L’assessore Bonvicini promette: «Renderemo sicura la via Emilia»

Reggio Emilia, il Comune pensa di installare velox che limitino la velocità, come chiesto da “Mattone su mattone”. Martedì 8 dicembre l’associazione si troverà sotto il sovrappasso per ricordare il piccolo Youness Lakhdar

REGGIO EMILIA. «La morte del piccolo Youness Lakhdar, investito da un furgone dopo essere uscito da scuola, è una tragedia che ha colpito tutti. Il Comune si impegna a intervenire per rendere più sicuro il tratto di via Emilia in cui è avvenuto l’incidente». Secondo le parole dell’assessore alla Mobilità, Carlotta Bonvinci, non è caduto nel vuoto l’appello dell’associazione “Mattone su mattone”, che dal 2012, anno in cui è stata fondata, solleva la questione della via Emilia come elemento non solo di rischio, ma anche di limite spaventoso alla vita della comunità.



All’indomani del tragico incidente, l’associazione ha dichiarato di voler organizzare una manifestazione in ricordo di Youness (l’evento si terrà domani alle 11 nella piazzetta sotto al sovrappasso di Cella) e non ha perso l’occasione per tornare a chiedere al Comune maggior sicurezza: «Anche negli orari non di punta gli automobilisti vanno troppo forte per un centro abitato – ha infatti spiegato la vice-presidente Maria Cristina Guarnieri – In altre zone sono stati installati autovelox o spartitraffico: ad esempio a Canali, oltre alla bretella che taglia fuori la frazione, sono stati eseguiti dei lavori per contenere la velocità. Invece noi abitanti di Cella ci sentiamo dimenticati. Ogni nuova giunta con la quale interloquiamo su questo tema parla della via Emilia bis: va bene, ottimo progetto, ma nel frattempo si può pensare a intervenire sull’esistente?». Alla domanda risponde subito Carlotta Bonvicini, assessore alla mobilità: «Sono turbata da quanto successo – afferma – e concordo sulla necessità di intervenire. Quello della sicurezza stradale è un tema che ci sta molto a cuore e su cui ci stiamo impegnando tanto. Meno di una settimana fa abbiamo proprio partecipato a un convegno su questo argomento, cercando di mettere in fila ciò che è stato fatto e soprattutto si può fare, come Comune, per migliorare la situazione e risolvere le criticità».

Avete già pensato a cosa fare?

«La via Emilia non è una strada come le altre, ci sono diverse difficoltà. Intanto nel tratto in cui è avvenuto l’incidente la competenza è di Anas, poi per poter installare un velox serve l’autorizzazione del prefetto. Il Comune non può agire in autonomia. Per installare il velox a Masone, ad esempio, ci sono voluti quattro o cinque anni».

L’associazione “Mattone su mattone” suggerisce di usare altri tipi di dissuasori di velocità, i dossi, come quelli che sono stati realizzati a Canali. Questa possibilità è più percorribile?

«Sulla via Emilia c’è un flusso di traffico che non è paragonabile a quello di via Tassoni, con passaggio oltretutto di camion e mezzi pesanti. Qualcosa però va fatto, studiando una soluzione idonea».

Un altro consiglio riguarda un maggiore pattugliamento della zona.

«Anche questa soluzione è di difficile attuazione. La Polizia locale non ha risorse infinite, anzi, ed eseguire controlli a campione potrebbe non risolvere il problema alla radice».

Quindi?

«Credo che la strada da seguire sia quella dei velox, se fosse per me li metterei ovunque, come in Svizzera. Anche a livello nazionale ci si sta muovendo in questa direzione, che è poi quella europea. E ci viene in aiuto la recente modifica al Codice della strada: oltre alla possibilità di ricavare piste ciclabili sulla carreggiata stradale (cosa che abbiamo già applicato su alcune strade reggiane) viene data la possibilità di installare i velox non più soltanto sulle strade extraurbane ma anche su quelle urbane e comunque laddove ci sia una pericolosità o un contesto sensibile (scuola, parrocchia, centro sportivo...)».

E per quel che riguarda l’attraversamento pedonale?

«Nella lettera che l’associazione “Mattone su mattone” ha inviato al sindaco viene chiesto di poter utilizzare il sovrappasso di Cella. Non credo sia questa la soluzione, stiamo però valutando di realizzare un nuovo attraversamento pedonale, a livello della strada, con tutti i crismi di sicurezza e adeguato al contesto in cui ci troviamo».

Il nuovo tratto di tangenziale, una volta completato e fruibile, potrebbe dare una mano?

«L’associazione dice di no, io invece credo di sì. Non toglierà il traffico dalla parte di via Emilia extraurbana, ma sicuramente sgraverà quella urbana. Sarà nostro compito spingere gli automobilisti a preferire la tangenziale alla via Emilia. Fa tutto parte di uno stesso piano strategico».

Quale?

«Immaginare la città come grande “zona 30”, in cui, cioè non è consentito procedere a 50 chilometri all’ora, come solitamente avviene nei centri urbani, ma si deve viaggiare al massimo a 30 all’ora. Le auto devono essere costrette a rallentare con dissuasori fisici, come i dossi appunto, o con sistemi di rivelazione della velocità. Il Comune è molto sensibile a questo tema, proprio come lo è l’associazione “Mattone su mattone”. Da parte nostra c’è piena apertura e soprattutto una ferma volontà di intervenire per trovare soluzioni durature al problema». —