Delitti del ’92, confermati i 30 anni a Nicolino Sarcone

Il boss della ’ndrangheta emiliana: «Ho sparato a Vasapollo e portato le divise dell’Arma per la trappola a Ruggiero»

REGGIO EMILIA. Nicolino Sarcone rimane condannato a trent’anni di carcere (con riconoscimento delle attenuanti generiche) per gli omicidi di Nicola Vasapollo a Reggio Emilia (21 settembre 1992) e di Giuseppe Ruggiero a Brescello (22 ottobre 1992).

L’ha deciso, ieri, la Corte di assise di appello di Bologna che ha giudicato il 55enne – in rito abbreviato – su questi due cold case legati ad una cupa stagione della ’ndrangheta al Nord: Vasapollo crivellato di colpi nella sua abitazione reggiana di via Pistilli mentre era agli arresti domiciliari, Ruggiero ucciso a Brescello da un gruppo di fuoco camuffato da carabinieri, con tanto di finta gazzella.


La conferma della pena era stata richiesta dal sostituto procuratore generale Lucia Musti che ha ricordato come Sarcone era uno dei killer nell'omicidio Vasapollo, mentre per Ruggiero «ha fornito il proprio contributo nella piena consapevolezza dell'agire dei suoi complici, reperendo in Calabria e portando in Emilia le tre divise militari che sarebbero state indossate durante l'azione omicidiaria».

Musti ha definito i due delitti «omicidi di mafia, commessi nella nostra regione quando ancora non esisteva una società civile sensibile al fenomeno, e si riteneva che quegli omicidi fossero di minimo interesse sociale perché “tanto si ammazzano tra di loro”». E ha ricordato come «ben due sentenze in giudicato (Edilpiovra ed Aemilia, ndr) ci vengono a raccontare che Sarcone è mafioso».

L’imputato ha seguito l’udienza collegato in videoconferenza dal carcere di Rebibbia dove sta scontando le due condanne già definitive. I suoi difensori – cioè gli avvocati Carmine Curatolo e Sabrina Mannarino – hanno invece insistito per un sostanzioso sconto di pena, avendo Sarcone confessato le proprie responsabilità in quei due delitti durante il periodo in cui aveva chiesto di collaborare con la giustizia, svolta che rimase in piedi dall’ottobre 2017 al marzo 2018, finché quel pentimento venne ritenuto fasullo dalla Dda di Bologna.

Sarcone aveva ammesso d’aver sparato a Vasapollo e di aver fatto parte dell’organizzazione dell’omicidio di Ruggiero, portando dalla Calabria, in treno con la fidanzata, le divise dei carabinieri poi usate nella trappola mortale. Rivelazioni non valutate come utili – in primo grado dal gup Gianluca Petragnani e ora dai giudici di secondo grado – perché collocate nell’ambito di un falso pentimento. —