Reggio Emilia quinta città “green” d’Italia: «Su suolo, smog e rifiuti si può migliorare»

La nostra città scala la classifica di Legambiente sull’Ecosistema urbano. Massimo Becchi, presidente provinciale di Legambiente, indica gli aspetti su cui occorre lavorare

REGGIO EMILIA. Reggio Emilia è balzata al quinto posto nella ventisettesima classifica dell’Ecosistema urbano elaborata ogni anno da Legambiente e pubblicata da Il Sole 24 Ore. È preceduta soltanto da Trento, Mantova, Pordenone e Bolzano. L’attuale rilevazione ci fa guadagnare sette posizioni rispetto al 2019 e diciannove rispetto al 2018 quando occupavano la 24esima.

I PUNTEGGI

Il progresso potrebbe far pensare ad una tendenza verso il podio, ma in realtà i piazzamenti sono altalenanti. Nel confronto fra i 104 capoluoghi di provincia italiani la nostra città ha oscillato fra il quarto posto del 2011 e il 44esimo del 2014 e del 2016. Il fatto di non essere mai scesa nella seconda metà della classifica certifica la buona qualità dell’ambiente in cui viviamo. Il punteggio viene assegnato in base a una media di punti individuati in base a 18 indicatori raggruppati in sei aree tematiche: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia. I punti sono così poco differenziati che piccoli scostamenti bastano per determinare notevoli cambiamenti nelle 18 graduatorie parziali e in quella generale. La nostra città è da parecchi anni in vetta alla classifica delle piste ciclabili. Grazie alle ultime realizzate ora ne conta 44,4 chilometri ogni cento abitanti.

IL COMMENTO

Massimo Becchi, presidente provinciale di Legambiente, evidenzia però i limiti di tale primato: «Questo indice ci dice lo sviluppo, non il grado di manutenzione, la funzionalità e la sicurezza delle piste ciclabili, che come abbiamo visto in città necessitano poi di interventi manutentivi continui, senza i quali gli investimenti fatti servono a poco».

SMOG E INDICATORI

Legambiente considera relativamente buoni, benché cattivi in termini assoluti, i tre indici relativi all’inquinamento atmosferico. È ancora piuttosto alta (28,5microgrammi al metro cubo) la concentrazione del biossido d’azoto, ma Becchi sottolinea che essa è calata costantemente dagli anni Novanta. In quanto alle polveri sottili, le impietose misurazioni dell’Arpa ci assegnano una media 29,5 microgrammi, fra le più elevate d’Italia, ma anche in questo caso si riscontra una tendenziale diminuzione, per quanto influenzata dalle variabili condizioni atmosferiche. Pure in materia di ozono la nostra città fa registrare, con 55 giorni di superamento del limite, una delle peggiori performance.

ACQUE

I consumi d’acqua potabile continuano ad essere abbastanza alti, ma negli anni si sono molto ridotti, passando dai 286 litri per abitante al giorno del 1995 agli attuali 133. Molto più lento è invece l’aumento della capacità di depurazione delle acque reflue, essenzialmente ferma all’83% da anni. Reggio può contare su una buona rete di acquedotti, che disperde meno acqua della media italiana. Tuttavia la dispersione idrica è aumentata costantemente, passando dal 12% del 2012 all’attuale 25,2%. «È evidente – commenta Becchi – che su questo fronte servono importanti investimenti, visto che su 100 litri ormai un quarto non raggiunge gli utenti».

AVANZAMENTO

Sull’avanzamento nella classifica generale ha sensibilmente inciso la raccolta differenziata, che è aumentata progressivamente negli ultimi vent’anni, salendo dal modesto 30% del 2000 all'attuale 82,9%, una delle percentuali più alte d'Italia. Questo dato positivo contrasta apparentemente con quello negativo della produzione di rifiuti, che continua ad essere molto elevata, pari a 699 chili per abitante all'anno.

Tuttavia a Reggio figurano nella raccolta domestica anche i rifiuti delle imprese, che altrove sono catalogati a parte. Legambiente considera un «neo importante» l’arretramento della nostra città nel consumo del suolo. A questo riguardo abbiamo ricevuto una sorta di voto in decimi, calato dal 7,05 dell’anno scorso al misero 6 (la stretta sufficienza) di quest’anno. «Questo dato – rileva Becchi – è indicativo del consumo di suolo che non si è mai arrestato nella nostra città, nonostante una forte inversione di tendenza che ha visto per la prima volta tornare agricole aree prima destinate all’edificazione e a fronte di una stabilizzazione della popolazione fra i 171 e 172.000 abitanti ormai dal 2013». —