Grimilde, il coraggio di un muratore «Mi hanno sfruttato, ora voglio i danni»

Il 54enne, presente in aula, ha chiesto di costituirsi parte civile. Francesco e Paolo Grande Aracri collegati dal carcere

Tiziano Soresina

reggio emilia. Il Comune di Cadelbosco Sopra che per la prima volta vuole dare un forte segnale contro la mafia e un muratore 54enne beffato (presente in aula) che prende il coraggio a due mani e cerca di essere parte attiva nel processo.


Sono due aspetti non indifferenti del processo Grimilde – in 22 a giudizio con il rito ordinario, già processati invece i 57 che hanno optato per un rito alternativo – emersi ieri nella prima udienza del procedimento legato all’operazione antimafia della Dda di Bologna, esplosa nel giugno dello scorso anno e con Brescello nel mirino. Tramite l’avvocato Salvatore Tesoriero il Comune di Cadelbosco Sopra ha chiesto di costituirsi parte civile ed è significativa la presenza in aula del vicesindaco Giuliana Esposito: «Il nostro territorio comincia ad essere un crocevia di fenomeni delinquenziali (l’allusione è anche alla maxi inchiesta sulle false fatture, ndr) e ciò ci preoccupa molto – spiega alla Gazzetta il vicesindaco – quindi come nuova amministrazione vogliamo con forza contrastare questi reati, ma anche mostrare con i fatti il nostro impegno per diffondere la cultura della legalità».

Stessa richiesta – su cui la Corte si esprimerà nella prossima udienza – è arrivata dall’unica persona che, come parte lesa, vuole dare battaglia. Un muratore originario di Cutro e che da tempo vive nel Reggiano: «Nel 2017 il mio assistito aveva bisogno di lavorare – entra nel merito l’avvocatessa Erica Romani – e si era fidato di chi gli aveva promesso un lavoro in regola a Bruxelles, invece ha ricevuto ben poco di quello promesso, a partire dai contributi non versati». Fra le richieste di costituirsi parte civile c’è anche l’associazione Avviso Pubblico-Enti locali e regionali contro le mafie (è rappresentata dall’avvocato Andrea Speranzoni).

Già, invece, costituite parti civili – il loro ruolo è stato riconosciuto all’udienza preliminare dei riti alternativi – l’Avvocatura dello Stato, la Regione, i sindacati regionali Cgil-Cisl e Uil, le Camere del lavoro di Reggio Emilia e Piacenza, i Comuni di Brescello, Reggio Emilia e Piacenza, l’associazione antimafia Libera.

Poche le presenze fra gli imputati. Dal carcere sono videocollegati con l’udienza due figure di primo piano di questo processo, cioè Francesco Grande Aracri (fratello maggiore del boss Nicolino) e il figlio Paolo Grande Aracri: sono considerati dalla Dda (l’accusa è sostenuta dal pm Beatrice Ronchi) due pedine importanti della cosca Grande Aracri, con interessi a Brescello e nella Bassa reggiana. Entrambi sono difesi dall’avvocato Carmine Curatolo.

Seduti, in aula, altri tre imputati: Omar Costi (l’imprenditore, tutelato dagli avvocati Vincenzo Belli e Chiara Carletti, è agli arresti domiciliari, dopo la condanna in primo grado ad Aemilia), Luigi Cagossi e Domenico Oppido.

Il collegio giudicante – presieduto da Simone Medioli Devoto, a latere le colleghe Silvia Guareschi e Chiara Alberti – ha rilevato una serie di problemi legati alle notifiche, da qui il rinvio all’8 febbraio per sanare gli errori. Fra l’altro, lo stesso presidente Medioli Devoto ha specificato che potrebbe non essere definitiva l’attuale composizione della Corte. Nel nuovo anno entrerà nel vivo un processo delicato, perché oltre all’associazione mafiosa, le accuse spaziano dall’estorsione al trasferimento fraudolento di valori, dall’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro al danneggiamento e alla truffa aggravata. Nel giugno 2019 nell’ordinanza di custodia cautelare veniva scritto che l’operazione antimafia Grimilde verte «sulle vicende riconducibili alla famiglia Grande Aracri di Brescello, le cui attività illecite, radicate nel campo economico ma non solo in quello, si sono snodate per più di un decennio, giungendo di fatto all’attualità». —

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