Mani del clan sui farmaci Salvatore Grande Aracri non risponde al giudice

reggio emilia

Si è avvalso della facoltà di non rispondere il 40enne Salvatore Grande Aracri (accusato di associazione mafiosa e intestazione fittizia di capitali) nell’interrogatorio di garanzia tenutosi ieri in videoconferenza e che ha incrociato le parti coinvolte in tre luoghi diversi: l’arrestato detto “Calamaro” è da tempo in carcere (a Spoleto, per le conseguenze giudiziarie dell’operazione antimafia Grimilde con epicentro Brescello), l’avvocato difensore Giuseppe Migale Ranieri si è collegato dal suo studio legale di Reggio Emilia, mentre il gip Giulio De Gregorio ha interloquito via skype dal tribunale di Catanzaro. Interrogatorio di garanzia tenutosi nel contesto dell’operazione dei carabinieri – denominata Farmabusiness – che ha portato all'arresto del presidente del consiglio regionale della Calabria (Domenico Tallini) e in cui sono complessivamente 19 le persone destinatarie di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda di Catanzaro (25 gli indagati). Smaltito questo “passaggio”, ora l’avvocato Migale Ranieri valuterà – una volta studiatosi gli atti – se fare o meno ricorso al Riesame. Secondo la ricostruzione investigativa, mentre lo zio Nicolino Grande Aracri era detenuto, Salvatore lo rappresentava come «una figura apicale dell’organizzazione» e che «anche in ragione delle indicazioni provenienti dallo zio detenuto» gestiva «i rapporti con gli esponenti del sodalizio operanti nel Catanzarese, curando gli affari economici della stessa». Si parla infatti della vicenda riguardante il Consorzio Farma Italia e la Farmaeko, società al centro del business dei farmaci, la cui proprietà viene collegata ad esponenti del clan. A dar forza a quest’inchiesta ci sono poi i collaboratori di giustizia reggiani Antonio Valerio e Giuseppe Giglio. Salvatore avrebbe fatto la spola tra Brescello e Cutro per portare imbasciate, partecipare a summit (come quello del 7 giugno 2014) stabilire contatti e curare affari illeciti in nome e per conto della cosca. —


t.s.

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