Botte e sequestro a Reggio Emilia, resta in carcere. I familiari: «È divorato dalla droga»

In tribunale la disperazione dei parenti del 29enne: «Aiutateci, in quella casa tutti tossicodipendenti»

REGGIO EMILIA.

«Chiediamo aiuto, la tossicodipendenza di questi giovani sta devastando la loro ma anche la nostra esistenza».


Siamo all’esterno dell’aula di tribunale in cui – ieri mattina – si è svolta l’udienza di convalida dell’arresto del 29enne che giovedì notte in un appartamento, a Regina Pacis, ha tenuto sotto scacco sia la compagna 34enne (riempiendola di botte e puntandole un coltello alla gola) sia due coinquilini, rendendo necessario l’intervento della polizia e dei vigili del fuoco per evitare il peggio. Nel corridoio del palazzo di giustizia ci sono i familiari dell’arrestato che, al culmine della disperazione, lanciano – davanti al taccuino – un appello ai servizi dell’Ausl e agli inquirenti affinchè intervengano per arginare una situazione ormai da tempo ingestibile. Perché il 29enne non si rende assolutamente conto del tunnel in cui si è ficcato («Non sono un tossicodipendente!» dirà più volte in aula) e soprattutto l’udienza metterà a fuoco che quell’appartamento è il crocevia di diverse persone che si accaparrano la droga (crack, eroina e via di questo passo) frequentando assiduamente il luogo ormai principe dello spaccio reggiano, cioè i capannoni dismessi delle ex Officine Reggiane. E da quell’appartamento – di proprietà della madre del giovane disoccupato, ora accusato di sequestro di persona, minacce aggravate e lesioni aggravate – la famiglia ci sta alla larga, perché completamente fuori controllo: «La polizia nell’ultimo periodo è intervenuta cinque volte – proseguono i familiari – e temiamo che possa accadere qualcosa di ancora peggiore fra quelle quattro mura. Per avere la droga sono disposti a tutto, sono tossicodipendenti e va avanti così da quando erano ragazzini. Qualcuno li convinca a smettere, affinché inizino un percorso terapeutico».

In udienza, davanti al giudice Donatella Bove, l’arrestato – apparso molto agitato – si avvale della facoltà di non rispondere. Una scelta difensiva precisa, perché le accuse sono pesanti ed altrettanto delicate appaiono le condizioni di questo giovane che non ha consapevolezza dell’essere preda della droga e ha frequentazioni legate solo a questi “giri” di vendita di stupefacenti. Disagio, degrado, violenza: tutto si mischia in questa vicenda allucinante. La pm Piera Giannusa – titolare del fascicolo – chiede la misura cautelare in carcere per il 29enne che ha mandato in ospedale la compagna in quello che giovedì sera è stato un autentico pestaggio. L’avvocato difensore Federico Mosti si rimette a giustizia sulla misura cautelare e pensa già al dopo: contenere la condanna e soprattutto convincere il suo assistito a cambiare rotta, a cercare veramente di uscire dalla tossicodipendenza con l’aiuto probabilmente di una comunità. Il giudice Bove dopo una lunga camera di consiglio esce con una decisione prevedibile: arresto convalidato e il 29enne rimane in cella in attesa del processo che si terrà fra due settimane.

«Situazione al limite – si limita a dire, all’uscita, l’avvocato Mosti – determinato dall’abuso di droga che crea una forte dipendenza psicologica. Va messo un freno terapeutico al mio assistito, ma spero anche che si arrivi presto a risolvere il problema delle Reggiane, dove l’attività continua di spaccio alimenta vicende di questo tipo. Questo è il mio appello: chiudete le Reggiane!».

Quando giovedì sera i poliziotti, con uno stratagemma, hanno fatto irruzione in quell’appartamento hanno trovato il 29enne fuori di sé, che teneva stretta con forza la compagna, puntandole un coltello da cucina alla gola. Lei, dopo quattro ore e mezza di botte, era incosciente, con i vestiti strappati e il volto trasformato in una maschera di sangue. Si è quindi sfiorata la tragedia proprio all’indomani della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”.

La 34enne, svenuta e ferita, è stata caricata sull’ambulanza e trasportata al pronto soccorso del Santa Maria Nuova, dove è tuttora ricoverata. È fuori pericolo, ma la convalescenza sarà lunga. E, nonostante tutto ciò, lei ieri continuava a cercare il compagno, telefonando a chi poteva darle notizie... —

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