Cristian “il portierone” su è giù dalla montagna per amore del calcio

Una giovane promessa della Reggiana girato in prestito allo Sporting Chiozza, con la mamma per cinque giorni alla settimana fa Collagna-Scandiano e ritorno per allenarsi

VENTASSO. Dietro a ogni grande successo non c’è mai solo la fortuna. Solitamente una parte cospicua della vittoria, o del raggiungimento del traguardo, sta nel sacrificio, nell’impegno e nella determinazione di ciascuno.

Allo Sporting Chiozza ci sono tanti ragazzi che hanno trovato nello sport l’alleato giusto per trovare quel senso di benessere che esalta la sfida: qui c’è la voglia di provarci, con metodo e con costanza. Storie di ordinaria bellezza che mettono al centro allenatori, famiglie e giovani che lavorano duramente per dare sempre il massimo, nonostante le difficoltà.


Tra queste storie c’è quella di Cristian Caccialupi, grande conoscitore della statale 63, estremo difensore di qualità che la Reggiana ha girato in prestito allo Sporting Chiozza. Il ragazzo è un pendolare del pallone e, cinque volte a settimana, sale in macchina col suo borsone e, assieme alla mamma Marianna, parte da Collagna per raggiungere Scandiano per inseguire un sogno senza però girare le spalle alla sua amata montagna.

«Noi montanari siamo abituati a fare tanta strada, in Appennino non c’è molto e, per qualsiasi necessità, siamo costretti a salire in macchina e a spostarci verso valle – dice mamma Marianna, che accompagna Cristian agli allenamenti e alle partite –. Ma non è un problema, c’è di peggio. Con una buona dose di pazienza si può fare tutto».

Spesso ai due si aggiunge tutta la famiglia, incluso il cagnolino: «Cristian ha iniziato nel Progetto Montagna per poi crescere. Con il tempo è diventato molto bravo e non potevamo certo chiedergli di rinunciare. Una famiglia cerca sempre di sostenere i figli, così veniamo giù per l’allenamento, per la preparazione specifica con Raffaele Nuzzo e per le partite».

Una fatica ripagata dalla gioia immensa che nasce dallo sport e dall’amore per l’Appennino: «Siamo molto legati alla nostra terra e nonostante le difficoltà non abbiamo mai pensato di spostarci, stiamo bene in montagna dove sentiamo di essere al posto giusto, sarebbe importante per noi avere una connessione internet adeguata e una viabilità migliore, ma purtroppo, per il momento dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo».

In chiusura la mamma di Caccialupi rivela una curiosità: «Cristian è di proprietà della Reggiana, ama il calcio ma il suo sogno da bambino era quello di andare a costruire i robot nell’azienda di Enrico Grassi a Viano. Forse riesce bene nel calcio proprio perché affronta le sfide sportive con serenità, rimanendo coi piedi a terra». Pronto a fare sacrifici e volenteroso: questo è Cristian, che studia a Castelnovo Monti e gioca a Chiozza.

«Ringrazio la società che mi ha accolto – dice –. Negli ultimi due anni mi sono ritrovato, mi sento più forte e il merito è certamente da attribuire al mio allenatore Giuseppe Dei Forti, a tutto il club e in particolar modo alla mia mamma e alla mia famiglia. La mia forza arriva da loro. Abitare in montagna non è facile, specialmente da giovani, ma mai mi priverei dei miei monti».

La società

Dello stesso avviso anche Mauro Bottazzi, dirigente dello Sporting Chiozza, che ha apostrofato così il lavoro che Caccialupi sta svolgendo insieme allo Sporting Chiozza, casacca che veste da due anni: «Siamo lieti che Cristian faccia parte della nostra squadra. Siamo riusciti a rilanciarlo e oggi è uno dei ragazzi più promettenti del nostro vivaio. Non è solo molto bravo in campo: è anche un ragazzo d’oro, capace di farsi apprezzare, benvoluto da tutti e proprio per questo siamo tutti molto affezionati a lui e alla sua famiglia».

Un grande atleta, dalle qualità importanti, ma prima di tutto un ragazzo d’oro, Cristian Caccialupi, come testimoniano allenatori, dirigenti e compagni di squadra che hanno avuto il piacere di lavorare con lui: «Al “portierone” di Collagna va il nostro più sincero in bocca al lupo, nella speranza che percorra la strada intrapresa da Bucci e Silvestri». —

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