«Leo ed io siamo felici. Ma ho paura: il padre può portarmelo via ancora»

Ilaria Sassone è a Urla, in Turchia, con il figlioletto di 4 anni. Nonostante l'autorizzazione al rimpatrio potrà tenerlo con sé fino all'11 dicembre, poi dovrà riconsegnarlo 

NOVELLARA. C’è tanta felicità, ma anche tanta paura nelle parole di una mamma che, finalmente, torna ad abbracciare il proprio bimbo e riesce a ritagliarsi una parentesi di normalità che già sa potrebbe essere effimera. Così Ilaria Sassone, all’indomani della sentenza del tribunale turco che autorizza il rimpatrio del suo piccolo Leo, di soli 4 anni, in Italia, dopo che il padre, nel febbraio scorso, se l’era portato via.

«Ho preso un appartamento in affitto ad Urla, perché la misura del tribunale non mi consente di farlo altrove, dove da martedì viviamo io e Leo, finalmente insieme, da quando l’avevo visto l’ultima volta, a luglio scorso – racconta Ilaria al telefono – Io e Leo stiamo bene e siamo felici. Non ci sembra vero di essere di nuovo insieme. Lui in questi mesi è cresciuto, si è fatto un ometto. Ma non ha dimenticato...».


Ilaria ha potuto riavere suo figlio martedì scorso, quando gli è stato consegnato alla presenza delle autorità turche e del console italiano. Da quel momento le giornate sono trascorse tra le incombenze processuali e lo sforzo di riappropriarsi di una normalità che, necessariamente, avrà una scadenza: l’11 dicembre, infatti, Leonardo dovrà essere riconsegnato al padre, che ha l’obbligo di non allontanarsi da Urla e che è stato anche segnalato all’Interpol. Una data che incombe e sulla quale ci sono poche speranze di dilazione.

L’unica possibilità concreta, infatti, sarebbe che il padre di Leo decidesse di non fare ricorso alla sentenza favorevole alla madre. «Ricorrerà sicuramente», è certa la Saccone, che già si prepara a una lunga battaglia in Corte d’Appello e in Cassazione, assistita dalle legali Sureyya Turan ed Emmy Di Gioia. Le tempistiche? «Saranno da valutare strada facendo – dice Ilaria – Di certo il padre ora ha due settimane per presentare ricorso. Noi abbiamo presentato un’ampia e puntuale documentazione, tutta tradotta in turco. Credo in questo di essere in vantaggio. Ma è anche questione di fortuna».

Ora la mamma cerca di godersi questo tempo limitato con il suo piccolo: «L’ho cresciuto da sola. Io e lui abbiamo sempre avuto un rapporto molto profondo. A parte un primo momento di incertezza, dovuto anche alla lingua (Leo ora parla molto il turco) adesso siamo sempre insieme, mangiamo, ci laviamo insieme: è la mia ombra. La paura più grande ora è che il padre possa fuggire ancora. Del resto lo ha già fatto una volta». —

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