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«Più violenze in casa. Le richieste d’aiuto hanno già superato il livello del 2019»

Reggio Emilia, il colonnello Desideri, comandante dei carabinieri: «Ci sono arrivate 530 chiamate. In questi mesi c’è chi sfoga pericolose tensioni»

REGGIO EMILIA. Non passa giorno senza almeno una chiamata al 112 per denunciare violenze: è la triste media a Reggio Emilia relativa alle richieste di aiuto su casi di abuso o maltrattamenti in casa, soprattutto verso donne.

Un andamento basato sulle chiamate al 112 «che per questi tipi di reati sono già state 530 quest’anno, contro le 520 di tutto il 2019», spiega il colonnello Cristiano Desideri, comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Emilia, intervenuto ieri durante la giornata contro la violenza sulle donne.


L’intento della ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite è l’eliminazione delle vessazioni contro le donne, obiettivo che sembra essere lontano nonostante gli sforzi sul campo anche dei militari, soprattutto nell’anno segnato dalle tensioni in famiglia, acuite anche a Reggio Emilia dalla necessaria convivenza domestica divenuta sempre più stretta per placare la pandemia da Covid.

«Il livello di tensione è elevatissimo e ormai si percepisce a pelle questa corrente elettrica che sta attraversando la società e che si manifesta nelle forme più estemporanee ma non meno pericolose» racconta Desideri. «Il livello di sopportazione rispetto allo stress sociale è calato: a parte la parentesi estiva dell’emergenza, viviamo sotto una pressione costante e questo può portare a violenze o le menti più deboli a non avere più freni». Il risultato è devastante per le donne: compagne, mogli, madri, anche anziane, per nulla risparmiate dalla furia di troppi uomini che si rivelano aguzzini.

Comandante Desideri, l’Arma è attrezzata per combattere questa piaga?

«Già del 2009 l’Arma dei carabinieri ha creato una specialità sulle azioni contro la violenza alle donne. Il Reparto Analisi Criminologiche ha creato la sezione Atti persecutori che analizza il fenomeno e le strategie di prevenzione. Da tempo c’è quindi una sensibilità molto rafforzata dentro l’Arma in materia. Certo è che anche a Reggio c’è un aumento dei reati contro le donne».

La prevenzione non è semplice: quando suona il campanello d’allarme?

«Spesso con le segnalazioni di liti in famiglia, fatte anche da vicini di casa. Dietro si più nascondere una violenza o dei maltrattamenti».

È complesso intervenire in quei frangenti?

«Sì. Però la chiamata è l’innesco per noi e la pattuglia per capire cosa sta accadendo in casa e per parlare con le vittime. Spesso se arriva una chiamata dalla vittima significa spesso che la misura è colma. Nel nostro Reparto Operativo è presente una figura formata che si occupa di capire queste tematiche delicate».

Si parla sempre di più anche di revenge porn, delle vendette degli ex che diffondono foto intime delle fidanzate. Ci sono casi a Reggio?

«Va di pari passo con la digitalizzazione delle relazioni umane e riguarda anche i più giovani. Ma qui prevale ancora il contrasto fisico».

Le vittime denunciano o prevale la paura?

«C’è chi si libera dopo anni di vessazioni e chi, ormai per estrema paura, denuncia. Spesso incidono fattori diversi, anche culturali. Per questo dobbiamo aiutare le vittime».

Qual è la gravita di questi reati?

«Alta, vista la diffusione. Poi c’è la gravità in se dei reati. Quest’anno per “codici rossi”, vale a dire violenze sessuali, atti persecutori o simili, abbiamo arrestato 10 persone e ne abbiamo denunciate 49 in stato di libertà, prevedendo 11 provvedimenti di allontanamento. C’è quindi ancora molto da fare». —

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