Indagini, arresti e condanne la cosca è ora “accerchiata”

L’attacco giudiziario in Emilia, Veneto, Lombardia, Calabria e Basilicata In demolizione villette abusive della famiglia. Il capobastone è all’ergastolo  

Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA


Lo dicono chiaramente le indagini a tamburo battente, gli arresti a ripetizione, i maxi sequestri di beni, le condanne nei processi agli affiliati, persino la demolizione di una serie di edifici abusivi: è in atto un vero e proprio accerchiamento investigativo-giudiziario sulla cosca ’ndranghetista Grande Aracri con salde radici a Cutro e dintorni ma che ha sviluppato non indifferenti ramificazioni nel Nord Italia.

Nel 2014 la Direzione investigativa antimafia (Dia) riteneva che la cosca avesse conseguito il grado mafioso di “crimine”, mettendo le mani sugli affari loschi nella parte settentrionale della Calabria. Da allora sono trascorsi sei anni e sulla spinta di indagini antimafia molto articolate (su tutte Aemilia, con le inchieste parallele Kyterion e Pesci) viene alzato un velo e soprattutto punito lo strapotere del clan capace di introdursi come pochi nel mondo politico e imprenditoriale, trovando sponde pure fra le forze dell’ordine e in diversi professionisti. L’attacco più profondo è per Nicolino Grande Aracri, 61 anni, considerato il boss indiscusso: in poco più di un anno sono infatti piombate tre pesanti condanne nei suoi confronti – di cui due ora definitive – a cui va aggiunta quella “minore” già passata in giudicato per Aemilia, cioè una pena di 6 anni e 8 mesi (confermata in Cassazione nel 2018). Da tempo in cella al 41 bis nel carcere milanese di Opera, il capoclan nel giugno 2019 era stato condannato all’ergastolo con la sentenza divenuta definitiva del processo Kyterion a Catanzaro per l’omicidio nel 2004 del boss rivale Antonio Dragone. Poi nell’ottobre scorso altre due condanne: all’ergastolo in primo grado, in Assise a Reggio Emilia, perché ritenuto il mandante dell’omicidio nel ’92 a Brescello di Giuseppe Ruggiero, a cui ha fatto seguito la pena immodificabile per associazione mafiosa (20 anni e 8 mesi di reclusione) in Cassazione al culmine del procedimento Pesci. Ma per Grande Aracri non è finita qui, perché il 26 ottobre è stato condannato – in rito abbreviato, primo grado – a 11 mesi e 23 giorni di carcere all’udienza preliminare di Grimilde (sulle attività illecite del clan, con Brescello come epicentro). Inoltre sta affrontando, a Potenza, il procedimento incentrato su slot illegali(montagne di soldi rastrellati con il gioco d’azzardo) e per Nicolino sono stati chiesti dall’accusa 7 anni di reclusione.

Contemporaneamente il “marchio” Grande Aracri sta risuonando in altre inchieste già approdate in un’aula di giustizia (Camaleonte in Veneto, a Bergamo per 14 tir andati a fuoco) o in fase di chiusura (Thomas della Dda di Catanzaro). E di recente il Tar di Catanzaro ha respinto i ricorsi di Maria e Giovanna Grande Aracri (residenti a Brescello) contro l’abbattimento di due villette ritenute abusive a Capocolonna. Sono cinque gli immobili nel mirino della demolizione – uno è stato abbattuto in luglio – perché realizzati in una zona soggetta a vincoli paesaggistici e prospiciente al parco archeologico calabrese. —

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