«La chiesetta di don Gaetano non può essere dimenticata»

Il feretro di don Gaetano Incerti nella camera ardente allestita all’interno della sua chiesa, intitolata a Gesù Operaio, in viale Ramazzini

Reggio Emilia, l’appello della nipote Rita Incerti e della segretaria Graziella: «Un desiderio più volte espresso che va rispettato» 

REGGIO EMILIA.  La chiesetta di don Gaetano Incerti va salvata e le nipoti e i parenti si fanno portavoce dei suoi desideri. Era il 2018 quando don Gaetano fece un accorato appello affinché la sua chiesetta di viale Ramazzini, quella delle ex Officine Reggiane dedicata a Gesù Operaio, fosse salvata.

Reggio Emilia, la nipote di don Incerti: "Trasformiamo la sua chiesa delle Reggiane in museo?

Don Gaetano fu l’ultimo storico cappellano delle Reggiane e, alla soglia dei 99 anni, celebrò la festa di Santa Rita. A rendere emozionante quell'evento, che celebrava da oltre 50 anni, fu l’omelia dell’anziano sacerdote: il suo fu quasi un commiato e un saluto alla sua chiesetta, a lungo luogo di preghiera e punto di riferimento per i lavoratori e per il quartiere di Santa Croce.

Don Gaetano Incerti


L’omelia di don Gaetano, in realtà, era stata anche un appello alla città per il futuro della cappella: con un velo di commozione, don Gaetano aveva ricordato quando nel 1940 l’allora direttore delle Reggiane, Giovanni Degola, ne volle la costruzione. La chiesa si trovava in posizione adiacente alla vecchia portineria, nel cuore della fabbrica, prima che i nuovi capannoni vicini al Campovolo spostassero la produzione e la rendessero, di fatto, lontana dalla gente.

Reggio Emilia, la perpetua di don Incerti: "Era un mito, un vero supereroe"

Fu anche distrutta da un bombardamento nel 1944, ma fu riedificata. Nel 1957 tuttavia, prese fuoco: un incendio avvenuto nell’indifferenza di molti. A tal punto che quando arrivarono i vigili del fuoco, non mancò chi cercava di trattenere gli idranti, sostenendo secondo la più ferrea ideologia marxista che di chiese in città ce ne fossero fin troppe. In quella circostanza, era stato proprio don Gaetano aiutato dai volontari a lavorare tutta la notte per rimettere in piedi l’edificio. Un miracolo: il giorno successivo all’incendio, una domenica, la chiesa era già pronta e gremita di fedeli. Fu la soddisfazione più bella della sua vita.

Addio a don Gaetano, il prete operaio che lavorava nell'officina dietro la sagrestia



In occasione della ricorrenza di Santa Rita, l’anziano sacerdote aveva lasciato intendere che probabilmente questa sarebbe stata la sua ultima celebrazione. E, nel salutare la sua chiesa e i fedeli, aveva chiesto la salvaguardia dell’edificio: «Adoperatevi affinché non sia abbandonata e sia curata». Un appello accorato per una chiesetta dedicata a Gesù Operaio e quindi a tutte le decine di migliaia di operai che avevano lavorato nelle storiche Officine. L’esterno è fatiscente, ma l'interno (a parte le gocce quando piove) è ben curato e nasconde tuttora opere di valore storico. Come l’altare in marmo costruito nel 1940 dalla scultrice correggese Carmela Adani. O come il dipinto di Santa Rita, opera nel 1955 di un impiegato delle Reggiane.

La nipote del sacerdote Rita Incerti.


Per tutte queste ragioni la nipote Rita e l’assistente Graziella che negli ultimi anni l’ha curato e gli ha fatto da segretaria, ora chiedono pubblicamente che il sacro edificio, al quale il sacerdote teneva tanto, sia mantenuto come luogo di preghiera e di aggregazione per il quartiere e la città. Un desiderio che andrebbe rispettato per quanto don Incerti ha fatto per le Reggiane e per l’intera città.



Non solo alle Reggiane sono state migliaia le persone che don Incerti ha aiutato e con le quali ha condiviso i momenti difficili. Per cinquant’anni, due volte all’anno, a Natale e a Pasqua, don Incerti distribuiva santini uno ad uno a tutti i dipendenti firmate “il tuo cappellano, don Gaetano”. Una delle sue ultime dediche risale al Natale del 1994 quando l'azienda era già stata acquistata da a Fantuzzi: «Anche se non vengo a trovarvi sul lavoro che è la gioia più bella per un Cappellano di fabbrica, non vi dimentico e sono sempre a vostra disposizione in mensa e in ufficio. Per questo non voglio rompere la tradizione dei santini beneauguranti per il significato che racchiudono».


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi