La dottoressa arrestata subito sospesa dall’Ausl

Era in servizio in paese in sostituzione del dottor Fatone, andato in pensione. I legali: «Accuse eccessive, non c’è stato dolo. Disaccordo anche tra i giudici»

CADELBOSCO SOPRA. Era in servizio in sostituzione di un medico andato in pensione nella casa della salute di Cadelbosco Sopra, Cinzia Casini, la dottoressa di 29 anni, arrestata all’alba di giovedì, con le accuse di truffa aggravata ai danni dei pazienti, ai quali somministrava a pagamento terapie in grado di curare, a suo dire, anche la polmonite da Covid, e del sistema sanitario nazionale.

La notizia del suo arresto è arrivata come un fulmine a ciel sereno per tanti pazienti cadelboschesi.


La Casini sostituiva il noto e stimato dottor Marcello Fatone, andato in pensione, con un contratto che la impegnava fino al 31 dicembre. Ora l’Ausl di Reggio ha fatto sapere di averla sospesa e di avere attivato le procedure per la sua sostituzione «in attesa che vengano perfezionati i bandi per l’assegnazione di nuovi medici ai territori rimasti scoperti per trasferimenti o pensionamenti».

Una soluzione, in verità, si è trovata nel corso della mattinata di ieri ed è stata annunciata dal Comune: «Informiamo la cittadinanza che la dottoressa Casini verrà sostituita in questo primo periodo dalla dottoressa Mara Ruspaggiari, alla quale va il nostro sentito ringraziamento. L’Asl sta lavorando con tempestività per garantire al più presto una continuità stabile. Sarà nostra cura informarvi sulle novità in essere nei prossimi giorni».

Il servizio legale dell’Ausl di Reggio starebbe valutando anche se procedere con un’indagine interna. Ma i fatti che vengono contestati alla Casini per il momento sono avvenuti tutti nel Mantovano, dove, fino al 31 luglio scorso la dottoressa operava al centro Iris di Castel Goffredo. E proprio da lì, seguite dai carabinieri della stazione locale, sono partite le indagini, coordinate dalla procura di Mantova, che poi hanno portato all’arresto, un provvedimento di natura cautelare che vede l’indagata ora ristretta ai domiciliari in un’abitazione a Villa Sesso, dove si era recentemente trasferita da Cavriago.

Agli arresti domiciliari, in via cautelare, anche il complice, il 70enne commerciante di Montecchio Giovanni Ruggeri. Entrambi sono difesi da avvocati del foro di Mantova, Roberta Ramelli per la Casini e Andrea Pongiluppi per Ruggeri. I due legali sostengono che nella condotta dei loro assistiti non ci sia stato il dolo e definiscono eccessiva la truffa aggravata nei confronti di privati. Mettono in rilievo anche che sul provvedimento cautelare c’è stata difformità tra gli stessi giudici. L’ordinanza in seguito alla quale la Casini e Ruggeri sono stati ristretti ai domiciliari è la conseguenza di un duplice ricorso prima al Riesame e poi in Cassazione, in seguito al rigetto, da parte del gip di Mantova, della richiesta di arresto avanzata dal pm.

Sempre per i legali difensori la terapia proposta dalla Casini ai pazienti, alcuni dei quali poi si sono rivolti ai carabinieri, sarebbe riconosciuta. Resta da capire se e per quali patologie, e non certo per la cura della polmonite da Covid. La Casini l’avrebbe applicata anche su se stessa, su suggerimento di Ruggeri: qui emerge il ruolo di mediatore del 70enne.

Sarebbe stato lui a presentare e proporre alla dottoressa un insieme di indicazioni dietetiche e uso di integratori nutraceutici (sostanze normalmente presenti nei cibi e nelle piante estratti e concentrati anche attraverso procedimenti chimici) apprese da un professore di Parma.

Eccessivo, secondo gli avvocati Ramelli e Pongiluppi, anche l’accusa di abuso della professione sanitaria. Punti deboli per la difesa appaiono di certo, per il momento, le modalità con le quali le terapie sono state somministrate, dietro richiesta di compensi – secondo l’accusa anche sostanziosi –, e acquistate, tramite l’uso di ricette rubate. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi