«Date il mio numero a chi dice che il Covid è una cavolata»

La psicologa Ameya Gabrialla Canovi

Castelnovo Monti, la lettera aperta della psicologa Ameya Gabriella Canovi, ammalata da 9 giorni. «È giusto dare una mano, dicendo la verità, ai tanti che sono in difficoltà»

CASTELNOVO MONTI. «L’avevo promesso alle tante persone che mi conoscono, qui in paese e non solo qui, che se fossi stata contagiata dal Covid l’avrei scritto sulla mia pagina Facebook e avrei dato informazioni sui sintomi e su come affrontarli, con l’unico obiettivo di dare una mano a chi è in difficoltà».D’altro canto Ameya Gabriella Canovi, nata in Brasile da genitori italiani, da tanti anni a Castelnovo Monti, casa a Felina, sposata e con due figlie grandi, di professione fa la psicologa («online di preferenza – dice – e con clienti in tutto il mondo»), specializzata nel guarire dalla dipendenze affettive, come si legge sull’altra pagina Facebook amministrata dalla professionista, che si chiama “Di troppo amore”. Insomma, una persona che di emozioni se ne intende e che ieri, all’arrivo dell’esito del tampone, ha scritto una sorta di “lettera aperta” indirizzata ai 5.000 amici che la seguono, per dire, con verità ed empatia: «A chi dice che il Coronavirus è una cazzata, dategli il mio numero». E questo è solo l’incipit.

«Si perché – ragiona – la prima ondata di Covid aveva suscitato un’ondata di solidarietà e di spinta alla resilienza, ma questa volta percepisco tanta frustrazione e rabbia». E dunque, per la psicologa, è arrivata l’ora di dire la verità, soprattutto dopo nove giorni di sintomi.


«La sintomatologia – scrive Ameya Gabriella Canovi – è subdola. Vero, l’esordio è come la peggior influenza. Ma la notte “prima” dormi malissimo. E invece di migliorare ogni giorno si aggiunge un dolore, una difficoltà. A qualcuno colpisce più le vie respiratorie, ad altri i muscoli. Io ho avuto dolori fortissimi con febbre a 37.5 costante. Sembra che passi, poi no. Poi ti viene mal di stomaco, poi mal di pancia. Capogiri che... altro che mojito. La sensazione è di essere schiacciati da un camion rimorchio h24. Il respiro è un optional. I sapori e gli odori non tutti li perdono, per cui non usate questo come parametro. Io li ho sempre sentiti. La tachicardia diventa la tua migliore amica, così come la tristezza. Scoppiare a piangere all’improvviso perché ti senti fragile e senza forze è normale. Così come è normale sentirsi smarriti, impotenti e fragili. Non sai quando ti passa e non sai con quale sintomo ti alzerai domani. Conti i giorni, infiniti».

E poi c’è la paura per i più fragili, i vecchi. «Grazie a chi già una settimana fa – prosegue la professionista – ha alzato il telefono per avvisarci di quello che stava succedendo, dando modo a mio marito di sospendere lavoro e frequentazione dei miei anzianissimi suoceri. La paura che possa accadere qualcosa a loro è terribile ed è peggio del virus. Perché l’impotenza che sperimenti nell’essere bloccato a casa senza poter aiutare i tuoi vecchietti è la cosa peggiore».

Ma non tutto, anche in una situazione così complessa, è negativo: «Grazie al mio sindaco Enrico Bini che si è offerto di andare a Reggio a portare la spesa ai miei suoceri. Lui non era tenuto a dirlo e io non ero tenuta a scriverlo. Ma di tutta questa faccenda orribile resteranno i gesti. Questi». E non appena pubblicato il post, Amaya Canovi ha ricevuto «centinaia, sul serio, centinaia di messaggi – assicura – di persone che sono offerte di portare la spesa ai miei suoceri: amici, conoscenti, sconosciuti. Se solo avessi accettato, loro che sono ultranovantenni, avrebbero avuto la sopravvivenza garantita fino ai 150 anni». L’altra faccia, quella buona, del Covid 19.