Camisasca: «L’Europa deve prendere più consapevolezza dell’Islam violento»

Il vescovo ospite lunedì sera in Tv di Quarta Repubblica: «E non si può scrivere il futuro cancellando la propria storia»  

REGGIO EMILIA. Faccia a faccia tra Nicola Porro e il vescovo di Reggio Emilia, Monsignor Massimo Camisasca, lunedì sera nel corso della trasmissione Quarta Repubblica. Invitato dal conduttore per illustrare le ragioni della lettera da lui scritta qualche settimana fa con l’esortazione ai fedeli a non rinchiudersi in casa per la paura del Covid, monsignor Camisasca ha confermato come la sua frase «non chiudetevi in casa» significhi «non ripiegatevi su voi stessi. Cercate di trovare in voi e fuori di voi le ragioni per una lucidità capace di affrontare questo momento».

Ma il capitolo Covid è stato presto abbandonato per lasciare posto alle immagini in diretta da Vienna dove si stavano vivendo ore di terrore per un attentato in sei punti della città ad opera di un commando armato, che ha causato 4 vittime e 22 feriti, di cui sei ricoverati in gravi condizioni: immagini che Porro ha fatto commentare a monsignor Camisasca. «Ci sono un’infinità di problemi che si intrecciano – ha premesso il vescovo –. Va fatta prima di tutto una lettura dell’Islam chiedendoci se l’Islam abbia nella sua origine e nei suoi testi degli elementi di violenza. Gli studiosi si dividono ma è indubbio che se si arrivasse anche a dire che questa predicazione di violenza nei testi originari non è presente, c’è una parte di realtà islamica o islamista violenta. Lo si è visto soprattutto dal 2001 in poi».

Quale il ruolo dell’Europa preso atto di una violenza che non si ferma? Precisa e senza vie di fuga la risposta del vescovo: «L’Europa deve prendere maggiore consapevolezza di questa realtà. Prima di tutto riprendendo coscienza della propria storia. L’Europa si è indebolita perché ha voluto tranciare il rapporto con la propria storia di tremila anni, dai greci, ai romani, ai cristiani, fino all’Illuminismo e anche l’ebraismo. Non si può scrivere il futuro senza tenere conto di ciò che ha fatto grande la storia di un popolo». Senza dimenticare che «l’Islam è una realtà variegata, non è un monolite... Ma al di là delle interpretazioni, vanno trovati dei luoghi di incontro per favorire un’evoluzione». Camisasca ha anche citato la frase di Benedetto XVI: “L’Islam non ha ancora vissuto il suo Illuminismo”. «È vero – ha detto il vescovo – perché il fondamento dell’Islam è un intreccio di fede e politica».

Porro ha quindi portato monsignor Camisasca a soffermarsi sul problema dell’accoglienza. «Dobbiamo capire – questa la risposta sofferta – che siamo in presenza di un mercato di uomini donne e bambini, venduti, rivenduti e portati in Libia. Servono corridoi umanitari per portare via queste persone dai loro paesi, allo stremo per guerre, lotte tribali o motivi politici. La responsabilità dell’accoglienza però non può essere accollata solo ad alcuni paesi come Grecia Italia e Spagna: in questo l’Europa è stata vergognosa, tante promesse crollate il giorno dopo. Perché chi sta morendo in mare deve essere salvato, ma poi è necessario capire dove e come accogliere queste persone e chi se ne deve assumere la responsabilità». —

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