«Per i risarcimenti da alluvione i cittadini vengano al processo»

È l’invito del comitato a chi ha avuto danni materiali o morali nel dicembre 2017 Sono tre gli appuntamenti fissati in novembre con l’avvocato Domizia Badodi

Brescello

ll “Comitato cittadino alluvione Lentigione” continua la sua attività di supporto ai cittadini colpiti dall’esondazione del torrente Enza del 12 dicembre 2017. Con l’avvicinarsi dell’udienza preliminare, il comitato invita i cittadini a partecipare al processo penale per richiedere il risarcimento dei danni.


«All’esito delle indagini condotte dal pubblico ministero Giacomo Forte – spiega il comitato in una nota – alle quali i lentigionesi hanno contribuito con l’esposto presentato nel maggio 2018, il tribunale di Reggio Emilia ha fissato per il 14 dicembre l’udienza preliminare del processo a carico delle tre figure dell’Aipo: Mirella Vergnani, Massimo Valente e Luca Zilli. Tutti coloro che hanno subito le conseguenze dell’alluvione e hanno riportato danni, morali e materiali, possono partecipare al processo penale per chiedere in tale sede i risarcimenti. Il Comitato invita tutti i cittadini interessati a fissare un appuntamento (completamente gratuito e nel rispetto delle vigenti norme anti-Covid, ndr) con l’avvocato Domizia Badodi, per essere informati sulle azioni da compiere per presentare le richieste di risarcimento nel processo penale».

Le date disponibili per questi incontri sono mercoledì 4 novembre, lunedì 9 novembre e mercoledì 18 novembre, nella fascia oraria compresa tra le 19.30 e le 20.30 al campo sportivo di Lentigione. È necessario prenotarsi (anche con un messaggio Whatsapp) al 348-5440374.

L’inchiesta a carico dei dirigenti Vergnani e Valente e del tecnico Zilli (tutti di Parma) individua due cause all’origine dell’esondazione: il malfunzionamento delle due casse di espansione di Montecchio/Montechiarugolo, all’interno delle quali si sarebbero accumulati detriti nel corso degli anni a causa di una cattiva manutenzione, e la presenza della cosiddetta “corda molle”, il tratto dell’argine in cui c’è un avvallamento e dove prima si è verificata l’esondazione, poi la rottura. In questo quadro, gli inquirenti attribuiscono ad Aipo la sottovalutazione dell’evento e la mancata adozione delle necessarie contromisure che avrebbero potuto impedire il disastro. I tre imputati sono accusati di inondazione colposa in concorso. —

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