Covid, protesta contro chiusure e mascherine: sfiorato lo scontro davanti al municipio di Reggio Emilia

Mercoledì sera, in piazza Prampolini, la protesta di un centinaio di cittadini contro le chiusure... ma anche contro le mascherine 

REGGIO EMILIA. Le proteste contro le restrizioni dettate dall’ultimo decreto del premier Conte non si fermano. Mercoledì alle 18 – orario fissato per la chiusura di bar e ristoranti – un centinaio di cittadini si è dato appuntamento attraverso il tam tam sui social in piazza Prampolini per dimostrare la “contrarietà” alle chiusure decise dal governo. I manifestanti si erano messi d’accordo per arrivare in piazza con una bottiglia di vetro come simbolo della ribellione.

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Partita a suon di slogan e cartelli, la protesta si è accesa man mano che passavano i minuti fino a sfiorare lo scontro fisico quando i manifestanti si sono avvicinati all’ingresso del municipio, pretendendo di parlare con il sindaco Vecchi. Ma davanti alla folla si sono schierate le forze dell’ordine, agenti della Digos e carabinieri, che hanno fatto desistere i manifestanti.

Prima del tentato assalto al municipio a prendere la parola era stato Enrico Papi, uno degli organizzatori: «Siamo stanchi – ha urlato – i nostri diritti sono stati calpestati. Ci stanno trattando come dei bambini, promettendoci dei bonus e degli incentivi che non arriveranno mai solo per farci stare buoni. Dal primo dell’anno saremo tutti fregati». E ancora: «La guerriglia urbana a livello nazionale è sinonimo di un popolo stanco che si sta ribellando alla privazione della propria libertà. Giù le mani dal nostro futuro e basta fandonie».

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Parole accolte da un fragoroso applauso a cui sono seguiti i commenti di alcuni manifestanti che hanno denunciato, all’unisono, una situazione lavorativa precaria, una cattiva gestione dell’emergenza sanitaria da parte del Governo e addirittura l’uso immotivato delle mascherine, sinonimo di «censura e privazione di libertà».