Luigi Serio in lacrime dopo l’assoluzione Sei anni di sconto per Giuseppe Iaquinta

La rabbia dei legali dell’ex carabiniere Mario Cannizzo: «Una sentenza ingiusta, che impugneremo in Cassazione»

dall'inviato

BOLOGNA. Sono solo quattro e molto tesi gli imputati che ieri hanno deciso di affrontare di petto la sentenza di secondo grado, cioè presentandosi all’aula-bunker della Dozza alla lettura del verdetto.


Seduto, dietro le postazioni dei giornalisti c’è Luigi Serio, 47 anni, geometra che vive nel Mantovano, a Viadana. Nell’attesa scambia qualche parola con il cronista, si discolpa, racconta le sue sofferenze, in primo grado è stato condannato a 4 anni e mezzo di carcere.

Poi allo scoccare delle 17 inizia quell’autentico fiume di nomi, numeri, articoli del codice, anni di pena, assoluzioni. Verso la fine il presidente Alberto Pederiali scandisce la posizione del geometra con una specificazione che non lascia dubbi: «Assolto perché il fatto non costituisce reato». Istintivamente chi scrive si volta per incrociare lo sguardo del 47enne. Un gesto d’intesa. Ha gli occhi pieni di lacrime per la felicità, fine di un incubo durato cinque anni. Non si rilasserà mai, invece, il viso di Mario Cannizzo: solo uno “sconto” di sei mesi per il carabiniere in pensione accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. È attorniato dagli avvocati difensori Giovanni Tarquini e Carmine Migale: «Una sentenza ingiusta – il commento a caldo dei legali – che ovviamente verrà impugnata e che si inserisce in una situazione di grande sofferenza umana».

Poco dopo, al telefono, l’avvocato Tarquini ha un altro suo assistito, cioè Alfonso Frontera che è stato prosciolto dopo una condanna a Reggio Emilia a 9 anni : «Piange dall’emozione, si lascia dietro le spalle un periodo durissimo» . Per gli altri due imputati – Omar Costi e Carmine Belfiore – che hanno sentito con le loro orecchie il verdetto solo “ritocchi” alla condanna di primo grado. L’imprenditore Costi parla fitto fitto con i difensori Vincenzo Belli e Chiara Carletti. Dai legali solo un veloce commento di soddisfazione per la pena ridotta. Deluso l’avvocato Pasquale Muto, difensore di Giuseppe e Vincenzo Iaquinta. Stavolta da padre e figlio nessuna reazione rabbiosa a una sentenza ritenuta ingiusta, come avvenne il 31 ottobre 2018. Il genitore – imprenditore edile – da allora è in carcere, il figlio (famoso ex calciatore) ha preferito rimanere a casa. «Vincenzo ha avuto la conferma dei 2 anni di reclusione ma stavolta con la significativa sospensione condizionale della pena – riassume il difensore – mentre per Giuseppe la condanna è stata ridotta di sei anni, da 19 a 13, ma per chi sa di essere innocente non può essere sufficiente. Leggeremo le motivazioni, per poi impugnare in Cassazione». Tira aria soddisfatta, invece, nell’entourage legale della famiglia Vertinelli. Parla per tutti l’avvocato Alessio Fornaciari: «È caduta un’accusa importante come il presunto reimpiego nel ristorante Millefiori di Montecchio di soldi provenienti da Nicolino Grande Aracri. Per Palmo e Giuseppe Vertinelli, ma anche per le rispettive mogli, le condanne sono state ridimensionate. Vi sono state molte assoluzioni, il collegio giudicante ha smontato tante ricostruzioni». L’avvocato Mattia Fontanesi ha incassato un risultato importante: Gabriele Valerioti assolto dall’imputazione più pesante, cioè l’associazione mafiosa: «Sono molto soddisfatto – dice il difensore – per Valerioti è un primo importante passo. Rimane la condanna (7 anni e 3 mesi) per altri due reati, vedremo». Per due suoi assistiti – Salvatore Gerace (assolto) e Antonio Crivaro (pena ridotta di 7 anni) – l’avvocato Enrico Della Capanna ha ottenuto un buon risultato: «Eliminate certe storture – commenta – tramite una sentenza d’appello più equilibrata». Stesso discorso dall’avvocatessa Carmen Pisanello: «Quattro assoluzioni e riduzione non indifferente per Bolognino: un buon risultato difensivo». Si dice «contento a metà» l’avvocato Giuseppe Migale Ranieri che evidenzia come Antonio Floro Vito abbia avuto «una bella riduzione di pena». Cogliamo al volo un giudizio dall’avvocatessa Enza Rando che tutela Libera, costituitasi parte civile: «Una buona sentenza, confermata l’impalcatura dell’accusa sull’associazione mafiosa, letti in modo diverso gli altri reati». —

T.S.

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