Signori sindaci, parliamoci su Tik Tok. Il lieve confine tra messaggio e massaggio

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio. Comunicazione rapida e diretta. Moltissimi rappresentanti delle istituzioni fanno i solisti autoprodotti sui social media. Ma come anticipò McLuhan il medium non è mai neutrale, è parziale: su Facebook non ci stanno gli under 30 e gli over 60

REGGIO EMILIA. Sono molti i sindaci che si affidano a Facebook per parlare con i loro cittadini. Con la pandemia la pratica è diventata abituale, perché si è resa necessaria una comunicazione rapida e diretta, quotidiana. I pionieri sono stati Arcuri, Borrelli e gli specialisti del Ministero della Salute che giornalmente fornivano il bilancio di tamponi, vittime e positivi, ma poi hanno smesso (evocavano il Giudizio Universale e un’incombenza ragionieristica funeralizia).

Anche diversi presidenti di Regioni si sono prodigati nelle videodirette. Fontana si esibì con la mascherina acrobatica, Zaia che sperimenta il tamponveneto fai-da-te in diretta, De Luca che minaccia l’uso del lanciafiamme contro le feste della gioventù napoletana. E lasciamo stare l’annuncismo by night del presidente del Consiglio Conte.

È immaginabile che esaurito il contagio – e ristabilita un’esistenza sociale normale – il rapporto digitale fra sindaci e cittadini procederà, anzi, si rafforzerà, diventerà una modalità mediatica consueta. Più social municipale per tutti. Dunque anormale.

È innegabile che questa formula di informazione autogestita dai primi cittadini e da altri rappresentanti di enti e istituzioni, è la più immediata, o meglio, non media affatto. Perché tutto ciò che “media” – che sta in mezzo – viene tagliato fuori, se non per rimbalzo: giornali, radio, televisioni, ma anche i cosiddetti corpi intermedi, cioè associazioni, comitati, sindacati, organizzazioni, rappresentanze della vita sociale, economica, produttiva.

E se poi un rappresentante delle istituzioni autoproduce informazione diventa un solista. Così, in molti casi va a farsi benedire il contraddittorio, viene evitata la domanda, schivata la critica. La comunicazione diventa tribuna.

Il discorso di un sindaco in video “dal vivo” è certamente efficace, risponde ai tempi dell’emergenza, esalta il ruolo del primo cittadino, che è appunto etimologicamente il “difensore della comunità”. L’occupazione/gestione del social alimenta pure il consenso, testimonia realisticamente l’impegno della donna o dell’uomo che la comunità ha eletto.

Il ricorso ai social, dunque, è necessario, e replica nell’oggi il ricorso a ben altri strumenti di comunicazione diretta e immediata che ormai appartengono al passato. La lettura delle grida in piazza, i manifesti sui muri, le campane a martello, il passaggio dell’automobile per le strade con gli altoparlanti montati sul tettuccio, il comizio, la declaración.

La storia si ripete. Ma con una differenza. Ricorro al sociologo Marshall McLuhan che è attualissimo in questi tempi di iperconnessione per ricordare che “il medium è il messaggio”, cioè proprio il messaggio che viene comunicato è il suo mezzo. E chi sa ben utilizzare/sfruttare il mezzo è avvantaggiato.


Ma c’è un difetto. L’utilizzo dei social per dire qualcosa alla società, secondo l’analisi di McLuhan, non è “neutrale”, non è imparziale. La scelta di parlare e mostrarsi su Facebook ad esempio taglia fuori nettamente due fasce consistenti di cittadini-spettatori che su Facebook non ci stanno. Ha ancora ragione McLuhan che con un gioco di parole traduceva la parola messaggio, message, in mass age e in mess age: l’età delle masse e l’età del caos. La prima fascia tagliata fuori dall’egemonia relativa di Facebook è quella dei giovani e giovanissimi che prediligono per motivi generazionali, tecnologici e appunto mediatici piattaforme come la cinese emergente Tik Tok o Instagram che è un mondo di immagini, acquistato da Zuckerberg, dunque sempre Facebook è. Cioè le figure istituzionali pubbliche s’affidano all’universo privato delle piattaforme multinazionali.

La democrazia – profilata, sponsorizzata, targettizzata – passa attraverso Facebook e prima o poi Tik Tok.
la fascia “improduttiva”. La seconda fascia tagliata fuori è quella di coloro che hanno più di sessant’anni. Quella che recentemente il governatore della Liguria, Toti, ha definito “improduttiva”.

Fascia anagrafica nella quale la frequentazione dei social si dirada: navigano su Facebook abbastanza i sessantenni, poco i settantenni, raramente gli ottantenni, auguri ai novantenni. Risultato: quando i sindaci comunicano attraverso Facebook, quindi alla piazza contemporanea o al bar virtuale, informano e si relazionano soltanto con una fascia di popolazione, quella compresa fra i trenta e i cinquant’anni d’età.
E quindi per gli ultrasessantenni devono operare o sperare che i media tradizionali (giornali, radio, televisioni) rilancino i messaggi.

Ovvero li captino, se ne accorgano, li ritengano notizie e li portino a sintesi. Parecchie autorità elettive o costituite credono che i giornalisti servano a questo. Irraggiungibili gli adolescenti e i giovani, che sono generalmente utenti di altri social media. Risultato. Mia madre non saprà che cosa ha detto il tal sindaco. I miei figli non sapranno che cosa ha detto il tal sindaco. E se lo verranno a conoscere sarà per tam-tam, eco, rimbalzo. Non è giusto.

Porto tre esempi, tutti di giovedì scorso. La sindaca di Novellara, Elena Carletti ha postato sulla sua pagina Facebook (seguita da 17.058 persone) e su quella del Comune l’annuncio: “In queste ore l’azienda speciale #Millefiori e l’Amministrazione comunale di #Novellara insieme all’azienda sanitaria stanno seguendo l’evolversi della situazione all’interno della Casa protetta dove, dopo il riscontro di 12 positività...”.

Il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, ha proposto la sua diretta quotidiana delle 19 dedicata agli aggiornamenti sul Covid-19, sulla sua pagina Facebook (seguita da 29.718 persone). Ha anche comunicato che aveva firmato l’ordinanza con la quale è stato riaperto il mercato alimentare in piazza Fontanesi, il martedì e il venerdì, cioè il giorno successivo.

Fuori dal tema pandemia, la sindaca di Guastalla, Camilla Verona, sul suo profilo Facebook (conta 2.870 amici) si è occupata del tema multe e velocità: “Da oggi sono in funzione due sistemi #tutor sulla #Cispadana: uno sul tratto Luzzara-Guastalla, l’altro sul tratto Gualtieri-Boretto. La velocità massima consentita sarà di 90 km/h, così come prevede il Codice della strada per le strade extraurbane.

In questi giorni ho letto alcuni commenti nei quali si dice che sono stati installati per fare cassa: niente di più #falso. Siamo arrivati a tale decisione dopo che purtroppo nei tratti in questione sono stati registrati parecchi incidenti, anche mortali, tanto che la Prefettura ha autorizzato il posizionamento proprio a tutela delle persone...”.

È chiaro che giornale e giornalisti fanno un diverso mestiere, che può essere ritenuto altro.
Superato no, ma superabile. Dunque nessuna recriminazione, niente risentimento per discorsi online che confondono opinioni e informazioni, domande a risposte. Ma solo la preoccupazione che lo scenario di McLuhan s’avveri, cioè che il messaggio possa diventare un massaggio.