La partigiana Giacomina attivista per le donne ha spento 95 candeline

CASTELNOVO MONTI. Novantacinque anni di memorie e di vigore. Mercoledì scorso Giacomina Castagnetti, una delle testimoni della Resistenza più note della provincia reggiana, ha festeggiato il compleanno nella sua casa di Castelnovo Monti.

Una lunga giornata di telefonata e di omaggi in presenza, pur ridotti e a distanza di sicurezza, per consegnare mazzi di fiori, orchidee, paste e spumante. Tutti accolti dalla Castagnetti, protetta dalla mascherina e pronta a offrire sorrisi e ringraziamenti. Una processione che testimonia l’affetto collettivo per Giacomina, ancora oggi vitalissima e completamente autonoma nella sua quotidianità, figura diventa molto conosciuta per generazioni di studenti che ne hanno ascoltato i racconti ai Sentieri Partigiani e ai Viaggi della Memoria di Istoreco, negli incontri nelle scuole e nei teatri, nelle commemorazioni pubbliche. Istoreco ha mandato regali e delegati per salutare una figura preziosissima, che ha permesso di ricostruire pezzi di storia locale e non solo.


Castagnetti ha vissuto da protagonista gran parte del ‘900 reggiano, non solo della seconda guerra mondiale. Nata a Roncolo in una numerosa famiglia antifascista, orfana del padre morto prima della sua nascita, durante il conflitto assieme ai parenti è a Castellazzo, al confine fra Reggio e San Martino in Rio. La casa dei Castagnetti è uno dei principali rifugi clandestini per partigiani e disertori; con la sua bici, Giacomina ha portato messaggi e soccorso feriti, fra cui Otello Montanari e Giglio Mazzi.

Nel dopoguerra, è stata una delle principali attiviste dell’Udi, l’Unione donne italiana, e la prima consigliera comunale donna di San Martino, eletta nelle file del Pci. In quegli anni, è finita in carcere durante le proteste per chiedere eguaglianza e tutela dei lavoratori a Rubiera e nel 1951 è immortalata nella foto più celebre dell’occupazione delle Officine Reggiane.

È lei a guidare il primo modello del trattore R60, realizzato dalla maestranze in autonomia. In quegli anni, viene mandata in montagna dalla Cgil, a lavorare sui diritti delle donne. Lì, conosce il futuro marito. —

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