Il saluto del nuovo direttore della Gazzetta di Reggio Giacomo Bedeschi: "Una terra fatta di umanità"

Giacomo Bedeschi, direttore della Gazzetta di Reggio

Giacomo Bedeschi da ieri è il nuovo direttore della Gazzetta di Reggio. Il quotidiano da ieri ha anche una nuova proprietà del Gruppo Sae (Sapere Aude Editori) S.p.a.

Sono figlio di questa regione meravigliosa. E per me Reggio Emilia, quando ero poco più che un bambino, voleva dire innanzi tutto un paio di cose: i parenti di Reggiolo dai quali si andava in visita una volta al mese, e don Camillo, il prete con la faccia bonaria ma severa di Fernandel. Quello che diceva “meglio farne un buon contadino per amore che un cattivo professore per forza”, una frase più rivoluzionaria che mai nel suo buon senso, e che trascinava quel Cristo in spalla in processione solitaria fuori dalla chiesa di Brescello. Ricordo quando cercai quel paese sulla carta geografica pensando di trovarlo da tutt’altra parte.

Eppure nei film stava nella Bassa più bassa che c’è. Più o meno come quella che vedevo spesso uscendo dal centro storico della mia città puntando verso la campagna. E così Brescello, Reggio Emilia, per me erano un po’ casa. La città, la sua bellezza, i suoi teatri, le sue storie li avrei scoperti solo anni dopo. C’era (e c’è) la nebbia. E solo chi è nato nella pianura padana ne conosce il fascino a tratti malinconico, oltre che i rischi, e non ne maledice la calata puntuale tra l’autunno avanzato e i primi accenni di primavera (quando va bene). È bella così questa terra. “Sono un po’ rudi ma hanno un senso profondo dell’umanità” sempre per dirla come il noto reverendo di provincia. Già, l’umanità. Se ne sente il bisogno di questi tempi. Tempi difficili. Per vivere e per fare informazione.

La Gazzetta di Reggio lo fa da decenni. Nel 2021 saranno 40 anni. Ne seguiranno altri, da oggi sotto le insegne della Sapere Aude Editori, unendoci in uno slancio proficuo assieme ai colleghi di altre due storiche testate emiliane, La Gazzetta di Modena e La Nuova Ferrara, formando un Gruppo che scavalca l’Appennino e abbraccia un quotidiano che rappresenta un pezzo di storia del giornalismo italiano, Il Tirreno, in edicola senza sosta da quasi 144 anni. Un’unione solida per affrontare insieme le sfide del futuro e attraversare le nuove frontiere della comunicazione investendo sulla carta e sul digitale. Senza perdere un grammo della propria identità, dell’attaccamento a questa terra, ma guardandosi anche attorno per confrontarsi e crescere ancora.

La Gazzetta di Reggio vuole restare uno strumento irrinunciabile per comprendere le nostre comunità. Per questo un ringraziamento va al direttore che mi ha preceduto, Stefano Scansani, che in questi anni ha contribuito alla crescita del nostro giornale. Continueremo a rappresentare il diario di questa grande terra. Lo faremo sempre rispettando alcuni valori: la difesa della libertà, della democrazia e dei diritti dicendovi già che saremo sempre dalla parte di chi ne ha uno in meno, contro ogni disuguaglianza. E a sostegno di ogni forma di legalità. Le ferite dell’inchiesta Aemilia ancora sono aperte.

D'un tratto questa provincia si è svegliata con la consapevolezza di essere diventata terra di conquista per affari sporchi, dove si sono incontrati e uniti interessi criminali e trasversali di colletti bianchi, mafiosi e imprenditori. Il giornale, il nostro giornale, servirà anche a questo: a denunciare ogni rischio e ad aiutare i lettori a far crescere i propri anticorpi contro il malaffare.

Non abbiamo amici da proteggere o nemici da combattere a prescindere. Non abbiamo pregiudizi e la porta di questo giornale sarà sempre aperta per chi ha e avrà a cuore i giusti valori della comunità.
Qui è nato il Tricolore, la nostra identità, il germoglio verso la costruzione lunga, difficile e dolorosa di un’Italia democratica. Andiamone orgogliosi e non dimentichiamone il significato. Mai.