È morto per Covid don Maffucci, rettore del santuario di San Valentino

Aveva 71 anni, fu ordinato a Roma da San Giovanni Paolo II. Dal 2017 era nell’Unità pastorale locale, il funerale mercoledì

CASTELLARANO. Il Covid-19 ha mietuto un’altra vittima tra i sacerdoti in servizio nella Chiesa reggiano-guastallese.

Nelle prime ore di ieri è spirato all’ospedale di Guastalla don Antonio Maffucci, presbitero della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, rettore del santuario diocesano del Beato Rolando Rivi a San Valentino di Castellarano. Aveva 71 anni.


Il 16 novembre per Covid è morto a 86 anni anche don Tino Munari collaboratore dell’Unità pastorale di Novellara. A cui sono seguiti altri due lutti per la nostra diocesi: per don Gaetano Incerti, storico cappellano delle Officine Reggiane, spentosi a 101 anni il 19 novembre, e per monsignor Pietro Iotti, canonico onorario della cattedrale di Reggio, morto a 97 anni il 20 novembre.

Struggente il ricordo di don Maffucci, suo grande amico, tratteggiato dal nostro vescovo Massimo Camisasca. «Diventato io vescovo di Reggio Emilia-Guastalla e andato lui in pensione dalla scuola – racconta Camisasca – lo chiamai, nel 2017, a custodire il tesoro del martirio del beato Rolando Rivi diventando rettore del santuario di San Valentino. A lui si devono molte delle iniziative di questi tre anni.

Ora il Covid, improvvisamente, lo ha portato via dalla nostra vista, ma non dal nostro affetto e, soprattutto, gli ha concesso di godere nella gioiosa comunione con Dio e con i santi quella pace che il suo cuore cercava».

Padre Antonio era stato ricoverato il 2 novembre scorso all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia con i sintomi del coronavirus, venendo in seguito trasferito nel reparto di terapia intensiva dapprima dello stesso nosocomio cittadino, quindi a Guastalla; le sue condizioni generali, già molto critiche, sono ulteriormente peggiorate negli ultimi giorni, fino al decesso.

«Comprendo sempre di più che la sorgente della mia missione è essere parte di Lui, entrare in Lui, dentro di Lui. È il motore della passione per ogni uomo e per la sua Chiesa, altrimenti il rischio è quello dell’attivismo. Il Beato Rolando Rivi, nel momento culminante del suo martirio, ha gridato: “Io sono di Gesù”».

Con queste parole, poco più di un anno fa, don Antonio Maffucci concludeva il messaggio di saluto che aveva voluto mandare, in occasione dei suoi settant’anni, ai suoi amici e alle tante persone che gli volevano bene. In quelle parole è condensata la sua vita di prete e di missionario.

Era nato nel 1949 a Milano e aveva abitato in zona San Siro, fino alla decisione di entrare nel seminario missionario di Bergamo, dove l’amicizia già nata con il nostro vescovo, Massimo Camisasca, si potè consolidare.

Ordinato sacerdote il 24 giugno 1979 a Roma, in piazza San Pietro, da San Giovanni Paolo II, don Antonio ha cominciato in Abruzzo, a Pescara, il suo lungo viaggio a servizio di Cristo e della chiesa d’Italia, facendo il viceparroco e l’insegnante.

Si è poi trasferito a Roma, con l’incarico di viceparroco nella parrocchia santa Margherita Maria Alacoque, a Tor Vergata e insegnante di religione nei licei romani.

Don Antonio faceva parte di quel gruppo di sacerdoti provenienti dal seminario di Bergamo che, assieme a monsignor Massimo Camisasca, il 14 settembre del 1985 ha dato vita alla Fraternità San Carlo, realtà oggi presente in venti Paesi del mondo.

Nel 1992 è stato destinato dallo stesso monsignor Camisasca alla diocesi di Grosseto, dove è rimasto fino al 2016, ricoprendo gli incarichi di parroco, viceparroco e responsabile della pastorale scolastica della diocesi.

Ma la sua passione è sempre stata l’insegnamento della religione nelle scuole superiori, incarico grazie al quale ha incontrato tantissimi ragazzi, alcuni dei quali, attraverso l’incontro con lui, hanno potuto fare per la prima volta un’esperienza cristiana ed altri hanno fatto il primo passo verso la scoperta della propria vocazione sacerdotale.

Dal 2017 era collaboratore dell’unità pastorale “Madonna di Campiano” di Castellarano, in diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, e viveva presso la Pieve di San Valentino dove sono custoditi il corpo e la memoria del Beato Rolando Martire.

Nel pomeriggio di domani la salma di don Antonio sarà trasferita nella Pieve di San Valentino, dove resterà esposta fino alla mattina di mercoledì 2 dicembre, giorno del funerale che si svolgerà nella cattedrale di Reggio Emilia, alle 15, presieduto dal vescovo Camisasca. Poi la tumulazione nel cimitero di San Valentino a Castellarano. —

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