Attentato a Vienna: «Sparavano a caso in mezzo alla gente»

Forze dell'ordine schierate durante l'attentato a Vienna

Un cavriaghese da anni residente nella capitale austriaca: «Ero vicino alla sinagoga quando ho sentito i colpi uno dietro l’altro»

CAVRIAGO. Un cavriaghese da anni residente a Vienna è tra i testimoni della notte da incubo vissuta lunedì sera nella capitale austriaca, dove c’è stato un attacco terroristico da parte di un commando organizzato con almeno sei obiettivi, tra cui la sinagoga. Almeno tre i morti: un poliziotto e una donna, oltre a un attentatore. In fuga un altro attentatore.A raccontare l’accaduto alla Gazzetta è A.T., 50 anni, originario di Cavriago, che vive a Vienna assieme alla compagna austriaca da più di dieci anni.

«Mi trovavo a pochi metri dalla Seitenstettengasse, nei pressi della sinagoga. Eravamo seduti in un bar centrale quando, appena passate le ore 20, sono partiti i primi colpi. Era come se il tempo si fosse fermato: per una manciata di secondi ci siamo guardati negli occhi senza renderci conto di cosa stesse succedendo a pochi metri dal bar. All’improvviso le urla di una donna e la corsa di una decina di persone che venivano verso di noi. Ci hanno fatto capire che stava succedendo qualcosa di brutto. Mi ricordo, prima di scapare, le grida di un passante: “Sono armati, scappate, stanno arrivando”. Da lì, abbiamo corso in direzione della Metro centrale. Intanto abbiamo sentito delle persone urlare. In quel momento, nonostante la corsa, si sentivano gli attentatori sparare: colpi uno dietro l’altro sparati verso i locali, che hanno centrato gente a caso che cercava di nascondersi come poteva».


«Era l’ultima notte prima della chiusura del lockdown austriaco – prosegue il testimone – perciò quasi tutte le strade del centro erano piene di persone». È seguita una lunga notte che ha lasciato sveglia la gente, barricata in casa con il televisore acceso in attesa di notizie. «Mi ricordo il primo notiziario, appena entrati a casa, che diceva: attacco terroristico nel cuore di Viena. I media prima parlavano solo del centro di Vienna. Poi l’annuncio: state chiusi in casa, gli attentatori sono armati e alcuni sono in fuga. Nel mentre, il centro di Vienna si è riempito di forze speciali e squadre antiterroristiche. Un film, un vero incubo».

Le prime notizie parlavano di una sparatoria nel quartiere ebraico e della sinagoga come obiettivo dei terroristi, ma con il passare dei minuti i viennesi hanno appreso dai cronisti locali che si trattava non di un unico gesto folle, ma della presenza di più attentatori, divisi in sei punti nel centro della città. Alcuni di loro sono scappati a piedi, nascosti nelle vie centrali. «State in casa – ci dicevano – è vietato uscire. Attacco in corso». Nel mentre, gli austriaci incollati davanti al televisore pregavano per la sorte della gente e della città.

«Solo alcune ore dopo – racconta il cavriaghese – ha parlato ufficialmente il ministro dell’Interno austriaco, Karl Nehammer, nel corso di una conferenza stampa a tarda notte, annunciando che il terrorista ucciso era un simpatizzante dell’Isis; che le forze speciali avevano arrestato tre persone e fermato altre 14, tutte vicine al clan dell’attentatore. Sono state durissime, le parole pronunciate dal ministro austriaco, anche verso il governo e verso la magistratura del suo paese. Oggi (ieri per chi legge, ndr), Vienna ha fatto i conti col dolore. È rimasta comunque chiusa. La gente è rimasta a casa, nessuno è andato a scuola, al supermercato; nessuno è sceso in centro, che è presidiato dalle forze speciali in ogni angolo. Serrande chiuse per numerosi negozi delle vie centrali. Pochi, davvero pochi se la sono sentiti di tornare alla normalità, per modo di dire».

Negli occhi della gente sono rimaste le lacrime e la paura per un folle scenario che ha colpito ancora una volta il cuore dell’Europa, quest’anno alle prese non solo con il coronavirus ma anche con il terrorismo.