L’istantanea scattata dalla Cna sulla crisi: per gli artigiani ricavi a quota -11,7%

Il dato reggiano leggermente migliore della media regionale. Ad essere più penalizzato è il macrosettore dei servizi 

REGGIO EMILIA. Le misure di contenimento della pandemia hanno inferto alle piccole e medie imprese un duro colpo, solo superficialmente attutito dai modestissimi ristori governativi. La Confederazione nazionale dell'Artigianato ne fornisce un resoconto dettagliato nella sedicesima edizione di Trender, il rapporto congiunturale ed economico dell'Emilia-Romagna commissionato dalla Cna regionale, che è stato presentato ieri mattina in streaming. Vi è documentata una sofferenza particolarmente pesante, che compromette la stessa sopravvivenza di tante realtà imprenditoriali. Ne deriverebbe un grave indebolimento del tessuto produttivo da cui dipende la futura tenuta della nostra economia.

Il presidente regionale di Cna, Dario Costantini, sottolinea che le imprese artigiane durante il confinamento si sono comportate «in modo eroico», ma ora hanno bisogno di «una cura intensiva». Perciò invoca l’intervento della Regione, che per bocca di Vincenzo Colla, assessore allo Sviluppo economico, ha illustrato le strategie regionali volte a superare l’attuale crisi, in primo luogo la legge 14 sulla promozione degli investimenti. In questo quadro desolante la nostra provincia non fa eccezione, secondo l'analisi condotta da Trender su un campione di 13,089 imprese con meno di venti addetti che affidano la contabilità a Cna. Nei primi nove mesi di quest’anno le imprese reggiane hanno subito una contrazione dei ricavi pari all’11,7%, inferiore alla media regionale (meno 13,1%) e alle punte massime di Rimini (meno 17,6%) e Bologna (meno 14,8%), a metà strada fra il meno 12,9% di Modena e il meno 10,7% di Parma.


Nel nostro territorio il macrosettore più danneggiato è quello dei servizi (meno 13%), seguito dal manifatturiero (meno 11%) e dalle costruzioni (meno 9%). Complessivamente le flessioni più pesanti, fra il 10 e il 15%, si sono manifestate nelle zone di Reggio, Correggio e Scandiano, mentre Guastalla e Castelnovo Monti sono rimaste tra il 5 e il 10%. La diminuzione dei ricavi è stata proporzionale all’entità delle restrizioni e delle chiusure.

Nel primo trimestre, che è stato coinvolto solo dalla fine di febbraio, si è verificato un calo dell'8,2%. Nel secondo, interamente colpito dal confinamento, si è arrivati a un crollo pari al 24%, mentre nel terzo trimestre, quando le misure sono state allentate o sospese, si è registrato solo un meno 2,8%. Tutto lascia prevedere un nuovo tonfo nel quarto trimestre.

A livello regionale le maggiori perdite (meno 14,1%) le ha accusate il macrosettore manifatturiero, seguito dai servizi (meno 13,2%) e dalle costruzioni (meno11%). I dati peggiori riguardano l'alloggio e la ristorazione (meno 28,6%, con una punta del 38,6% a Bologna. Nel manifatturiero soffre soprattutto il tessile-abbigliamento-calzature (meno 23,5%, che arriva al 37,6% a Forlì-Cesena), seguito dai macchinari (meno 19,2%). Il calo ammonta al 20,8% per i servizi alla persona e alle famiglie. Le difficoltà emergono anche dai dati di Unioncamere Emilia-Romagna, secondo cui alla fine di quest'anno le imprese artigiane perderanno il 13,2%. L'anno prossimo l'istituto camerale prevede un rimbalzo del 9,1%, ma a suo avviso soltanto nel 2022 o 2023 si ritornerà ai livelli del 2019. Purtroppo, secondo Unioncamere, il 14% delle imprese artigiane prevede di chiudere o sospendere l'attività in futuro. Tra il 30 settembre 2019 e il 30 settembre 2020 sono scomparse 1.261 imprese artigiane in Emilia-Romagna. —

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