Piano “green” e sostenibile per la centrale di Ligonchio

La diga a Lingonchio gestita da Enel

Ventasso, la giunta regionale approva la nuova normativa per l’ammodernamento. Stangata sui canoni dei concessionari: da 14 a 40 euro il kilowatt prodotto

VENTASSO. Riguarda anche la storica centrale idroelettrica di Ligonchio la nuova normativa emessa dalla Regione relativa alla tutela delle acque ed energia da rinnovabili, e in particolare sulle grandi derivazioni idroelettriche. Le norme prevedono un programma annuale, già a partire dal 2021, di controlli periodici sullo stato di efficienza, conservazione e funzionamento delle dighe, «un piano – spiegano – di ammodernamento degli impianti per renderli più sostenibili, per produrre più energia verde, a parità di risorsa idrica utilizzata, e realizzare interventi di conservazione dei bacini dei corsi d’acqua di pertinenza a tutela dell’ecosistema e della biodiversità».

In tutta la Regione si contano nove derivazioni, gestite dal Gruppo Enel, e nel Reggiano in particolare proprio Ligonchio con il sistema idroelettrico afferente alle tre centrali di Ligonchio Ozola, Ligonchio Rossendola, Predale. Il progetto di legge ha ricevuto il disco verde della giunta. «Si tratta di un ulteriore passo avanti verso la transizione ecologica dell’Emilia-Romagna, la crescente sostenibilità delle dighe con finalità idroelettrica e la sicurezza delle operazioni di gestione – afferma l’assessore regionale all’Ambiente, Irene Priolo – Nella nostra Regione tutte le concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico hanno scadenza il 1 aprile 2029. Le nuove norme regionali rispondono però ad una precisa delega dello Stato, da esercitare per legge entro la fine del 2020. Si punta a costruire un percorso organico in vista dei futuri rinnovi delle concessioni, garantendo da subito risorse aggiuntive e maggiore attenzione alla sostenibilità degli impianti».


Tra le novità, è contemplata infatti la modifica del canone annuale dovuto alla Regione da parte dei concessionari, attualmente fissato in circa 14 euro a kilowatt. In linea con quanto disposto anche da altre Regioni, sarà sostituito da un canone a composizione mista con una quota fissa di 40 euro per ogni kilowatt di potenza nominale media annua e una quota variabile, calcolata sulla percentuale dei ricavi ottenuti dal concessionario. Il minimo imposto dalla legge nazionale è di 30 euro. «Almeno il 30% delle risorse incassate sarà destinato a finanziare azioni di tutela e ripristino ambientale dei corsi d’acqua interessati dalla derivazione – spiega Priolo – Ciò a dimostrazione dei criteri che ispirano il progetto di legge approvato dalla giunta: sostenibilità ambientale, trasparenza, sicurezza, massima efficienza degli impianti». «Con queste regole – conclude – si fissano nuovi importanti traguardi nella svolta green dell’Emilia-Romagna».

Il progetto di legge risponde alle previsioni statali, indicando che al termine delle attuali concessioni le nuove assegnazioni avverranno sulla base di una gara pubblica. Avranno scadenza compresa tra 20 e 40, con la possibilità di incrementare il termine al massimo di 10 anni in relazione alla complessità della proposta gestionale presentata e all'importo dell'investimento. Al termine delle attuali concessioni, nel 2029, tutte le “opere bagnate” delle dighe passeranno in proprietà alla Regione e dovranno essere consegnate da Enel in stato di funzionamento.