La Lega sugli spostamenti:«Consideriamo l’Unione come un Comune unico»

Il territorio della montagna reggiana

Montagna, è la proposta del gruppo regionale al presidente Bonaccini: "Chiediamo che sia garantita la possibilità di spostamento senza autocertificazione all'interno di territori vasti e con servizi accentrati"

VENTASSO. «Restrizioni ai movimenti per l’emergenza Covid: consideriamo l’Unione Appennino reggiano come se fosse un unico Comune in cui tutti i residenti possono muoversi liberamente». La proposta arriva dai consiglieri regionali reggiani della Lega Gabriele Delmonte e Maura Catellani dopo il passaggio dell’Emilia Romagna in zona arancione. Con il nuovo status, i movimenti fuori dal Comune di residenza sono consentiti solo per questioni di necessità, a partire dalla salute e dal lavoro, e accompagnati dall’ormai immancabile autocertificazione, da presentare in caso di controlli.

La montagna, per la sua conformazione, potrebbe patire non poco da questi vincoli: si parla di un’area molto vasta ma con una ridotta densità di abitanti, con distanze ampie e abitudini consolidate nel tempo che non seguono i perimetri dei singoli Comuni. Senza contare che gran parte dei servizi pubblici ormai sono accentrati nel paese capodistretto, Castelnovo Monti. I disagi potrebbero esserci, soprattutto in caso di applicazione molto rigorosa delle restrizioni.Per questo Delmonte e Catellani si rivolgono al presidente della Regione Stefano Bonaccini perché ottenga una deroga dal governo per il solo territorio appenninico, appunto quello più rurale e a minor tasso di abitanti, oltre che con un età media piuttosto avanzata.


«Per logica e buonsenso, chiediamo alla giunta regionale che i territori dei Comuni di Castelnovo Monti, Ventasso, Villa Minozzo, Toano, Casina, Carpineti e Vetto in provincia di Reggio Emilia siano considerati, ai fini dell’applicazione del provvedimento della zona arancione, come un Comune unico, e che sia garantita la possibilità di spostamento senza autocertificazione al loro interno», spiegano gli esponenti leghisti. I confini, per i residenti in questi singoli Comuni, «dovrebbero essere considerati quindi, in questo particolare frangente, quelli dell’Unione dei Comuni dell’Appennino reggiano». Il provvedimento sarebbe particolarmente utile «per il fatto che la maggior parte dei servizi destinati a tutti i residenti della montagna reggiana è accentrata a Castelnovo Monti, e che il rispetto del divieto di non uscire dal proprio Comune finirebbe per creare ancora più disagi alla popolazione, già duramente provata da questo provvedimento restrittivo».

In montagna anche l’accesso a molti servizi digitali che eviterebbero i viaggi è complesso: in molte zone la ricezione dei telefonini è bassa e la potenza della fornitura della banda internet tramite i cavi telefonici è comunque ridotta rispetto ad altre aree, con l’eccezione di qualche paese, come Felina, Carpineti, Casina e Castelnovo. Pure le tante sbandierate cablature della banda larga al momento non sono funzionanti. E gli sportelli periferici, per questioni sanitarie così come per quelle burocratiche, sono pochissimi. Vi è poi una questione pratica. Per comodità di collegamento o per tradizioni, spesso la spesa e le attività primarie superano i limiti comunali, tante persone dovrebbero rivedere le proprie abitudini, e fra loro parecchi anziani. Non si parla di semplici “usanze”, ma di distanze e tempi. Chi vive in luoghi “al confine” si serve dai negozi, dalle banche, dalle farmacie e dagli sportelli postali più vicini, spesso in altri Comuni. Con la zona arancione, sarebbe necessario rivolgersi agli esercizi del proprio Comune, anche se molto più distanti chilometricamente rispetto alle normali mete. Gli esempi, soprattutto nelle vallate del Secchia e dell’Enza, sono numerosi.