«Mio padre derubato da morto della collanina con falce e martello»

La collanina che Claudio Poggi portava al collo

Bibbiano, la denuncia della figlia di Claudio Poggi “Soviet”: «Dal ricovero al Franchini perse le tracce»

BIBBIANO. La notizia della morte a 82 anni Claudio Poggi, conosciuto da tutti col soprannome di “Soviet”, solo pochi giorni fa aveva provocato commozione a Bibbiano tra i tanti che lo conoscevano. Ora, è la figlia a denunciare un fatto davvero spiacevole: il furto della catenina che l’anziano indossava quando è stato ricoverato all’ospedale Franchini, e dove purtroppo è morto.

«Mio padre – racconta Silvia Poggi – vent’anni fa era stato ricoverato in rianimazione a Parma. Da allora iniziò il suo lungo calvario con la malattia e io gli regalai un oggetto che lo rappresentasse, qualcosa a cui lui credeva molto: una collana molto particolare, con il ciondolo d’oro costituito dal simbolo della falce e martello. Da allora non se la era mai tolta. Il Comunismo era la sua vita». Per questo ora Silvia non si dà pace per quanto è accaduto e dal giorno del suo funerale sta cercando la collana dell’anziano genitore, che per lei e la sua famiglia ha soprattutto un alto valore affettivo.

Claudio Poggi, conosciuto come Soviet, morto a 82 anni


Racconta che lei e i suoi hanno provato più volte chiamare l’ospedale Franchini alla ricerca della collana, ma senza venire a capo della questione. Ieri, allora, si è rivolta ai carabinieri di Bibbiano per fare denuncia e raccontare che il 12 novembre quando venne ricoverato la catenina la indossava. Che per essere sottoposto ai raggi, gli venne spostata al polso. Poi, del monile si sono perse le tracce. «Quello che fa davvero male – confida – è che mio papa è stato derubato da morto. Lui era un uomo mite e sereno, il suo corpo non meritava di subire un furto. La collana con il simbolo del Partito Comunista era una sua identità e per la famiglia averla sarebbe stato come continuare ad avere un pezzo di lui».



Claudio Poggi è ricordato da tutti come un grande lavoratore; per anni ha fatto il muratore. Chi lo conosceva lo descrive come un uomo dotato di una profonda serenità interiore, che ha dedicato la sua vita al Comunismo e al partito. Assieme alla moglie, per festeggiare il 25esimo anniversario del matrimonio andò in visita a Cuba. «Per lui – dice Silvia – il Comunismo non era un semplice partito politico, ma una filosofia di vita. Ecco perchè questa cosa non dovrà passare in silenzio. Causa Covid, i nostri genitori muoiono in ospedale lontano dai famigliari e non è giusto che il corpo di un defunto venga violato». E lancia un appello: «Rivoglio la collana di mio padre, è l’unica cosa che ci rimane di lui. Per noi ha un grande valore affettivo».

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