Alluvione di Lentigione, Aipo nel mirino

Brescello, i legali delle parti lese ottengono dal giudice l’inserimento dell’ente come responsabile civile. Un imputato è stato promosso

BRESCELLO. Meno di un’ora in tribunale a Reggio Emilia per avviare l’udienza preliminare che accende i fari sul delicatissimo caso dell’alluvione di Lentigione del 12 dicembre 2017: il torrente Enza straripò inondando alle prime luci dell’alba la frazione brescellese, causando 1.157 sfollati e milioni di euro di danni. Nessuna tensione, in aula, davanti al gup Luca Ramponi, comunque che il momento sia importante lo si percepisce da parecchie cose, in particolare dalla massiccia presenza di avvocati a tutela del plotone di cittadini (al tirar delle somme saranno 152) che hanno chiesto di costituirsi parte civile: l’avvocatessa Domizia Badodi rappresenta il corposissimo Comitato cittadino alluvione Lentigione (a cui fanno capo 139 persone, con in testa il presidente Edmondo Spaggiari spalleggiato da Carlo Benassi del direttivo), mentre i legali Giovanni Tarquini,Gianluca Tirelli, Alessandro Nizzoli, Luigi De Giorgi e Biagio Craparotta tutelano altre parti lese.

Alluvione di Lentigione, il sindaco al processo: "Vogliamo la verità"

Sempre sul versante parti offese in campo anche il Comune di Brescello tramite l’avvocato Salvatore Tesoriero, ma è significativa la presenza del sindaco Elena Benassi che, pur in avanzato stato di gravidanza, ha voluto dare un messaggio di vicinanza e solidarietà ai “suoi” concittadini. In udienza gli avvocati di parte civile non hanno chiesto solo l’ammissione al procedimento per il risarcimento-danni, perché hanno già ottenuto dal gup Ramponi di citare come responsabile civile anche l’Aipo, cioè l’ente a cui appartengono i tre imputati. L’obiettivo è chiaro: coinvolgere, a completamento, nella pretesa risarcitoria pure questa solida realtà interregionale deputata alla sicurezza idraulica.

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Alla prima “tappa” non sono presenti i tre imputati parmensi, tutti dipendenti di Aipo, vale a dire i dirigenti Mirella Vergnani (49 anni, difesa dall’avvocato bolognese Paolo Trombetti) e Massimo Valente ( 49 anni, tutelato dall’avvocato nonché docente universitario modenese Giulio Garuti), nonché il tecnico Luca Zilli (51 anni, difeso dall’avvocato parmigiano Amerigo Ghiradi). Su precisa domanda del giudice, i tre difensori detto che, al momento, i tre imputati (accusati di inondazione colposa in concorso) non hanno intenzione di chiedere riti alternativi. Al termine, davanti ai taccuini e alle telecamere, fa come da portavoce il professor Garuti: «I tre imputati si considerano assolutamente innocenti e sono tranquilli – spiega – perché il loro operato è stato sempre in linea con le regole della loro attività, però ovviamente essendo reati di natura colposa vi sono delle sfumature che noi dovremo andare ad individuare nel corso del processo. Poi vi sono dei fatti improvvisi, ci sono situazioni che casomai sono andate fuori rispetto alla loro possibilità di controllarle».

Elena Benassi, Edmondo Spaggiari e l’avvocato Salvatore Tesoriero

E sempre Garuti rimarca come il dirigente Valente che è alla sbarra, abbia avuto un avanzamento di carriera: «Il mio assistito è stato nel frattempo promosso, adesso dirige la sede dell’Aipo di Rovigo. Prima era il numero due dell’area Emilia Occidentale, ora è il numero uno dell’area Veneto». Il pm Giacomo Forte ritiene invece i tre dipendenti dell’Aipo responsabili dell’alluvione, ritenendo come cause il malfunzionamento delle due casse di espansione di Montecchio/Montechiarugolo e il mancato rinforzo del tratto di argine più basso dove era avvenuta la rottura. Si tornerà in aula il 26 marzo e il 16 aprile: due udienze per arrivare alla sentenza.