Fermata la “banda delle spaccate”. Sedici persone indagate, otto arrestate

I carabinieri fanno irruzione all’alba in quattro campi nomadi di Reggio Emilia e Modena: eseguite venti perquisizioni

REGGIO EMILIA. Non una semplice banda, bensì un gruppo di professionisti specializzati in colpi notturni per depredare bar e stazioni di servizio: una vera e propria associazione a delinquere. Questi i contorni dell’operazione denominata “Ariete” perché il marchio di fabbrica del gruppo – accusato di aver messo a segno 22 colpi (sei dei quali non riusciti) – era la spaccata con auto utilizzate come ariete. Al termine di un’indagine dei carabinieri di Reggio, durata oltre un anno e mezzo, causa “congelamento” per il lockdown Covid, è scattata la cattura nei confronti dei responsabili, tutti sinti stanziali tra Reggio e Modena, residenti in quattro campi nomadi (Bagnolo in Piano, Novi e Carpi di Modena e Reggio Emilia, con base nel campo cittadino di via del Cantonazzo), che spaziavano nelle loro scorribande tra Modena e Parma, con un affiliato rintracciato nel Ferrarese.



Su 19 indagati iniziali, stralciata la posizione di un minorenne, 18 sono stati colpiti da ordinanza di misura cautelare: tra questi quattro gli arrestati (i due fratelli Nadir De Barre, 34 anni, e Daimon De Barre, 31, Emanuele Cavazza, 36, Johnny Esposti, 35), quattro agli arresti domiciliari (Mois Esposti, 20 anni, Tiberio Truzzi, 23, Jacopo Truzzi, 21, Devis Lucchesi, 25), sei con l’obbligo di dimora nel comune di residenza e due con l’obbligo di firma quotidiana. Tutti sono accusati di associazione a delinquere finalizzata a una pluralità di delitti contro il patrimonio (furto e ricettazione): l’articolo 416 del codice penale, il vincolo associativo, è stato contestato dal pm Giacomo Forte e ha passato il vaglio del Gip Dario De Luca.

L’indagine è partita subito dopo l’estate dell’anno scorso, quando l’attenzione dei carabinieri di Novellara si è concentrata su un distributore di carburante del paese, dove i ladri avevano tentato di aprire la cassaforte senza riuscirvi. Il punto di partenza sono state le immagini delle telecamere, ma ben presto i militari hanno raccolto una serie di informazioni notando singolari coincidenze con precedenti colpi avvenuti tra la Bassa e la città, a partire da luglio.

Un’indagine lunga, fino al blitz all’alba di ieri, che ha visto schierato un centinaio di carabinieri del comando di Reggio, con i colleghi di Modena e Parma, del quinto reggimento mobile dell’Emilia-Romagna, il tredicesimo nucleo elicotteri di Forlì e un drone di ultima generazione, della polizia provinciale, che ha immortalato l’operazione dall’alto.

I colpi sono avvenuti tra il primo luglio 2019 (un bar a Rio Saliceto) e il 12 marzo 2020 (un bar ad Albinea), quando l’attività criminale è stata congelata dalla pandemia. I bar, insieme alle stazioni di servizio, erano i bersagli preferiti dal gruppo, per i soldi di slot, cambiamonete, registratori di cassa o casseforti; ma la banda non disdegnava gioiellerie, un supermercato Conad (il 30 gennaio 2020 a Rio Saliceto) e negozi, come quello di abbigliamento di griffe (l’unico) di Langhirano, nel Parmense, cui spetta il primato del bottino più fruttuoso (45mila euro).

Il bottino complessivo si è aggirato sui centomila euro, con danni alle strutture maggiori del ricavo: come ad esempio in un distributore, dove per depredare duemila euro sono stati provocati 18mila euro di danni.

L’organizzazione era ben strutturata e si muoveva, secondo un piano rodato, sempre di notte. Dopo aver eseguito minuziosi sopralluoghi, ad agire era un gruppo maschile diviso in due auto: sulla prima gli esecutori materiali, che lanciavano la macchina in retromarcia contro serrande e vetrine, mentre in due arraffavano merce e denaro caricando la refurtiva nel bagagliaio. Sapevano di avere pochi secondi a disposizione dopo aver fatto scattare l’allarme e agivano con celerità, né avevano timore delle telecamere visto che le targhe apposte sull’auto ariete erano fasulle. Sull’altra auto i due “pali”, che svolgevano la funzione di staffetta e sentinella. La merce veniva poi piazzata, tramite intermediari compiacenti, nei mercati. Non si esclude che possano essere ricondotti al gruppo altri raid. —

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