi 25 anni». E ora il protocollo per riqualificare, finalmente, le ex Officine.

«Sono andato decine di volte in quella zona – ha concluso il sindaco – anche da solo, la sera, senza mai chiamare la stampa. So dove sta il barbiere, dove vivono i magrebini piuttosto che i gambiani. Non ho bisogno di vincere le elezioni e non ho bisogno di proporre degli slogan. Nell’arco di tre mesi ci saranno i primi risultati ma non so dire se per allora le Reggiane saranno svuotate. Però qui facciamo le cose seriamente, sarà un processo che durerà mesi e costerà circa un milione di euro di risorse pubbliche. E questo è l’importante». —

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