Carceri, il dramma dei “bimbi galeotti”: dietro le sbarre con le madri detenute

Il garante regionale: «Casi non conformi all’ordinamento». Il consigliere regionale Amico presenta un'interrogazione: «È un fatto intollerabile»

REGGIO EMILIA. Non solo il problema del sovraffollamento, indicato da tempo fra le criticità croniche di diverse carceri in Emilia, compreso l’istituto penitenziario di Reggio, dove ci sono 375 detenuti su una capienza che ne prevederebbe un massimo di 294. Dietro le sbarre, nei primi dieci mesi del 2020, in Emilia-Romagna ci sono stati anche dieci bambini. C’è chi li chiama i “bambini galeotti”, accostando due parole stridenti in una sorta di triste ossimoro, che tuttavia aiuta bene a descrivere una difficile realtà: minori, spesso molto piccoli, che non hanno commesso alcun reato. Ma che si trovano a trascorrere periodi in carcere al fianco delle proprie madri detenute.

È uno degli aspetti più delicati su cui si è concentrata l’ultima riunione della Commissione regionale Parità e Diritti, presieduta dal consigliere regionale reggiano di Er Coraggiosa, Federico Amico, durante la quale è stata illustrata l’informativa del Garante regionale dei detenuti, Marcello Marighelli, con i dati 2020 delle realtà carcerarie emiliano-romagnole, mettendo in rilievo anche i riflessi dell’emergenza Covid sulla situazione penitenziaria in regione.


Il garante ha fatto il punto della situazione per i nove istituti presenti nei capoluoghi emiliani, ai quali si aggiungono un istituto minorile, due residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza sanitarie e una casa di lavoro a Castelfranco Emilia, nel Modenese. Sono stati 1.643 i detenuti usciti in libertà nel 2020, contro i 1.831 entrati negli istituti di pena regionali, per un totale che lo scorso 30 novembre era di 3.176 ristretti presenti nelle strutture carcerarie della regione. Di questi 421 ancora in attesa di primo giudizio.

«Una situazione non dissimile a quella di un anno fa – ha ricordato Marighelli – Ma questi numeri sono significativi perché in tempo di pandemia il distanziamento fisico è fondamentale per garantire la non diffusione del virus. La situazione della nostra regione è penalizzata anche dal fatto che a Modena, dopo la rivolta dell’anno scorso, la capienza sia stata ridotta da 366 a 238 detenuti. Al 30 novembre gli istituti di Piacenza, Parma e Modena rispettano la capienza regolamentare, mentre il sovraffolamento carcerario è particolarmente critico a Bologna (731 detenuti per una capienza di 500), Ferrara (345 detenuti anziché 244) e Reggio Emilia (375 detenuti contro una capienza regolamentare di 294)».

Un’emergenza nel pieno dell’emergenza sanitaria, che tuttavia – stando ai dati diffusi – fortunatamente all’interno degli istituti penitenziari non si è tradotta in un aumento esponenziale dei contagi, con la sola eccezione del carcere bolognese della Dozza, dove le persone risultate positive tra detenuti e personale sono oltre 50. «Dal mio punto di vista la situazione si sta stabilizzando, anche grazie al protocollo adottato per riorganizzare la logistica dei detenuti – ha spiegato il garante – Attualmente la situazione è buona, grazie alla possibilità di sottoporre al tampone le persone che arrivano nelle sezioni di comunità in una condizione di sicurezza».

A essere irrisolta invece è proprio la preoccupante situazione dei minori: 10 bambini che da gennaio alla fine di ottobre, con un periodo di permanenza durato anche oltre 30 giorni, hanno seguito le madri all’interno degli istituti di pena. «Sono periodi abbastanza brevi, ma comunque lesivi dei diritti del bambino e non conformi all’ordinamento», ha commentato Marighelli.

Sui casi di minori le cui madri sono in carcere, l’ordinamento prevede forme alternative di detenzione, con lo scopo di limitare ai bambini la percezione di trovarsi in una condizione restrittiva e garantire una convivenza serena con la madre detenuta. Norme spesso di difficile applicazione, nel tentativo di trovare una sorta di equilibrio fra tutela dell’infanzia, della maternità e certezza dell’espiazione della pena. «I “bambini galeotti” rappresentano un fenomeno molto grave – afferma Federico Amico, che sull’argomento ha presentato un’interrogazione urgente in Assemblea legislativa – È un tema estremamente delicato se si considera che si parla di bambini in tenerissima età. Un bambino in carcere è un fatto intollerabile». —

Evaristo Sparvieri

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