L’allarme di Gratteri: «Questa è diventata cosca di serie A»

Il celebre magistrato  ha lanciato da Catanzaro l’avvertimento sul clan che si è radicato dal sud al nord in Emilia e fino all’estero

CATANZARO

Una «’ndrangheta di serie A» con una forte «capacità pervasiva» e in grado di «condizionare ampi settori dell’economia, delle istituzioni e della politica». La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, attraverso le parole del procuratore Nicola Gratteri e del procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, ha presentato in questo modo gli esiti dell’operazione “Farmabusiness”, che ha portato agli arresti 19 esponenti della cosca Grande Aracri di Cutro, compreso il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini.


Per il procuratore vicario, Vincenzo Capomolla, «é emerso uno spaccato del carattere tentacolare della famiglia Grande Aracri, con la capacità pervasiva di condizionare grandi settori dell’imprenditoria, delle professioni e anche del mondo istituzionale e politico, in questo caso in particolare del circondario di Catanzaro».

Secondo quanto rilevato nell’inchiesta, gli indagati parlavano delle loro strategie, e in particolare del progetto finalizzato ad accaparrarsi la distribuzione dei farmaci in tutta la provincia di Catanzaro. Erano i membri dello stato maggiore del clan riuniti nell’ormai famosa tavernetta di pertinenza della casa del loro capo, Nicolino Grande Aracri, a Cutro (nominata in varie inchieste perché stanza adibita a diversi summit). Non sapevano che il locale era disseminato di microspie installate dai carabinieri. Era il 7 giugno del 2014. È in quella circostanza, come si legge negli atti, che emerge per la prima volta il ruolo di Domenico Tallini, il presidente del Consiglio regionale della Calabria, allora assessore regionale, arrestato ieri su richiesta della Dda di Catanzaro Il progetto al centro dell’inchiesta era in fase embrionale e mancavano le necessarie autorizzazioni amministrative. I partecipanti evidenziano la necessità di far agire il nascente consorzio nella massima legalità. Le microspie capitarono l’espressione «dobbiamo fare una cosa il più pulita possibile». Il gruppo si preoccupa di coinvolgere nell’operazione professionisti al di sopra di ogni sospetto, di valutare con accuratezza gli assetti economici e finanziari e, soprattutto, di ottenere le necessarie autorizzazioni da parte della Regione. Uno dei partecipanti al summit, Leonardo Villirillo, (già indagato nell’inchiesta Grimilde sulla cosca di Brescello) parla al riguardo dell’interessamento «dell’assessore» ovvero, secondo gli investigatori dell’Arma, Domenico Tallini. Quest’ultimo, come sarebbe emerso dal summit, si sarebbe occupato dell’iter burocratico e di «risolvere eventuali altre problematiche». «L’assessore», inoltre, secondo i partecipanti alla riunione, sarebbe potuto risultare utile anche per altre necessità del clan. —

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