Il bosco a Le Code è sparito: alberi tagliati fino al sentiero

Ligustri dell’associazione Terre di Canossa: «Uno scempio ambientale». Chiesto un cambio negli interventi. L’Unione montana: «È ceduo, va coltivato»

CANOSSA. Quasi cinquemila metri quadrati di bosco sono stati tagliati alla base del colle sul quale sorge la rupe di Canossa, in località Le Code, molto vicino a Rio San Biagio. «E ora tutta l’area, per altro inserita tra i siti di interesse comunitario e quindi protetta, è indecente: oltre ai grandi alberi tagliati con la conseguente distruzione dell’eco-sistema, sono stati abbandonati rami e ramaglia anche lungo il sentiero Cai 625, percorso dagli appassionati di trekking, rendendolo difficoltoso e certamente non più piacevole da percorrere perché spoglio».

La denuncia viene da Maria Assunta Ligustri, presidente dell’associazione di promozione sociale “Terre di Canossa”, che da mesi tenta di fermare il disboscamento selvaggio. «Si tratta – spiega – di un terreno privato sul quale però il taglio degli alberi più vecchi è stato molto importante. Abbiamo scritto al Comune, alla Soprintendenza, alla Provincia, alla Regione, all’Ente parchi, ai carabinieri forestali e all’Unione montana e solo quest’ultima ci ha dato risposta». «Quello che vorremmo accertare – prosegue Ligustri – è se il taglio è stato autorizzato visto che dalle nostre indagini non risultano richieste fatte dalla persona esecutrice del lavoro».


Una vicenda, quella del taglio del bosco a Le Code, che si è sviluppata in due momenti successivi, il primo dei quali in aprile, durante il lockdown “duro”. «Abbiamo visto dei mezzi impegnati a disboscare – racconta Ligustri – e per prima cosa ci siamo informati se vi fossero permessi. Cosa che non è risultata, abbiamo quindi interpellato la Forestale che ha compiuto un sopralluogo e l’abbattimento si è fermato». Ma solo per qualche mese perché in ottobre seghe e ruspe sono tornate a fondo valle. E questa volta i lavori sono proseguiti nonostante un nuovo sopralluogo della forestale «che ha incontrato il taglia legna sul trattore – spiega la presidente dell’associazione – ma non è riusciti a scendere fino al luogo del disboscamento effettivo a causa del terreno dissestato dal maltempo. La verità – aggiunge – è che sono stati tagliati alberi fino a un piccolo corso d’acqua che si immette nel Rio San Biagio».

Alle proteste e alle verifiche che l’associazione ha chiesto, ha risposto, come si diceva, solo la Comunità montana spiegando che «il bosco di Le Code è ceduo» e che «il taglio con turni di 25-40 anni fa parte della sua coltura: una volta tagliato ricrescerà, come è cresciuto in passato». Secondo la Comunità montana l’ultimo disboscamento di quell’area risale a 30 anni fa. «Il taglio – ammettono – è in effetti un cambiamento repentino dell’habitat e del paesaggio ma circoscritto alla zona di intervento». L’Unione montana ribadisce comunque la necessità di un taglio autorizzato, come d’altro canto conferma anche il Comune.

«La riflessione che noi vorremmo fare – prosegue Ligustri – in particolare in una fase nella quale tanto si parla di tutela e valorizzazione ambientale e a fronte di un progetto regionale di rimboschimento da 4 milioni di alberi in tutta l’Emilia Romagna, e sul cambiamento mentalità di chi interviene su aree vergini. Nessuno mette in dubbio la necessità di mantenere i boschi anche tagliandoli, ma in maniera meno aggressiva. Abbiamo visto boschi cedui nei quali sono stati lasciati solo alberelli del diametro di dieci centimetri – conclude Ligustri – che hanno fatta molta fatica a riprendersi». —


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