Quando Reggio Emilia si mobilitò per aiutare Muro Lucano

Il 23 novembre 1980 il sisma che provocò quasi tremila morti e novemila feriti. Nacque spontaneo un gemellaggio che verrà rinverdito anche nel 2020 dai due sindaci

REGGIO EMILIA. Io c’ero quella domenica del 23 novembre 1980, avevo 16 anni e alle 19.35 mi trovavo al cinema Colosseo di Pisticci, un comune della provincia di Matera. Non sapevo ancora nulla di Reggio Emilia ma facendo oggi una ricerca sulla stampa locale dell’epoca apprendo che nel novembre del 1980...

I medici reggiani sono in agitazione per sale operatorie inquinate da gas tossici e ci sono assemblee e proteste che accusano le unità sanitarie locali. Continua a essere preoccupante il problema del formaggio tipico che rileva l’aumento del consumo ma la produzione di latte diminuisce e nella “battaglia del grana” il movimento cooperativo impugna l’arma della qualità.



Arriva in anticipo anche una copiosissima nevicata che falcidia vigneti e provoca un black out che per un’intera notte lascia mezza provincia di Reggio Emilia al buio.

Sulla sinistra del Secchia, non lontano da Rubiera, si concludono finalmente i lavori della cassa d’espansione (costo sei miliardi di vecchie lire, 3,09 milioni di euro).

In carcere un detenuto, accusato di aver ucciso la fidanzata, sega le sbarre ma viene bloccato prima dell’evasione. La chiusura dei negozi in città torna all’antico: giovedì pomeriggio. Un guastallese, Giuseppe Schiratti, dopo 42 anni riabbraccia i fratelli nella lontana Ucraina. La polizia effettua un blitz antiprostituzione in città: manda in carcere tre albergatori e denuncia dieci persone tra uomini e donne.



Nell’oreficeria di Glauco Ferrari, in via Guidelli, due banditi armati e mascherati tentano una rapina che viene sventata dalla pronta reazione dell’esercente.

Intanto al Sud la terra, quella domenica del 23 novembre 1980, tremò per 90 interminabili secondi; un minuto e mezzo che rase al suolo interi paesi provocando circa 3.000 morti, 9.000 feriti, 300 mila senzatetto e 150 mila abitazioni distrutte.

Gli strumenti registrarono la forza del terremoto: 6,9 di magnitudo (Maw) e decimo grado della scala Mercalli.

Il sisma colpì una vasta area della Campania, della Basilicata e marginalmente della Puglia. Complessivamente risultarono gravemente danneggiati 688 comuni.

L’opera di soccorso procedette con notevoli difficoltà e ritardi. Le linee elettriche e telefoniche saltarono e le comunicazioni tra le zone terremotate e il centro si interruppero. La circolazione ferroviaria si arrestò e la penisola restò tagliata in due. La situazione fu ulteriormente aggravata dalla popolazione che, in preda al panico, cercò di fuggire bloccando le principali strade.

Da Reggio Emilia, due ore dopo il sisma, un’auto della polizia stradale portava a Bologna 500 flaconi di plasma messo a disposizione dalle Farmacie Comunali e dalla Usl 9. Otto vigili del fuoco, con due camionette, un autocarro e fotocellule, si dirigevano verso il sud. La Caritas, l’indomani, inviava i primi cinque volontari seguiti da altri a distanza di poche ore e metteva a disposizione da subito 5 milioni di lire. La Croce Rossa faceva partire un’ambulanza con due autisti, due ortopedici e un infermiere oltre a numeroso materiale medico. L’Azienda Gas-Acqua inviava un furgone attrezzato con una squadra di tecnici e il Comune di Reggio attivava un contingente di soccorsi. La solidarietà reggiana si era messa in moto.

Dopo alcuni giorni, notizie dirette dalle zone del terremoto le portava l’assessore Ficarelli della giunta Benassi: «A Muro Lucano, un paesino di poco più di 7.000 anime, il 60% delle abitazioni sono inagibili»... e fu così che Muro Lucano diventò il Comune del Potentino che gli enti locali reggiani adottarono decidendo di far confluire tutti gli aiuti dell'intera provincia alla popolazione e alla ricostruzione del paese.

Nei primi giorni di dicembre, il Provveditorato agli studi di Reggio e il Comitato reggiano pro terremotati, fanno loro l'appello della presidente della Camera, Nilde Iotti, per raccogliere pacchi doni da regalare a ogni bambino terremotato di Muro Lucano; pacchi che contenevano anche lettere di solidarietà scritte da bimbi delle scuole reggiane ai bambini lucani.

Nella seduta del consiglio comunale di Reggio del 20 dicembre 1980, alla presenza del sindaco Ugo Benassi e del sindaco di Muro Lucano, Vincenzo Iasilli (già responsabile dell’ufficio legale della Cgil Basilicata dal 1960 al 1980), si stipulò il patto di gemellaggio tra i due enti.

Applausi spontanei si elevarono al discorso in consiglio comunale del sindaco Iaculli che, portando il ringraziamento di un’intera popolazione lacerata ancora dal dramma, ricordava che: «... non lo Stato, ma volontari reggiani, a poche ore dal sisma, erano stati i primi a portare un concreto aiuto a Muro Lucano».

Nel 2000, l’Associazione dei Lucani di Reggio, di cui mi onoro essere il presidente, ha voluto ricordare la ricorrenza dei 20 anni rinverdendo il gemellaggio e facendo incontrare le due istituzioni in Sala del Tricolore; presenti i sindaci Antonella Spaggiari e Gerardo Mariani. Avremmo voluto ripetere a distanza di vent’anni lo stesso evento in presenza, ma le note vicende del Covid ce l’hanno impedito anche se stiamo lavorando a un incontro in collegamento via internet tra i due sindaci Luca Vecchi e Giovanni Setaro da farsi domani, 23 novembre. In questa occasione chiederemo di rinverdire con altre iniziative questo gemellaggio, magari, intitolando anche due vie “Via Reggio Emilia” e “Via Muro Lucano” negli opposti comuni.

Ci piace concludere ricordando le parole che disse l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini e che sono sempre attuali di fronte a ogni tragedia: «Perché credetemi... il modo migliore per ricordare i morti è quello di pensare ai vivi». —

*Presidente Associazione Lucani di Reggio Emilia







 

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