I 100 anni di Bertoletti sopravvissuto al campo di concentramento

Ha compiuto gli anni venerdì e l'anno scorso ha pubblicato un'avvincente autobiografia

VETTO. Vive a Milano già da parecchi anni, ma in paese lo ricordano, anche perché è motivo d’orgoglio per Vetto, considerando le diverse medaglie ottenute nel corso della vita. Venerdì 11 dicembre ha compiuto 100 anni Primo Bertoletti, che lo scorso anno pubblicò un’avvincente autobiografia dal titolo “Sopravvissuto”.

Primo Bertoletti nasce a Legoreccio nel 1920, primo di sette fratelli. Un paese povero; il padre contadino, muratore e calzolaio a seconda delle necessità. Giovanissimo, a 15 anni, inizia a lavorare come contadino a Sant’Ilario, poi a Vedriano, alla Croce di Castelnovo Monti, in condizioni di grande disagio. Dopo due anni di lavoro a Castelnovo, inizia l’addestramento militare per un anno, quindi viene assegnato a Bologna in Cavalleria tra il 1940 e il ’42, sotto il generale Dardano Fenulli, poi caduto alle Fosse Ardeatine. La sua unità a cavallo fu poi trasferita in Jugoslavia per rientrare dopo alcuni mesi, e Primo passa a guidare i carri armati. Pordenone, Roma nel 1943 e Civitavecchia sono le località dove opera, prima dell’Armistizio e la fuga da Roma fino a Reggio Emilia, dove viene arrestato e deportato su un carro bestiame in un campo di concentramento a Norimberga, assieme a donne e bambini, in condizioni tragiche.


Trasferito dopo qualche mese in un campo di lavoro nei pressi di Norimberga, come saldatore alla fabbrica Forster, per quasi due anni vive con grande fatica, al freddo, con la fame perenne. Agli italiani, considerati traditori, veniva data da mangiare la crusca nel brodo.

Nascono amicizie dalla comune tragica situazione. Dopo giorni di bombardamento degli Alleati, finalmente la Liberazione. Rischiando spesso la vita, per gli attacchi dei tedeschi in fuga, alcuni prigionieri partono alla volta dell’Italia: Innsbruck, Verona e finalmente Vetto, dove Primo ritrova tutti i suoi cari, ma non riesce a raccontare loro tutte le tragiche esperienze, quasi sperando di dimenticarle.

Dopo aver svolto per qualche mese l’attività di “mondina” al maschile, ovvero raccoglitore di riso, inizia a lavorare dal ’47 a Milano in fonderia, anche 12 ore al giorno, spostandosi in diverse fabbriche. Qui si sposa con l’amata Franca, nel ’56, e ha una figlia. Al suo fianco c’è il fratello Bruno. Una volta in pensione, compra un po’ di terreno a Legoreccio e sistema una casetta. Il 12 giugno del 2018 riceve dal colonnello comandante del Centro documentale di Milano, Mauro Arnò, la Croce al merito di guerra, in riconoscimento dei sacrifici sostenuti durante il periodo bellico 1940-1943 e la prigionia. Nel 2019 riceve dal Comune di Milano due medaglie al valore. —

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