Il Natale degli operai Goldoni: «In presidio da più di 3 mesi»

Rio Saliceto, ieri è scaduto il termine per la presentazione delle offerte da parte di acquirenti Non ci sarà la tredicesima. Delle Ave: «E il 25 scade la cassa integrazione» 

RIO SALICETO. Angelo mostra con orgoglio tutta la legna arrivata al presidio: i lavoratori hanno lanciato un appello e da più città hanno risposto, portando materiale per scaldare gli spazi davanti allo stabilimento dell’azienda di macchine agricole Goldoni, al confine tra Rio Saliceto e Migliarina di Carpi. Qui il presidio va avanti da oltre tre mesi, sfidando il maltempo, come la protesta dei lavoratori che, come recita la sciarpa rossa e bianca divenuta il simbolo della battaglia, dicono: «La Goldoni va salvata. Punto”.

Angelo Dalle Ave è sindacalista della Cgil Fiom nonché lavoratore Goldoni da 40 anni. Ha ritardato il pensionamento per portare fino in fondo una vertenza che vuole vincere. Dal primo settembre gli addetti non hanno mai saltato un giorno davanti ai cancelli, dove, da subito sono state montate le tende e, settimana dopo settimana, sono arrivati container, gnocco fritto, pizze, salumi e una quantità infinita di altri doni. E sono state affisse addirittura targhe e quadri: è “piazza presidio”, segnalata anche da Google maps.


«Tra la legna che ci hanno portato, c’era anche un quadro di Mickey Mouse – spiega Dalle Ave – Lo abbiamo appeso, così come altre cose curiose che abbiamo trovato tra quanto ci hanno portato. Nei container abbiamo allestito salette per lo smart working e per ritrovarci. Da quando è scattato il coprifuoco, poi, alle 22 andiamo a casa. Prima si rimaneva anche a dormire».

Gli operai della Goldoni si scaldano con il fuoco dentro un barile


Al presidio, mentre ci si scalda le mani intorno al fuoco che arde nel bidone, l’atmosfera è di fibrillazione. Ieri è scaduto il termine per la presentazione di offerte da parte di acquirenti interessanti: diversi sono i soggetti che hanno manifestato interesse al brand oggetto di una travagliata vertenza che coinvolge 210 lavoratori. A questi se ne aggiungono una trentina di Arbos, per la quale sembrerebbe aprirsi uno spiraglio: sono stati pagati, infatti, gli stipendi e la Lovol, la “casa madre” di Goldoni e della stessa Arbos avrebbe inoltre saldato, all’improvviso, parte delle posizioni debitorie in cui era esposta.

«I prossimi giorni possono essere davvero decisivi – aggiunge Dalle Ave – Il 25 dicembre scade la cassa integrazione Covid, su cui crediamo ci sarà un proseguimento. Il 21 gennaio, inoltre, si terrà l’assemblea con i creditori». Intorno al fuoco i lavoratori tengono in alto i cuori, nonostante il Natale sarà certamente più sottotono rispetto a quelli precedenti. «Quest’anno non riceveremo la tredicesima – dice Giovanni Montruccoli, di Fabbrico, 54 anni, da 20 alle spedizioni in Goldoni – Sono sposato con due figli, Marco e Fabio, di 22 e 12 anni. Non avendo lavorato, infatti, la tredicesima non è maturata. La produzione è, di fatto, ferma da un anno. L’animo natalizio c’è ugualmente, qui siamo diventati una grande famiglia allargata. Una ventina di noi è sempre presente, dal mattino alla sera». Pasquale Patierno, di Rolo, si occupa, invece, di trattamenti termici. «Lavoro qui da più di 30 anni – dice – Una settimana fa ho perso mia mamma, la mia unica compagnia. Spero sia un Natale dolce, che arrivi una buona notizia che faccia contenti tutti gli operai, perché qui abbiamo una voglia m atta di riprendere a lavorare». mo lavoro serio, 16 anni fa».

Tra i frutti del presidio l’aver evitato scenari che si sono verificati in altre aziende: come il trasporto dei macchinari all’estero. «Abbiamo vigilato anche su quello e da qui non è mai uscito nulla», aggiunge Dalle Ave.