Aemilia, oggi la sentenza per i centoventi imputati Il caso del giudice ricusato

Nell’ultima udienza alla Dozza prenderanno la parola in aula alcuni accusati prima che i tre giudici si ritirino  per emettere il verdetto

bologna. Il 13 febbraio scorso prendeva l’avvio – nell’aula-bunker del carcere bolognese della Dozza – il secondo grado di Aemilia, cioè il più mastodontico processo di mafia al Nord, con la ’ndrangheta radicatasi in Emilia (clan autonomo, ma marchiato Grande Aracri, come ha già sancito la Cassazione per i riti abbreviati) messa nel mirino.

Dopo dieci mesi di udienze a spron battuto – e ne sarebbero serviti meno se non fosse esplosa la pandemia, interrompendo i lavori dai primi di marzo sino a metà maggio – oggi pomeriggio sarà il momento del verdetto. La velocità con cui ha “camminato” l’appello – centoventi imputati, parecchie parti civili – la si deve al metodo applicato dalla Corte, cioè quello definito dal presidente Alberto Pederiali «frazionamento della discussione»: affrontate in ogni udienza le posizioni di alcuni imputati, con per ognuno la relazione introduttiva del giudice relatore, la requisitoria dell’accusa, l’arringa della parte civile e quella difensiva. Una strategia giudiziaria che ha “battuto” pure il Coronavirus.


In questi mesi i quattro rappresentanti dell’accusa (i sostituti pg Luciana Cicerchia, Valter Giovannini e Lucia Musti, nonché il pm antimafia Beatrice Ronchi) hanno per lo più chiesto la conferma delle condanne di primo grado, ma con “limature” delle pene per alcune posizioni, mettendo in concorso i due riti (abbreviato e ordinario). Con una vistosa eccezione, in quanto i magistrati inquirenti hanno chiesto l’assoluzione «per non aver commesso il fatto» relativamente all’imprenditore modenese Gino Gibertini, che a Reggio Emilia era stato condannato a 8 anni di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Oggi l’ultima udienza prevede le “dichiarazioni spontanee” da parte di alcuni imputati, ma verrà affrontato anche il “nodo” della ricusazione di un membro del collegio giudicante – cioè il magistrato Giuditta Silvestrini – da parte degli avvocati che difendono una delle figure di primo piano del procedimento, vale a dire Gianluigi Sarcone.

Poi sarà il momento dell’attesa sentenza. —

T.S.

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