Caos navigatori, via Livatino cambia nome

Via Rosario Livatino a Guastalla che sarà intitolata a Libero Grassi (foto Goggle Map)

Guastalla, i mezzi pesanti diretti alla Padana Tubi finiscono in via Rosario a Pieve creando disagi. Ora sarà re-intitolata ma a Libero Grassi

GUASTALLA. Per dirla con le parole dell’assessore alla viabilità e urbanistica, Chiara Lanzoni: «Cambiare nome a una strada è sempre antipatico, soprattutto quando l’intitolazione è, come in questo caso, a un uomo ucciso dalla mafia. Ma sono state davvero troppe le segnalazione e le lamentele».La strada che da qui a qualche settimana, quando l’iter burocratico, non banale, sarà finito, cambierà nome è via Rosario Livatino, la bretella che dalla Cispadana porta all’azienda tra le più grandi del territorio, la Padana Tubi, nella zona industriale di via Portamurata, che taglia molti campi ma che non conduce, praticamente, a nessuna abitazione, ed è percorsa in prevalenza da mezzi pesanti che raggiungono per lavoro la fabbrica.

Il problema sorto da molto tempo è la confusione che uomini e navigatori fanno sulla toponomastica delle strade. Perché esiste anche una via Rosario, strada residenziale, proprio nel centro della frazione di Pieve, attraverso la quale è possibile raggiungere comunque la sede della ditta, ma percorrendo un’area urbana ad alto traffico, con strade strette e molte case, che camion e tir imboccano, nonostante il divieto di transito istituito per i mezzi pesanti e con il risultato che innumerevoli volte restano imbottigliati.

E così sono partite le proteste dei residenti che non vogliono, giustamente, camion lungo le strade che percorrono quotidianamente alle quali si sono aggiunte le proteste, altrettanto condivisibili, degli autotrasportatori costretti a impiegare il doppio del tempo per le consegne. Dunque la giunta, nella seduta di fine ottobre, per eliminare o ridurre al minimo fraintendimenti sui nomi delle strade, ha proposto di cancellare l’intitolazione della strada a Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 a Agrigento, a soli 38 anni, per attribuirla a un’altra famosa vittima di cosa nostra, l’imprenditore Libero Grassi, che ha pagato con la vita l’essersi opposto al pagamento del pizzo. Grassi, è stato ucciso a 67 anni, a Palermo, il 29 agosto 1991, mentre a piedi da solo si recava al lavoro.