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Maltrattamenti e violenza sessuale, marito condannato a 7 anni di carcere

Boretto, per anni la moglie ha subìto, poi è riuscita a denunciare. L’avvocatessa Aselli: «Non sono vittorie, tanta sofferenza»

BORETTO. Il pubblico ministero, Maria Rita Pantani, aveva chiesto 7 anni di pena. E il tribunale – il presidente Simone Medioli Devoto, a latere i giudici Stefano Catellani e Chiara Alberti – hanno accolto la richiesta, a cui si somma la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici e una provvisionale per la vittima.

È l’epilogo di una dolorosa vicenda familiare. Con una moglie costretta per anni ha subire abusi e angherie da parte del marito, fino al momento in cui finalmente ha trovato il coraggio di denunciare. Dall’altra parte, il marito con cui ha condiviso una vita, il padre dei suoi figli che inesorabilmente si è trasformato in qualcosa di molto lontano dall’amore che all’inizio li aveva uniti.


Questo ha stabilito la sentenza di primo grado. A rappresentare l’imputato, un uomo di 40 anni, c’era l’avvocato Guido Priolo. Mentre la donna era assistita nel procedimento in cui si è costituita parte civile dall’avvocatessa Marcella Aselli. «Non sono vittorie – ha commentato il legale – ma storie di grande sofferenza».

La sofferenza della donna la raccontano un procedimento e il capo di imputazione con cui l’uomo è finito prima indagato e poi imputato per reati pesantissimi: maltrattamenti e violenza sessuale, nei confronti della moglie, che oggi ha 41 anni.

Si parla di vessazioni fisiche e psicologiche, di botte frequenti, ma anche di rapporti sessuali a cui la donna era costretta perché se non lo avesse fatto, le diceva che sarebbe finita male.

La offendeva, ed è successo una volta che l’ha presa per il collo dicendole: «Ti devo ammazzare».

Un incubo. Che è andato avanti, secondo l’accusa, dal 2013 fino al maggio del 2017. Anni interi di soprusi. Fino a che la donna ha trovato la forza di denunciare. Ne è conseguito l’allontanamento dalla casa in cui viveva con il marito. Ad aiutarla però c’era l’associazione “Non da sola”. Una presenza importante di sostegno e supporto concreto, che ancora una volta si è rivelato prezioso. Lo ha ricordato anche l’avvocatessa Aselli, che ha chiesto che parte della provvisionale – che comunque ammonta a soli 5mila euro – vada proprio all’associazione che aiuta le donne vittime di violenze.

Ora, ci si aspetta che la difesa presenti appello all’importante condanna. Ma intanto il primo grado ha messo un primo punto. «Questa donna ha passato grandi sofferenze – conclude l’avvocatessa Aselli – Ora, è il momento di cambiare dopo questa sentenza, di riuscire a guardare al futuro e ai propri figli con un po’ più di serenità, sperando che dall’altra parte ci sia comprensione per quello che è accaduto». —

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